Roma, 8 feb. - (Adnkronos) - "Bilancio positivo", nonostante l'atavico problema dello smaltimento dell'arretrato giudiziario, dovuto soprattutto alle "pesanti vacanze d'organico". E' questa in sintesi la situazione della giustizia amministrativa, tracciata dal presidente del Consiglio di Stato Pasquale de Lise nel corso della cerimonia d'apertura del nuovo anno giudiziario a Palazzo Spada, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del presidente del Senato Renato Schifani e del ministro della Giustizia Angelino Alfano. La cerimonia quest'anno coincide con tre anniversari storici di rilievo: i 150 anni dell'Unità d'Italia, i 180 anni del Consiglio di Stato e i 40 anni dell'istituzione dei Tar, i Tribunali amministrativi regionali. Riferendosi a quanto più volte richiamato dal capo dello Stato, de Lise ha sottolineato in apertura della sua relazione "la convinzione che quella del magistrato è una funzione che esige equilibrio, serenità e sobrietà di comportamenti. Il suo unico fine è applicare e far rispettare le leggi, coniugando il rigore con la scrupolosa osservanza delle garanzie previste per i cittadini". Nonostante le carenze d'organico - con un 30% di magistrati che ha usufruito del collocamento a riposo, dopo la manovra economica decisa dal governo nel maggio scorso, "rendendo indilazionabile un intervento urgente per ripianare i posti nell'organico" oramai ridotto a "livelli veramente preoccupanti" - il presidente del Consiglio di Stato registra con soddisfazione: "Siamo riusciti comunque ad abbattere l'arretrato di circa tremila pendenze". Ma anche se "molti sono stati i ricorsi definiti, sia in primo che in secondo grado", il suo ammontare "è ancora considerevole", con 22.700 ricorsi pendenti al Consiglio di Stato, 800 al Consiglio di Giustizia amministrativa e circa 500.000 presso i Tar. Dopo aver sottolineato che "il livello di produttività della magistratura amministrativa italiana è più elevato delle magistrature di molti altri Paesi", il presidente del Consiglio di Stato ha osservato che, per quanto riguarda il ruolo dei giudici amministrativi, "negli ultimi anni vi è stata una forte crescita della tutela fornita che - ha ricordato - non si limita più all'annullamento del provvedimento lesivo ma si estende al risarcimento del danno e a una cognizione più ampia del rapporto sottostante, con una continua attenzione alla celerità del processo. Dopo gli obiettivi della effettività e della pienezza della tutela, stiamo per raggiungere un più alto traguardo: quello della sua satisfattività". De Lise ha evidenziato come "i principali ambiti in cui oggi ci troviamo ad operare riguardano nuovi diritti civili e sociali, le privatizzazioni e le liberalizzazioni, l'organizzazione dei servizi e la qualità delle prestazioni, le attività di regolazione e i provvedimenti delle autorità indipendenti. Il giudice amministrativo - ha esemplificato - è il giudice delle norme generali, degli atti di riparto delle risorse finanziarie e delle scelte di programmazione, del sistema delle nuove autonomie e del governo del territorio". In tal senso, "il federalismo, oltre all'impatto sulle funzioni giurisdizionali, apre nuove prospettive anche per le funzioni consultive, rendendo attuale il dibattito sull'esigenza che le accresciute competenze regionali siano dotate di un sostegno tecnico e neutrale, in grado di assicurare la legittimità dell'esercizio di tali poteri autonomi: il che - ha concluso il presidente del Consiglio di Stato - potrebbe avvenire estendendo le funzioni consultive ai Tar". ''Mi accontenterei che la personalizzazione dei giudici fosse un po' meno forte di quella che talora si verifica: non pretendo che scompaia, ma gradirei che la funzione venisse prima dell'uomo'', ha detto il vicepresidente del Csm Michele Vietti commentando l'appello di de Lise all'equilibrio, alla serenità e alla sobrietà di comportamenti da parte dei magistrati, riecheggiato in occasione della relazione sulla giustizia amministrativa all'apertura dell'anno giudiziario a Palazzo Spada. ''Ovviamente - osserva Vietti - questo non si può imporre per legge: è un problema di cultura e di costume. Però, è bene che il presidente de Lise lo abbia ricordato, anche perché - sottolinea il vicepresidente del Csm - è un appello che fa bene anche alla magistratura ordinaria''.