Roma, 15 feb. (Adnkronos) - "Alla Camera sono convinto che arriveremo presto ad avere una maggioranza intorno ai 325 deputati". La dichiarazione di ieri del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rilasciata quindi prima della decisione di oggi del gip di Milano che rischia di ripercuotersi sul quadro politico e sugli sviluppi della legislatura, riapre a Montecitorio la caccia ai parlamentari che potrebbero passare nelle file del centrodestra. Punto di partenza può essere la votazione avvenuta giovedì 3 febbraio proprio sulla richiesta di autorizzazione alla perquisizione domiciliare nei confronti del premier, respinta con 315 voti: sarebbero stati 316 se avesse votato anche Berlusconi, assente però dall'Aula. Rispetto ai voti disponibili in partenza la maggioranza riuscì ad ottenere un voto in più del previsto, quello di Aurelio Misiti, uscito dall'Mpa e ora nel Gruppo Misto. Per il resto arrivarono i 21 di Iniziativa responsabile, i 59 della Lega e i 232 del Pdl, che diventano appunto 233 con quello del premier, più i voti di Calogero Mannino e Francesco Nucara, iscritti al Misto. Per arrivare a 325 mancherebbero quindi 9 voti, 14 invece per giungere alla quota più ambiziosa di 330 indicata dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, perché, ha spiegato, così "otteniamo la maggioranza in tutte le commissioni permanenti''. Ancora una volta punto di riferimento può essere la votazione del 3 febbraio. Quel giorno infatti si registrarono alcune defezioni nelle file dell'opposizione e ora proprio ad alcuni di quei deputati si guarda in vista di un ipotetico allargamento della maggioranza, fermo restando il carattere particolare di quel voto, che, riguardando il tema delle garanzie, poteva portare qualche fisiologico distinguo rispetto alla ferrea disciplina di gruppo. In ogni caso i riflettori vengono puntati innanzi tutto su Roberto Rosso e Giulia Cosenza di Fli e Ferdinando Latteri dell'Mpa. Oltre a loro era assente anche il Liberaldemocratico Italo Tanoni, mentre la collega di componente Daniela Melchiorre risultava in missione. Non votò neanche Paolo Guzzanti, in questi giorni particolarmente critico nei confronti delle manifestazioni contro il premier. In teoria quindi sei potenziali deputati a cui la maggioranza potrebbe guardare per arrivare a 322. Più difficile immaginare che nel centrodestra possano arrivare altri due parlamentari assenti nella votazione del 3 febbraio, vale a dire Luca Volonté dell'Udc e Gianni Vernetti di Api. C'è poi il caso di Luca Barbareschi, che da diversi giorni tiene tutti con il fiato sospeso circa la sua intenzione di lasciare o meno Fli e che sulla richiesta di autorizzazione alla perquisizione nei confronti di Berlusconi si astenne, con tanto di colpo di teatro circa le sue reali intenzioni di voto. Nel Pdl si guarda con un misto di scetticismo e freddezza alle sue decisioni, ma alla fine non è escluso che potrebbe decidere di dimettersi, lasciando il posto al primo dei non eletti nella circoscrizione Sardegna, vale a dire Giovanni Marras, che dovrebbe iscriversi al Pdl, consentendo così alla maggioranza di toccare un potenziale 323. Da capire poi quali saranno le decisioni di Adolfo Urso, in queste ore dato in rotta con Fli e che potrebbe sottrarre un voto all'opposizione, mentre appare più difficile ipotizzare un immediato ritorno organico nella maggioranza. C'è poi la questione dei rapporti con i Radicali. Se il premier si dimettesse, ha ricordato Marco Pannella, si andrebbe a votare "con questa legge infame, se la maggioranza passa con noi non respingiamo nessuno". Difficile pensare che i sei deputati eletti con il Pd passino con il centrodestra, si parla a più riprese di una possibile convergenza sui temi della giustizia. Un percorso non facile però, visto che da via Torre Argentina è sempre stata sottolineata la necessità di riforme organiche e di iniziative per far fronte all'emergenza carceraria, che potrebbe perciò trovare un ostacolo sia di fronte a leggi che appaiano isolate rispetto a un quadro di interventi complessivi, sia nella freddezza che potrebbe registrarsi nel centrodestra rispetto a ipotesi di amnistia o indulto.