Non si placa la protesta contro Mubarak, esercito a difesa obiettivi sensibili al Cairo
Il Cairo, 10 feb. - (Aki) - Migliaia di dimostranti sono radunati in piazza Tahrir al Cairo per il 17simo giorno di proteste contro il presidente Hosni Mubarak. In centinaia hanno strascorso la notte accampati in strada, vicino alle sedi parlamentari. A poco sono servite le promesse di riforme e i lavori avviati ieri dalla commissione ad hoc per emendare la Costituzione che alla prima seduta ha approvato la modifica di sei articoli della Carta, tra cui quello sui requisiti per la candidatura che di fatto impediva ai più di presentarsi alle elezioni. Le manifestazioni dovrebbero toccare il culmine domani, in occasione del venerdì ilamico: i dimostranti hanno infatti oranizzato una grande dimostrazione a cui dovrebbero partecipare un milione di persone, come quella di venerdì scorso.
Dal canto loro le autorità egiziane hanno deciso di schierare di nuovo l'esercito a difesa di alcuni obiettivi sensibili al Cairo. Secondo quanto riferisce la tv araba 'al-Jazeera', questa mattina i militari hanno circondato il palazzo presidenziale, la sede dei servizi segreti e della tv di stato. Mentre la polizia egiziana è ritornata nelle strade del centro della capitale e di Alessandria e ha inviato un sms alla popolazione sostenendo di essere "al servizio del popolo".
Intanto il dirigente dei Fratelli Musulmani, Saad al-Katatni ha fatto sapere che "parteciperemo al secondo round del dialogo con il vice presidente egiziano, Omar Suleiman". "Abbiamo deciso di partecipare anche al secondo incontro con il governo egiziano per trovare una via di uscita dalla crisi - ha affermato - al momento non è stata ancora fissata una data ma crediamo che ci riuniremo nei prossimi giorni''.
Secondo il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, nel corso di un'intervista alla tv satellitare 'al-Arabiya', ha affermato che "l'età avanzata di Mubarak è una delle cause della ribellione in corso". Per spiegare i motivi dell'attuale crisi in cui versa il suo paese, il capo della diplomazia egiziana ha puntato il dito contro "il fatto di non aver determinato con certezza chi dovesse succedere (a Mubarak, ndr.) al potere, innescando voci sulla successione del figlio''. ''Inoltre - ha detto - hanno contribuito anche i risultati delle ultime elezioni politiche, che hanno messo in stato d'allerta l'intera società". Abul Gheit ha quindi assicurato che "Mubarak non andrà in esilio, ma rimarrà nel paese" e ha criticato con forza l'atteggiamento usato dalla polizia egiziana nei confronti dei manifestanti, "che è stato in parte provocatorio". Inoltre, secondo il ministro, "certamente non hanno aiutato i continui articoli sulla commistione tra politica e finanza''. "La fase in cui ci troviamo - ha sottolineato - è molto difficile e dobbiamo uscirne il più presto possibile". Il ministro ha concluso affermando che "ormai il governo ha riconosciuto di fatto la presenza dei Fratelli Musulmani nella vita politica accordandosi sull'inizio di un dialogo con loro".
Sul quotidiano britannico 'Guardian' attivisti per i diritti umani denunciano che l'esercito egiziano nelle due settimane di proteste avrebbe arrestato centinaia, forse migliaia, di oppositori politici, alcuni dei quali sarebbero stati torturati. E accusano i militari di essere coinvolti in sparizioni e maltrattamenti, elettroshock inclusi, in quella che appare come "campagna intimidatoria organizzata". Abusi questi di cui in genere la popolazione riteneva responsabili i serivizi di intelligence, e non delle forze armate che si erano per altro dichiarate neautrali nella crisi in corso. "Centinaia e, possibilmente migliaia, di gente comune è 'scomparsa' tra le maglie della custodia dell'esercito per il solo fatto di sventolare volantini politici, partecipare all manifestazioni o anche solo per le loro apparenze. Di molti di loro non si anno ancora notizie" attacca Hossam Bahgat, direttore del gruppo 'Iniziativa egiziana per i diritti' del Cairo.
