Roma, 9 feb. (Adnkronos) - Femministe italiane 'spaccate' sulla mobilitazione di domenica, in programma a Roma e in oltre cento piazze italiane, per manifestare contro Berlusconi e le vicende a sfondo sessuale che stanno coinvolgendo il premier. Una manifestazione - nelle intenzioni delle organizzatrici - promossa "contro la miseria della sessualità maschile incarnata da Berlusconi" e "per chiedere a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro e della nostra dignità". Una mobilitazione invece - secondo altre femministe che ne prendono le distanze - che "rischia di essere la manifestazione di alcune donne contro altre donne". Per Lidia Ravera "in questo caso non è il momento di fare distinguo, sfumature filosofiche, ma è il momento di far sentire la nostra forza e la nostra dignità". L'autrice di 'Porci con le ali' parlando delle ragazze coinvolte negli scandali dice: "Sono sciagurate che hanno 20 anni e lo sguardo di una vecchia, lolite ottuagenarie che mi fanno pena, creature cresciute in un clima nefasto. Mi dispiace per loro, non le giudico - precisa - la loro è una libera scelta che trovo discutibile. Ma non andiamo a manifestare contro di loro". Il bersaglio è ''il capo del governo che si permette di trascinare un intero Paese in questo vergognoso e grottesco postribolo. Per questo - sottolinea - andiamo in piazza a dirgli che la sua sessualità è miserabile, che un 75enne che paga con molto danaro quantità industriali di carne femminile per i suoi giochetti perversi e che è talmente presuntuoso e arrogante da consentire che tutto questo trapeli, mette in grave rischio la sicurezza dello Stato, umilia decine di migliaia di donne agli occhi di questo Paese e degli altri Paesi''. Ravera si augura infine che "domenica in piazza ci siano molti uomini, che vengano a prendere le distanze da questa immagine misera della sessualità maschile. Una immagine - conclude - che per fortuna non riguarda tutti, ma sulla quale bisogna che gli uomini facciano qualcosa, e non continuare a darsi di gomito e ridacchiare. E' il momento di dire 'adesso basta'. E noi andiamo in piazza per gridare questo". Di tutt'altro parere Anselma Dell'Olio, critica cinematografica, cattolica e storica esponente del movimento femminista, convinta che l'iniziativa sia "semplicemente grottesca''. "Non mi vengano a dire - insiste - che non manifestano contro le donne ma contro Berlusconi, perché hanno insultato in ogni modo queste donne, chiamandole prostitute, vendute, escort ecc. Ma come? Abbiamo sempre detto che le prostitute sono lavoratrici del sesso, ora queste donne si ergono a giudici, con un atteggiamento farisaico e un moralismo gratuito". La vera battaglia da fare, secondo Dell'Olio "è un'altra, non in piazza ma concretamente nella vita e sul lavoro per distruggere il 'soffitto di cristallo' che oggi impedisce a tante donne in gamba di fare carriera. Più che manifestare - conclude - le donne devono rimboccarsi le maniche per strappare i posti, dare battaglia ai loro 'capetti' di sinistra che, esattamente come quelli di destra, tengono tutto per sé e una volta seduti sulle poltrone del potere non le mollano. Il nostro dovere è fare qualcosa per guadagnare le poltrone, non manifestare contro le astrazioni. E' grottesco che si mettano donne contro donne, piuttosto che darsi da fare perché donne preparatissime guadagnino i Consigli di amministrazione o i posti di potere". "Vado alla manifestazione, ma non condivido il concetto che era passato per una separazione fra le donne buone e quelle cattive, tra quelle che si prostituiscono e quelle che non lo fanno", dice Pinuccia Barbieri del Circolo della Rosa di Milano. "La libertà femminile non deve essere decisa da altre o altri", ammonisce. "Quando leggo sul giornale che un uomo, Fausto Brizzi, dice 'Se fossi nelle donne farei causa al premier per l'immagine che ha dato di loro all'estero' - conclude Barbieri - io rispondo che sono gli uomini che dovrebbero fargli causa per l'immagine che lui ha dato e dà di loro al mondo intero". "Finalmente c'è un'iniziativa di piazza - dice Francesca Koch, vicepresidente della Casa Internazionale delle Donne di Roma - finalmente si spera che le donne e anche gli uomini di questo Paese si rendano conto che è possibile cambiare le cose ed è possibile dire 'no'. Dire 'no' non solo a questo andazzo basato sull'intreccio sesso-potere-denaro, ma soprattutto dire 'no' alle tante ingiustizie che si stanno compiendo sul fronte del lavoro, penso al precariato, all'attacco che questo governo sta facendo all'autodeterminazione delle donne, al tentativo di vanificare i consultori liberi, gratuiti e pubblici trasformandoli in succursali del Vaticano". Kock ribadisce dunque che "nessuno vuole giudicare le escort" perché "probabilmente queste ragazze scontano la mancanza di scelta nel nostro Paese, il peso della condizione di precariato e impossibilità di costruirsi un futuro. Sono cioè parte di un sistema che si serve di ricatti, perché sono ricattabili, ricattate e a loro volta ricattatrici. Soprattutto però - conclude - penso che il focus vada ricentrato non sulle giovani donne ma sugli uomini che le usano. Smettiamo di parlare delle donne e chiediamo agli uomini perbene dove sono finiti e come fanno a tacere di fronte a tutto questo".