Il Cairo, 4 feb. - (Adnkronos/Aki) - Nuova giornata di proteste al Cairo contro il presidente Hosni Mubarak. Decine di migliaia i manifestanti si sono riversati in Piazza Tahrir per chiedere le dimissioni di Mubarak. I manifestanti antigovernativi al Cairo hanno creato alcune postazioni agli ingressi della piazza per controllare l'identità di chi vi entra, con l'obiettivo di bloccare eventuali infiltrati della polizia o dei servizi di sicurezza. Sui documenti di identità egiziani, infatti, è indicata la professione del titolare. Anche l'imam è tra i manifestanti. "Quello che vogliamo è Mubarak vada via, vogliamo il cambiamento e le riforme", ha affermato tenendo il sermone del venerdì islamico in Piazza Tahrir. "Alla protesta contro il regime partecipano cristiani e musulmani - ha affermato - noi vogliamo solo democrazia e giustizia". La guida religiosa ha invitato a manifestare e a rimanere in piazza anche nei prossimi giorni: "Vi chiedo pazienza, non ascoltate chi vi chiede di tornare a casa". Dopo la preghiera cortei manifestazioni contro il presidente egiziano sono in programma anche ad Alessandria, Luxor e Assiut per quella che è stata ribattezzata la 'Giornata della cacciata' di Mubarak. Nei giorni scorsi, dalla piazza e dai leader dell'opposizione, è arrivato al presidente un ultimatum: "Lasci subito il Paese o saremo noi a cacciarlo entro venerdì". Ad Assiut è prevista anche una contromanifestazione dei sostenitori del capo dello Stato. Intanto, riferisce al Jazeera, è riapparsa la polizia per le strade del Cairo, dopo che per giorni il controllo delle manifestazioni antigovernative era stato messo in mano all'esercito. "Decine di mezzi della polizia si trovano sulle vie laterali, intorno al palazzo presidenziale", ha riferito il reporter". Razzi Rpg sono stati lanciati da alcuni miliziani armati contro la sede della polizia egiziana di al-Arish, città nella penisola del Sinai. Fonti locali sostengono che il ministero degli Affari religiosi del Cairo abbia inviato una circolare agli imam di tutto il Paese invitandoli a tenere sermoni in favore di Mubarak e contro le divisioni e le manifestazioni in corso. Sul fronte politico il Segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha annunciato che sta considerando la possibilià di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Moussa ritiene che Mubarak resterà al suo posto fino alla fine del suo mandato, che scade tra sette mesi, anche se ''stanno accadendo cose straordinarie e c'è caos, e potrebbe prendere una decisione diversa''. Un'apertura arriva poi dal movimento dei Fratelli Musulmani che fa sapere che "non intende correre" per la successione alla presidenza dell'Egitto, ha assicurato Mohammed al-Beltagi, dirigente del movimento. "I Fratelli Musulmani non aspirano in alcun modo a governare l'Egitto, l'obiettivo sono le riforme", conferma il portavoce Gamal Nassar. E continua il pressing Usa su Mubarak. Secondo il New York Times l'amministrazione americana sarebbe intanto impegnata in un negoziato con alcuni dirigenti egiziani per le immediate dimissioni di Mubarak e la consegna dei poteri a un governo di transizione guidato dal vice presidente Omar Suleiman, appoggiato dai militari del paese. Secondo il piano americano, Suleiman, con l'appoggio del capo delle forze armate egiziane Sami Enen e del maresciallo di campo Mohamed Tantawi, nuovo ministro della Difesa, dovrebbero immediatamente avviare un processo di riforma costituzionale. Il Senato americano poi ha approvato all'unanimità una risoluzione che chiede a Mubarak di avviare immediatamente la transizione politica. Dall'Ue i capi di Stato e di governo scrivono nella bozza di conclusioni del vertice Ue che "deplorano il deteriorarsi della situazione in Egitto, condannano la violenza nei termini più forti" e ribadiscono la necessità che si avvii "una transizione rapida e ordinata" verso "elezioni libere e giuste". Il Consiglio rinnova poi il sostegno al "diritto di tutti i cittadini di manifestare liberamente e pacificamente, sotto la protezione delle autorita'" e definisce "inaccettabile ogni tentativo di limitare il libero flusso delle informazioni, le aggressioni e le intimidazioni ai giornalisti".