Roma, 9 feb. - (Ign) - Taglio, piega e lavaggio a dodici euro. Prezzi low cost, orari no-stop d'apertura fino alle ventuno di sera e serrande su anche di lunedì. Complice la crisi, i coiffeur cinesi stanno prendendo sempre più piede nelle maggiori città italiane. Non sono più soltanto i casalinghi, i bar e il settore della pelletteria a dover fronteggiare la concorrenza di Pechino, ma anche i parrucchieri. "C'è un'unica domanda da farsi - si chiede Savino Moscia, presidente nazionale acconciatori italiani della Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA) all'Adnkronos - come fanno a proporre prezzi così bassi, pagando i dipendenti regolarmente? Lei lavorerebbe per cinque euro all'ora? E i costi fissi? L'affitto del locale, i prodotti utilizzati, l'energia elettrica e il riscaldamento. Per cinque euro all'ora si va in perdita. Il problema è che alla fine sembriamo noi i ladri, mentre è impossibile farsi pagare così poco stando in regola. La matematica non è un'opinione. Noi subiamo continue verifiche, ma loro? Pensi che addirittura stanno facendo prezzi più bassi degli abusivi. Sa le signore che nel condominio ti tagliano i capelli per otto euro, loro lo fanno per cinque euro". Da Milano a Roma poi non si contano ormai le attività cinesi. E online spuntano anche le prime offerte di lavoro, rivolte a dipendenti italiani, da impiegare nella Chinatown lombarda nelle viuzze attorno a via Paolo Sarpi. Dalla metropoli meneghina all'Esquilino della capitale, la ricetta è sempre la stessa: servizi magari di qualità non altissima, ma con il massimo risparmio. "Siamo aperti da un anno, ma i clienti non mancano. Da noi - dicono da un coiffeur di Tor Pignattara nella capitale - taglio e piega costa dodici euro". Poco più caro il concorrente di Via Carlo Alberto all'Esquilino. "Siamo sui quindici euro - dice una delle dipendenti all'Adnkronos -, mentre per i colpi di sole siamo sui trenta euro, ma dipende dalla lunghezza. Più corti costano meno". I clienti? "Sì, vengono soprattutto italiani. Casalinghe, pensionati e tanti studenti" precisa. Online se ne parla e tanto. Dai social network ai Forum la domanda ricorrente è "Ne conoscete uno bravo nella mia città?", mentre i pareri sulla qualità sono molto diversi. Proprio su Facebook è nato il gruppo 'Parrucchieri cinesi? No, grazie. Ci tengo ai miei capelli' con vari post che inneggiano al 'Made in Italy' anche per la chioma. Tra le questioni più dibattute i dubbi sulla qualità dei prodotti utilizzati. C'è chi ricorda i più eclatanti casi di cronaca con attività commerciali chiuse per utilizzo di colori a tempera al posto delle tinte, chi 'segnala' che raramente vengono rilasciati scontrini e chi si chiede se i dipendenti siano in regola con i prezzi così bassi. Ma anche chi porta la sua esperienza positiva. "Ci sono stata ieri sera - scrive Alice di Modena dai capelli nero corvino in un post correlato di fotografia - e sono soddistatta del taglio. Non mi interessa se i prodotti non sono così buoni come i nostri. Lo shampoo 'firmato' me lo faccio a casa". Nonostante le perplessità, sempre più italiane provano infatti a entrare nei negozi cinesi. "Ho visto che la clientela era mista - dice Annapaola all'Adnkronos - e ho pensato di provare. Non mi sono trovata male, ma mi sono limitata al taglio e la piega. Ho anche notato che in molti si portano lo shampoo da casa e la tinta. Le ragazze li archiviano religiosamente con delle targhette con il nome delle clienti fisse per quando tornano. Per ora ne ho provati tre, ma non mi fermo qua". Oltre ai prezzi stracciati, offrono anche massaggi alla testa e alle spalle come si usa da loro. "Ci sono andata due o tre volte - spiega Marta all'Adnkronos - da un parrucchiere di Via Carlo Alberto nella capitale. A differenza di quello che succede da noi, non ti portano subito al lavaggio, ma ti fanno accomodare sulla poltrona davanti allo specchio e, dopo averti versato uno shampoo, ti fanno un lungo e rilassante massaggio con la schiuma che ti rigenera". C'è poi anche una questione di orari. Visto che tengono aperto dalle nove di mattina alle ventuno, rendendo indubbiamente più semplice la vita alle donne che lavorano. "La prima volta ci sono andata per questo - dice Sonia all'Adnkronos - poi mi è piaciuto il servizio e ci sono tornata. Non ho capito però quali shampoo utilizzano e avevo paura che il colore fosse troppo chimico. Ho pensato di portarli da casa, ma non sapevo come spiegarmi. Ci ho messo un po' per farmi capire, visto che parlano poco l'italiano, ma alla fine ci sono riuscita. La ragazza è stata molto gentile. Ha spostato una tendina e ho visto che non ero stata l'unica ad avere l'idea. C'erano tante boccette colorate. C'è chi, nel dubbio, si era portato lo shampoo, chi il balsamo o la tinta. Loro li avevano messi in ordine con una targhetta e il nome del clienti. Tutte italiane, ovviamente".