Roma, 3 feb. (Adnkronos/Ign) - E' pareggio in bicameralina sul federalismo municipale. Nonostante i tentativi del governo, che ha cercato di scongiurare fino all'ultimo momento questo risultato modificando il testo più volte, la commissione per l'Attuazione del federalismo fiscale si è espressa sul parere del relatore con 15 voti favorevoli e 15 voti contrari. Il governo però decide di andare avanti e convoca il Cdm per approvare il decreto. ''Finalmente i comuni avranno le risorse senza andarle a chiedere col cappello in mano - dice Bossi con soddisfazione al termine del Consiglio dei ministri straordinario -. I soldi resteranno sul territorio dove sono stati prodotti. La Lega mantiene le promesse e porta a casa un risultato concreto nell'interesse dei cittadini''. Una nota del Tesoro fa sapere che il testo approvato è quello modificato secondo il parere espresso dalla commissione Bilancio del Senato, e cioè quello con tutte le modifiche frutto del confronto in bicamerale e dell'intesa con l'Anci. L'opposizione però attacca duramente la scelta del governo. "Il governo Berlusconi-Bossi, dopo tanta propaganda, finisce per approvare con un colpo di mano il federalismo delle tasse" dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che parla di "inaudito schiaffo al Parlamento. Una lesione senza precedenti alle prerogative delle commissioni parlamentari fissate per legge. Un vero atto di arroganza". Per Pierluigi Castagnetti del Pd si tratta di un "atto politico scandaloso, non si e' mai visto un Consiglio dei ministri convocato d'urgenza per esprimersi contro una scelta del Parlamento''. "E' gravissimo cio' che accaduto oggi" interviene il vicepresidente della Camera Rosy Bindi. "Il governo fa cosi' uscire un provvedimento viziato nella procedura dato che non ha tenuto conto dei pareri del Parlamento e la Corte costituzionale puo' ritenere il provvedimento incostituzionale. Rispettare le procedure non e' un dettaglio''. L'Udc parla di "atto volgare e violento, adottato nella piu' assoluta illegalita' costituzionale, che apre un ulteriore conflitto istituzionale, questa volta tra Governo e Parlamento". Duro anche il giudizio di Gianfranco Fini: "La commissione ha sostanzialmente respinto lo schema di Dlgs - ha detto - Dico sostanzialmente respinto perché, chi conosce il regolamento delle commissioni bicamerali, sa bene che in caso di pareggio il provvedimento in esame si intende respinto. Non c'è parere sostitutivo e alternativo. Siamo in una situazione senza precedenti". Poi Fini, che questa mattina, a quanto si apprende, ha avuto un colloquio di circa mezz'ora con Bossi, ha voluto chiarire che il "risultato di oggi non è derivato dall'appartenenza politica ma dal merito e dal contenuto del provvedimento''. I lavori della bicameralina erano iniziati alla presenza anche del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha poi lasciato Palazzo San Macuto senza rilasciare dichiarazioni per recarsi a Palazzo Grazioli, dove era già in corso un vertice dello stato maggiore del Pdl. Dal premier, dopo il voto in commissione, anche il leader della Lega Umberto Bossi, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e quello dell'Interno Roberto Maroni, il presidente della 'bicameralina' Enrico La Loggia e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Il coordinatore del Pdl Denis Verdini, lasciando Palazzo Grazioli, ha assicurato che ''il governo va avanti''. E La Loggia ha spiegato: "Non si va al voto, si continua a lavorare. Si va a fare il decreto". ''Il parere è come non fosse stato espresso, quindi andiamo avanti, andiamo a lavorare con il decreto modificato perché ha già ricevuto l'ok della Commissione Bilancio del Senato", ha spiegato. Sempre La Loggia ha sottolineato che ''la situazione della commissione merita una rivisitazione della sua composizione'', perché non è ''sufficiente la rappresentanza della maggioranza''. La Loggia annuncia già da martedì l'avvio dei lavori della commissione sul federalismo regionale, con la riunione dell'ufficio di presidenza che deciderà i tempi di lavoro della bicameralina. Sul voto di oggi incombeva l'ultimatum della Lega che sarebbe arrivato nel corso di un vertice notturno a Palazzo Grazioli: via libera a maggioranza al parere o elezioni anticipate. Una posizione non confermata oggi da Bossi. "Vediamo, vediamo", ha detto prima della votazione il Senatur. Poi dopo il pareggio in bicameralina, ha esplicitamente escluso il ricorso alle urne (''non penso''). "Adesso vediamo - ha aggiunto - il governo guarda a tutte le votazioni avvenute, noi dobbiamo passare di lì". Poi, dopo il voto alla Camera sul caso Ruby, Bossi ha commentato: "I numeri sono buoni, per ora si va avanti". Durante il vertice a palazzo Grazioli, Berlusconi avrebbe tranquillizzato la Lega rassicurando l'alleato sull'intenzione di arrivare all'approvazione dei decreti attuativi del federalismo e soprattutto sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo. Perché la maggioranza, avrebbe assicurato il premier, ha i numeri.