Roma, 9 feb. (Adnkronos) - Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato con 19 voti favorevoli, due contrari e due astensioni la pratica a tutela del pm del processo Mills Fabio De Pasquale, oggetto di attacchi polemici da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che lo scorso 3 ottobre durante una festa del Pdl a Milano definì 'famigerato' il magistrato milanese. Gli attacchi al pm milanese - si legge nel documento approvato - sono ''l'occasione per denigrare l'intera magistratura, minando in tal modo per la fonte da cui provengono e per la loro diffusività, la fiducia dei cittadini nei confronti dell'ordine giudiziario''. Hanno votato contro i due consiglieri laici di centrodestra Annibale Marini e Bartolomeo Romano mentre si sono astenuti Filiberto Palumbo e Niccolò Zanon. ''Non siamo spaccati'', chiarisce Zanon. ''L'astensione non significa affatto adesione a questa proposta - spiega - ma cercare di rifiutare nelle forme responsabili la logica sulla quale si basa l'istituto delle pratiche a tutela che considero insieme ad altri colleghi non previsto dalla Costituzione e quindi un istituto di cui il Consiglio fa un uso senza poterlo fare''. Il voto dei membri laici di maggioranza del Consiglio ha consentito il raggiungimento del numero legale e quindi di superare lo stallo che aveva impedito, nel plenum dello scorso 19 gennaio, l'approvazione della pratica a tutela. Nella seduta del giorno seguente, il 20 gennaio, era stato deciso il rinvio della pratica De Pasquale ad oggi con la garanzia dei consiglieri laici di maggioranza a non far mancare il numero legale a fronte dell'impegno a far discutere, da parte della prima commissione, l'istituto della pratica a tutela, articolo 21 bis del Regolamento del Csm. Nel corso dell'assemblea plenaria, il vicepresidente del Consiglio della magistratura Michele Vietti ha letto una comunicazione sul caso del consigliere laico Matteo Brigandì indagato per abuso d'ufficio a seguito della pubblicazione sul 'Giornale' di documenti relativi a un provvedimento disciplinare, risalente agli anni '80, nei confronti del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. "Ho segnalato al procuratore della Repubblica di Roma l'esigenza di celeri accertamenti sulla vicenda, attesa la delicatezza della questione che attiene anche al funzionamento del Csm, e allo stesso procuratore è stata trasmessa dal segretario generale ulteriore documentazione collegata a successive notizie di stampa", ha detto Vietti. Il vicepresidente del Csm ha riferito della nota ricevuta dal consigliere Brigandì nella quale lo stesso ha comunicato che "non parteciperà ai lavori del plenum e delle commissioni, all'evidente fine di rispetto istituzionale per il Consiglio e nella certezza che la Procura della Repubblica di Roma, usando altrettanta celerità, nel giro di due settimane darà il proprio responso quantomeno sull'accertamento dei fatti permettendo la tranquilla ricomposizione di quest'organo costituzionale". Brigandì era infatti assente al plenum di oggi.