Milleproroghe, sì al Senato e Fli si divide
Roma, 16 feb. (Adnkronos/Ign) - Via libera di palazzo Madama al decreto legge milleproroghe, con voto di fiducia. Con 158 voti favorevoli, 136 voti contrari e 4 astenuti il Senato ha approvato il provvedimento, che passa ora alla Camera per la seconda lettura. L'esame comincerà il 22 febbraio, così ha deciso la Conferenza dei capigruppo. E se il governo porrà la questione di fiducia, il Pd, ha annunciato il presidente dei deputati Dario Franceschini, chiederà che si voti sul testo licenziato dalla commissione Bilancio, dove in questo momento il governo non ha la maggioranza.
Primo strappo dei senatori del gruppo di Futuro e libertà per l'Italia che hanno votato divisi. Mentre il capogruppo Pasquale Viespoli insieme a Mario Baldassarri, Maurizio Saia e Giuseppe Valditara hanno votato no, in coerenza con la linea di opposizione, il senatore Franco Pontone si è astenuto. Ma se la scelta del 'decano' dei senatori futuristi era nell'aria, meno scontato era il fatto che i restanti cinque componenti del gruppo non hanno partecipato al voto. Si è trattato dei senatori Menardi, Germontani, Digilio, De Angelis e Contini.
"La mia mancata partecipazione al voto non è stata una scelta politica, ma una valutazione di merito", ha detto Maria Ida Germontani precisando che non si tratta "di una dissociazione dal mio gruppo". Per Barbara Contini , reduce da una caduta mattutina ha spiegato di aver avuto "un incidente nel traffico, poi sono pure scivolata e non ho fatto in tempo a votare sul Milleproroghe".
Duro l'intervento di Anna Finocchiaro (Pd) in Aula. "Questo decreto non è più un milleproroghe - ha dichiarato -, non è un provvedimento ordinario nel quale sono contenute le proroghe a una serie di disposizioni che per ragioni varie devono vedere prolungata nel tempo la loro vigenza. E' invece un provvedimento che ha la solennità e la complessità di una manovra finanziaria. Una finanziaria-pasticcio che aumenta le tasse e premia chi non rispetta le regole". Nel complesso, ha aggiunto, "si tratta di un provvedimento che aumenta le tasse agli italiani, che premia molti di coloro che in Italia non rispettano le regole, che è figlio delle tante pressioni a cui questo governo, che si sta decomponendo, è sottoposto".
Parole a cui fanno eco quelle di Matteo Colaninno (Pd) che parla di "provvedimento disorganico e dannoso'' e quelle di Stefano Fassina (Pd) secondo il quale il Milleproroghe ''è diventato in realtà un 'milletasse'". Mentre soddisfatta è la maggioranza che, come sottolineato da Federico Bricolo (Lega), con la fiducia al decreto ha potuto dimostrare "la compattezza della maggioranza nei confronti del governo".
