Consulta: denigratorio dire che la Corte non è imparziale. Non siamo bolscevichi
Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - E' gravemente offensivo e denigratorio dire che i giudici della Corte Costituzionale non sono un organo imparziale. Lo ha ribadito il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo nel suo incontro annuale con la stampa. "Le continue reiterazioni di valutazioni del tutto infondate -ha osservato De Siervo- a proposito del fatto che i giudici di questa Corte giudicherebbero sulla base di loro asserite appartenenze politiche, mi obbliga ancora una volta a ricordare che i giudici costituzionali sono appositamente scelti da organi diversi, tra i più rappresentativi delle nostre istituzioni ed entro categorie professionali particolarmente qualificate, in modo da garantire la loro più larga indipendenza di giudizio".
A questi dati di partenza si devono sommare "la più larga libertà di confronto tra tutti i giudici e l'integrale collegalità delle determinazioni, in modo che le decisioni che vengono infine adottate - ha detto - rappresentano il punto di arrivo di un organo sicuramente imparziale. Subito dopo la mia nomina ho detto, ma devo purtroppo ripeterlo, che asserire il contrario è denigratorio per la Corte Costituzionale e gravemente offensivo per ciascuno di noi".
Quindi, chiarisce ancora De Siervo: ''Non siamo bolscevichi, nessuno di noi lo e. C'è libertà di idee - ha aggiunto - Molti di noi sono anche moderati, eppure ci ritroviamo ribattezzati''.
INTERVENTI LEGISLATIVI PARZIALI - Il presidente della Consulta, proseguendo poi il bilancio sul 2010 nell'annuale incontro con la stampa ha bacchettato il governo denunciando una notevole "diffusione di interventi legislativi parziali, se non provvisori". In particolare, De Siervo ha puntato il dito contro l'effetto che "producono i numerosi decreti legislativi di tipo correttivo". Una situazione che "evidentemente -ha rilevato - pesa non poco su chi deve giudicare della legittimità costituzionale delle leggi". E ancora il presidente della Consulta non ha taciuto la "accentuata difficoltà che si verifica ormai da molti anni nel sistema di produzione delle fonti normative, che in parte sono oggetto delle nostre decisioni e in parte dunque le condizionano sotto molti punti di vista: si sono verificate infatti moltissime trasformazioni in via di prassi dei classici sistemi di produzione normativa, in assenza di adeguati processi di riforma e razionalizzazione a livello costituzionale o almeno dei regolamenti parlamentari; al tempo stesso -ha denunciato ancora - si è radicalmente spostato l'asse della produzione legislativa dal Parlamento al governo e basti dire che nel 2010 sono stati più i decreti legislativi che le leggi e che più dei due terzi delle leggi approvate sono leggi di conversione dei decreti legge o di autorizzazione alla ratifica di Trattati internazionali".
CASO RUBY - Sul conflitto istituzionale senza precedenti legato all'affaire Ruby e alle accuse del premier alla Procura di Milano De Siervo si è limitato a ricordare che "noi siamo giudici. In questo contesto eccezionalmente surriscaldato la Corte inevitabilmente non può rispondere". Interpellato invece su quale sarebbe il suo stato d'animo se venisse intercettato o se un suo sms fosse pubblicato ha detto: "Dipende da quello che c'è scritto". Poche parole De Siervo le ha concesse anche in relazione alle perquisizioni che vengono fatte ai giornalisti quando pubblicano atti di inchiesta. "Da professore - si è limitato a dire - dico che le perquisizioni o sono tali o sono buffetti sulle guance. Certamente si tratta di sgradevolezze".
RIDUZIONE DELL'ARRETRATO - Quanto al lavoro della Consulta, il presidente ha rilevato come nell'anno appena trascorso la Corte Costituzionale ha adottato 376 pronunce e c'è stata una nota positiva: "La drastica riduzione dell'arretrato, ormai ridotto a livelli del tutto fisiologici". . Al 31 dicembre scorso, infatti le pendenze alla Consulta erano solo 432. In particolare per De Siervo la buona notizia è rappresentata dai "tempi brevi entro cui la Corte ha adempiuto al suo compito di giudicare su questioni che pure spesso sono complesse".
