Fiat, Marchionne: ''Non lasciamo l'Italia. Il cuore resta qui ma la sede sarà in più posti''
Roma, 15 feb. (Adnkronos) - La Fiat ha progetti ''ambiziosi'' che partono dall'Italia. Ad affermarlo è stato l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Attività produttive della Camera.
''Abbiamo progetti ambiziosi che partono proprio dall'Italia'', ha sottolineato Marchionne. ''Ma - ha evidenziato - non è possibile ignorare la realtà che ci circonda''. "La Fiat non ha nessuna intenzione di lasciare l'Italia. La Fiat fa parte dell'Italia e vogliamo che resti una parte importante del suo futuro. Lo facciamo perché è nostro dovere favorire un Paese in cui abbiamo le nostre radici", ha aggiunto.
"Il cuore di Fiat è e resterà in Italia ma la nostra sede sarà in più posti", ha precisato dopo le polemiche dei giorni scorsi sull'ipotesi di traferimento del quartier generale del Lingotto negli Usa. "La nostra sede sarà a Torino per gestire l'area europea ma anche a Detroit - ha proseguito -. Non c'è assolutamente nulla di strano solo la volontà di garantire non solo un passato ma anche un futuro".
"Al momento, comunque, la scelta sulla sede legale non è ancora presa. Nessuno può accusare Fiat di avere comportamenti scorretti o di voler abbandonare il Paese", ha detto. ''Fiat è una azienda rigorosa con una forte etica di business. I suoi principi sono l'onestà, l'integrità, l'approccio responsabile, la cultura della trasparenza. Ha un modo di parlare che può sembrare rude ma è lo specchio della mentalità diretta e senza fronzoli'' del Gruppo. ''Il nostro modo di fare business è la chiave della rinascita che ha strappato il Gruppo dal fallimento''.
Inoltre, ''non è vero che solo Fiat ha salvato Chrysler, ma è vero anche il contrario'', ha puntualizzato, indicando le opportunità che per il Lingotto si aprono con l'alleanza con la casa americana. Poi rivendica: "Se non avessimo fatto interventi per aprire l'azienda al mondo, oggi non saremmo qui a parlare del suo futuro". Obiettivo, quello di "traghettare l'azienda verso l'eccellenza" attraverso, garantisce Marchionne, "una gestione della libertà di impresa in modo responsabile".
Inoltra l'aumento di produttività ed efficienza degli impianti Fiat in Italia potrà portare un aumento dei salari dei lavoratori, ai livelli di Francia e Germania. ''Quando il sistema è competitivo'', i lavoratori sono i primi a beneficiarne, ha spiegato. ''Siamo pronti - ha poi aggiunto - alla partecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda''.
Marchionne ci tiene poi a sottolineare che "gli accordi che abbiamo firmato (per Mirafiori e Pomigliano, ndr) con la maggior parte dei sindacati non intaccano nessun diritto, nessuna clausola penalizza i lavoratori". "Non abbiamo chiesto condizioni cinesi ma condizioni minime con cui confrontarci con l'Europa", ha aggiunto. Quanto a ''Cassino e Melfi non c'è l'urgenza immediata di intervento''.
L'ad sottolinea che "fino ad ora abbiamo raggiunto a fatica due accordi in un clima di diffidenza ed ostilità in una campagna mediatica pesante. Ci sono state rivolte critiche ingiuste e spesso offensive e abbiamo sentito ingiuste e demenziali critiche che denigrano anche i nostri prodotti quando invece sono apprezzati sul mercato finanziario e dagli esperti internazionali".
Marchionne indica poi le condizioni perché Fabbrica Italia possa conseguire i propri obiettivi. ''Servono due certezze e cioè la governabilità degli stabilimenti e il rispetto degli accordi'', ha detto. ''Sono queste - ha evidenziato - le garanzie che gli stabilimenti possano funzionare''. Quello di Fabbrica Italia, ha aggiunto Marchionne, ''è un enorme impegno economico e industriale che consentirà di sanare gli handicap'' che il sistema italiano presenta rispetto agli altri paesi.
Non ci sono, invece, "richieste da fare alla politica''. ''Chiediamo solo di usare la Fiat come testa di ponte per rilanciare l'Italia", che vive, ha rimarcato l'ad, ''una crisi di competitività grave''.
Per la sua prima audizione alla Camera, l'ad di Fiat ha dismesso il tradizionale maglioncino e optato per un vestito grigio, una camicia azzurra e una cravatta blu. Complice dello 'strappo' alla consuetudine il regolamento della Camera che prevede l'obbligatorietà della giacca anche se non della cravatta per i deputati e gli ospiti. Unico precedente il 2005 per l'incontro al Quirinale con l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi; anche in quell'occasione Marchionne indossò la giacca.
