Caso Ruby, il Pdl contro i pm di Milano: ''Sono avanguardia rivoluzionaria''
Roma, 9 feb. (Adnkronos) - "A Milano si sta consumando un caso gravissimo di uso politico della giustizia in un Paese come l'Italia che pure negli ultimi 17 anni aveva conosciuto numerosi tentativi della magistratura militante di sovvertire il verdetto democratico". E' quanto si legge nel documento dell'ufficio di presidenza del Pdl stilato al termine della riunione a palazzo Grazioli e comunicato dal portavoce Daniele Capezzone.
Nel documento si parla di "dispiegamento di mezzi senza precedenti" da parte della Procura di Milano che ha sottoposto "ad illegittimo controllo l'abitazione del capo del governo", metodi che "evidenziano quale pericoloso conflitto ormai vi sia tra l'autorità giudiziaria e la sovranità popolare".
Per il partito di maggioranza, dunque, sono venuti meno i contrappesi nei rapporti tra i poteri dello Stato e "l'applicazione arbitraria di principi astratti come l'obbligatorietà dell'azione penale e l'affermarsi della 'giurisprudenza creativa' rispetto alla stessa legge hanno infatti dilatato a dismisura la sacrosanta autonomia della magistratura trasformando di fatto l'ordine giudiziario da ordine autonomo in potere irresponsabile" e privato i cittadini e la stessa democrazia di tutele rispetto "a possibili azioni spregiudicate dal carattere eversivo".
La decisione della Procura di Milano di procedere alla richiesta di giudizio immediato contro Berlusconi, nonostante la restituzione degli atti da parte della Camera, "denota - si legge in uno dei passaggi contenuti nel documento - disprezzo per il Parlamento e per le istituzioni democratiche, e disattende gravemente il principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato".
Per il Pdl "la Procura di Milano appare ormai come una sorta di avanguardia politica rivoluzionaria, in spregio al popolo sovrano e ai tanti magistrati che ogni giorno servono lo Stato senza clamori e spesso con grandi sacrifici. Essa agisce come un vero e proprio partito politico, calibrando la tempistica delle sue iniziative in base al potenziale mediatico", e si cita in particolare il caso della richiesta di giudizio immediato reso noto in concomitanza con l'annunciato consiglio dei Ministri sul rilancio dell'economia.
La tempistica calibrata si registrerebbe anche in relazione alla potenziale "dirompenza istituzionale" delle iniziative giudiziarie, come nel caso dell'invito a comparire notificato all'indomani di una sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe potuto contribuire al ripristino di un equilibrio tra poteri dello Stato.
"Il bombardamento mediatico compiuto attraverso la diffusione illegale, arbitraria e rateizzata di atti unilaterali e privi di qualsiasi rilevanza penale - si legge nel documento - mette a repentaglio il diritto dei cittadini alla riservatezza, che nessuna facoltà di indagine e nessun diritto di cronaca, pur sacrosanti, potrà mai comprimere del tutto fino ad annullarlo". "A tal proposito - continua il documento - dispiace rilevare la assoluta inadeguatezza delle prese di posizione del garante per la privacy rispetto al diritto costituzionalmente protetto che tale autorità è chiamata a tutelare".
L'ufficio di presidenza del Popolo della libertà esprime ''pieno sostegno al presidente Berlusconi, vittima da 17 anni di una persecuzione che non ha precedenti nella storia dell'Occidente'' e stabilisce di ''avviare tutte le iniziative politiche necessarie per difendere il diritto di tutti i cittadini ad una giustizia giusta e di intraprendere tutte le opportune inziative parlamentari per scongiurare un nuovo 1994 o, ancor peggio, che a determinare le sorti dell'Italia sia una sentenza giudiziaria e non il libero dei cittadini". Il riferimento cronologico è evidentemente all'avviso di garanzia giunto nel novembre 1994, ma anticipato a mezzo stampa, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando presiedeva il vertice internazionale di Caserta.
Durante l'ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli, riferiscono alcuni presenti, Berlusconi è tornato a difendere la sua estraneità alle accuse dei pm di Milano. In particolare si sarebbe soffermato sugli sms inviati dalla soubrette Sara Tommasi. Mi dispiace, questa ragazza, come avete visto, si sta rovinando la sua vita con le sue stesse mani, avrebbe detto.
Il premier avrebbe spiegato poi che domani, in occasione delle celebrazioni della 'Giornata del ricordo' al Quirinale, incontrerà il capo dello Stato Giorgio Napolitano e non ha escluso che in quell'occasione potrebbe parlare con lui dell'inchiesta sul caso Ruby. Ma fonti del Colle precisano che al Quirinale non risulta alcun incontro, né richiesto, né fissato, tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e Berlusconi. Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto chiarisce: "Uno scambio di idee, domani, dopodomani tra il Presidente della Repubblica e del Consiglio credo debba esserci, visto il contesto".
Durante l'ufficio di presidenza a Palazzo Grazioli, riferiscono fonti parlamentari, Berlusconi avrebbe anche prospettato la possibilità di ricorrere a un decreto legge contro l'abuso delle intercettazioni. Il premier vorrebbe evitare forzature con il Quirinale. Da qui, l'intenzione di mettere al corrente il Colle del provvedimento prima di ogni decisione.
Dall'opposizione critiche a documento Pdl. "Questo attacco alla Procura di Milano è francamente insensato, dal '94 sono cambiati i vertici, i pubblici ministeri, i giudici delle indagini preliminari", dice la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. "C'è un carica di irresponsabilità gravissima - aggiunge -, è lo spasmo finale di un potere che non ha nessuna intenzione di cedere le armi". Mentre il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, afferma: ''I parlamentari del Pdl hanno firmato un documento di cui si devono vergognare. E' l'ennesimo schiaffo alla democrazia''.
