Il Cairo, 11 feb. (Adnkronos/Ign) - Circa settemila manifestanti sono arrivati questa mattina davanti al palazzo presidenziale, noto come Qasr al-Uruba, del Cairo, per manifestare e chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak che, nel discorso in cui nelle attese di tutti la scorsa notte avrebbe dovuto annunciare l'addio, ha invece confermato di voler comunque rimanere alla guida del Paese, pur delegando ad Omar Suleiman più poteri, fino alle elezioni. Si tratta, secondo la tv araba 'al-Jazeera', di manifestanti che si sono staccati dal sit-in di piazza Tahrir. Altre diecimila persone, invece, assediano da ieri sera la sede della tv di Stato del Cairo. I manifestanti stanno impedendo ai giornalisti e ai tecnici dell'emittente di raggiungere i loro uffici. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya'.Al momento la protesta non ha ancora inciso sulla messa in onda della tv governativa egiziana. Inoltre, secondo l'emittente 'al-Jazeera', dalla scorsa notte i manifestanti impediscono anche ai giornalisti che si trovano all'interno della sede della tv di Stato egiziana di lasciare l'edificio. Scontri si sono registrati nella notte tra agenti delle forze di sicurezza egiziane e uomini armati a Rafah, al confine tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Lo riferisce l'agenzia di stampa 'Dpa', che cita alcuni testimoni. Gli scontri sono scoppiati dopo il discorso di Mubarak. L'agenzia riferisce che alcune persone erano pronte a sparare in aria, come tradizione, per celebrare l'atteso abbandono della presidenza da parte dell'anziano rais. Dopo il discorso, uomini armati hanno attaccato una stazione di polizia di Rafah. "Se dovesse avvenire un colpo di Stato militare in Egitto in queste ore - avverte il ministro delle Finanze egiziano, Samir Radwan -, sarebbe certamente un danno per tutti". Intanto l'esercito si fa garante della transizione. L’alto consiglio delle forze armate ha infatto annunciato in un comunicato che garantirà la fine dello stato d’emergenza in Egitto non appena le condizioni lo permetteranno. E’ quanto ha annunciato la tv di stato del Cairo leggendo il comunicato numero due dell'esercito. I militari promettono anche che "ci saranno elezioni libere in base alle riforme costituzionali proposte" e che "saranno perseguite tutte le persone che hanno commesso atti di violenze nei giorni scorsi nel paese". "Non perseguiremo le persone oneste che hanno lottato contro la corruzione nel paese", recita il secondo comunicato numero diffuso dai vertici dell'esercito tramite la tv di stato egiziana. "Alla luce dei recenti avvenimenti e del passaggio delle deleghe dal presidente (Hosni Mubarak, ndr) al suo vice (Omar Suleiman, ndr), e nell'interesse della stabilità e della sicurezza del paese, garantiamo la fine dello stato d'emergenza". I militari promettono inoltre che "si terranno elezioni presidenziali libere e che verranno eseguite le riforme costituzionali preannunciate". Le forze armate si impegnano a salvaguardare le "richieste legittime del popolo affinché vengano eseguite e ci sia un passaggio di poteri pacifico". "La gente deve avere fiducia nell'esercito e terminare la protesta". E' questo l'appello del magnate egiziano delle telecomunicazioni, Naguib Sawiris, che alla tv 'al-Arabiya' dopo il comunicato numero due dell'alto consiglio delle forze armate."Devono avere fiducia nei militari - afferma -. Ora che hanno garantito che saranno eseguite le riforme promesse (da Hosni Mubarak, ndr) e che c'è stato il passaggio di poteri al vice presidente Omar Suleiman, il popolo puo' anche cessare la protesta". Secondo Sawiris, "dopo questo comunicato non si puo' tornare indietro e io ho fiducia nei militari", da piu' voci indicati come la vera potenza in Egitto. Un primo comunicato dell'esercito era stato diffuso prima che Hosni Mubarak pronunciasse il suo discorso alla nazione. Stando alla tv di Stato, si è tenuto un incontro del Consiglio Supremo delle Forze Armate, presieduto da Hussein Tantawi, comandante in capo delle Forze Armate e ministro della Difesa. L'emittente parla di un incontro ''importante''. Sempre sul fronte dei militari altri 15 ufficiali dell'esercito egiziano hanno deciso di unirsi alla protesta. Lo ha annunciato l'ufficiale che ieri sera ha abbandonato le armi per unirsi alla manifestazione in corso in piazza Tahrir, nel centro del Cairo, dove da 18 giorni è in corso una rivolta popolare contro il presidente, da 30 anni al potere. L'ex capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) Mohamed El Baradei ha reagito così sulla sua pagina di Twitter all'annuncio del presidente Mubarak di rimanere al potere: ''L'Egitto esploderà. L'esercito deve salvare il Paese''. In una successiva intervista alla Cnn, quindi, il Premio Nobel per la pace ha detto che ''il popolo è molto arrabbiato'' e ora spetta ai militari ''salvare il Paese dalla deriva''. Barack Obama, schierandosi con il popolo egiziano, ha espresso la sua delusione e la sua evidente irritazione, nei confronti di Mubarak : "Al popolo egiziano era stato detto che ci sarebbe stato un passaggio dell'autorità, ma non è ancora chiaro se questa transizione sia immediata, significativa o sufficiente". "Troppi egiziani non sono ancora convinti che il governo sia sincero nell'impegno per una vera transizione verso la democrazia - continua la dichiarazione del presidente americano diffusa nella notte dalla Casa Bianca in cui non è mai citato direttamente il nome del presidente egiziano - ed è responsabilità del governo di parlare chiaramente al popolo egiziano ed al mondo. Il governo egiziano deve presentare un percorso credibile, concreto ed inequivoco verso una vera democrazia. E non ha ancora colto questa opportunità". Obama ha anche risposto al presidente egiziano che nel suo discorso ha detto di non accettare intromissioni straniere nelle questioni interne egiziane, con un evidente riferimento a Washington. "Come abbiamo detto dall'inizio della rivolta il futuro dell'Egitto deve essere determinato dal popolo egiziano - ha detto - ma gli Stati Uniti sono stati chiari nell'appoggio ad una serie di principi chiari". E dopo aver ribadito la necessità di difendere i diritti universali degli egiziani ed avviare la transizione democratica per arrivare alla revisione della Costituzione e quindi ad "elezioni libere e corrette", Obama ha concluso affermando che "infine, noi crediamo che la legge d'emergenza debba essere abrogata", una chiara pubblica richiesta da parte di Washington di abolire la legge che da 30 anni permette al regime di mantenere il controllo del paese. Per questo Obama rinnova ancora una volta al governo egiziano di avviare i cambiamenti e spiegare "in un linguaggio chiaro e non ambiguo" le fasi del processo avviato. E perché questo avvenga senza violenza "le parti devono esercitare l'autocontrollo", ha detto Obama sottolineando come sia "imperativo che il governo non risponda alle richieste del proprio popolo e brutalità". "La voce del popolo deve essere ascoltata - conclude Obama - e il popolo ha detto chiaramente che non vuole tornare indietro, l'Egitto è cambiato e il suo futuro è nella mani del popolo. Abbiamo visto giovani e vecchi, ricchi e poveri, musulmani e cristiani unirsi, e conquistare il rispetto del mondo con le loro richieste non violente di cambiamento. E in questa lotta - chiude con una nota di speranza Obama - una nuova generazione è nata". Per il Washington Post, dopo la sfida di Mubarak, l'amministrazione Obama è ancora più in difficoltà a seguire gli eventi in Egitto e riformulare una strategia. Intanto, i prezzi del petrolio sono aumentati, oggi, con il crescere delle tensioni in Egitto. I mercati mostrano infatti il timore che un Egitto instabile possa influire sulle forniture di greggio che passano dal Canale di Suez, fornendo un collegamento tra Europa e Asia più rapido e sicuro rispetto alla circumnavigazione dell'Africa.