Roma, 16 feb. (Adnkronos/Ign) - Una donna alla guida della coalizione anti-Berlusconi? Pier Luigi Bersani invita alla prudenza e a non precorrere i tempi. "Facciamo un passo alla volta - ha dichiarato il leader del Pd, rispondendo indirettamente alla proposta fatta oggi da Nichi Vendola su 'La Repubblica' di mettere come candidato premier di una grande alleanza, Rosy Bindi - c'è bisogno di una fase di ricostruzione e quindi ci vuole una grande alleanza a partire dalla forze di opposizione". "L'ho definita una coalizione per ricostruire, per fare le riforme repubblicane e un grande patto sociale. Lì dentro, a seguito di questa intenzione, discuteremo di tutto. Cerchiamo di capire quale è la priorità - ha continuato il segretario del Pd - che è prendere in mano i problemi del Paese''. ''Tutto il resto viene dopo, ora siamo nella fase in cui dobbiamo dirimere il punto uno: andiamo a votare o no? Io dico sì e se ci andiamo, come ci andiamo? Io propongo un'alleanza vasta su un progetto di ricostruzione. Data una risposta a queste due esigenze - ha concluso Bersani - discuteremo su chi possa meglio interpretare questa battaglia. Non mettiamo il carro davanti ai buoi". Rosy Bindi considera quello di Vendola ''un passo avanti positivo, che apprezziamo come un contributo utile per allargare il confronto e costruire un'intesa credibile tra tutte le forze di opposizione'' e lo ringrazia ''per le parole di stima'' anche se, dice, ''noi dobbiamo ripartire dalla politica, senza condizionare il nostro confronto con nomi e candidature''. Vendola da parte sua, di fronte all'"epilogo farsesco del berlusconismo", non si sottrae alla responsabilità di traghettare il Paese verso le elezioni e conferma di aver "preso molto sul serio lo spirito di chi propone una coalizione allargata", che lui vedrebbe volentieri guidata da Rosy Bindi. Insieme a Gianfranco Fini il tempo necessario per fare due o tre leggi indispensabili per andare a votare e poi ognun per sé, a coltivare il proprio progetto politico e di governo, è il ragionamento del presidente di Sinistra Ecologia e Libertà. "Credo - ha dichiarato Vendola all'ADNKRONOS - che siamo dentro a un epilogo farsesco della stagione berlusconiana. Siamo davanti al tentativo di cancellare la realtà, di costruire una cortina fumogena che impedisca di discutere dei danni che Berlusconi fa all'Italia, ogni ora che passa, restando a Palazzo Chigi. Parlo del danno all'immagine internazionale del Paese, nel giorno in cui tutti i notiziari del mondo sparano in apertura la notizia incredibile e senza precedenti di un premier che resta al suo posto nonostante il rinvio a giudizio su ipotesi di reato infamanti". Il comportamento personale del premier e della maggioranza, che ha fatto quadrato gridando al 'golpe giudiziario' è, secondo Vendola, "l'espressione di un ceto politico privo di qualunque scrupolo, terrorizzato dall'idea di doversi confrontare con il Paese, con le sue domande e con la severità di un giudizio popolare che chiede una svolta e il riscatto democratico". La sua proposta di candidare la vice presidente della Camera alla guida di una coalizione allargata ha spiazzato i vertici del Nazareno? "Io non intendevo spiazzare nessuno - ha assicurato Vendola - ma essere conseguente con un ragionamento: se la coalizione di cui si teorizza la necessità è quella che deve affrontare l'emergenza democratica, la riscrittura delle regole che consentano all'Italia di essere un Paese normale, mi riferisco alla legge elettorale, al conflitto di interessi, pluralismo del sistema informativo, allora occorre costruire una coalizione che abbia nella sua leadership questo profilo di credibilità democratica". "Quello che non si può fare - ha obiettato il presidente di Sel riferendosi all'ipotesi di affidare le redini della 'grande coalizione' a Mario Monti o a Luca Cordero di Montezemolo - è delineare l'identikit di economisti di scuola liberista o di imprenditori presentandoli come adeguati a condurre questa fase transitoria. E' necessario evitare pasticci e confusione. Per me è assolutamente improponibile qualunque identikit che corrisponda a un'idea di politica economico-sociale che è proprio il contrario di ciò di cui ha bisogno l'Italia". "Io apro una porta - ha aggiunto Vendola - prendo sul serio lo spirito di chi propone una coalizione larga per traghettare il Paese verso il post berlusconismo, rimuovere le macerie e seppellire il cadavere della II Repubblica. Ma attenzione: dopo aver risposto all'emergenza, per ricostruire una democrazia piena è necessario che ciascuno faccia il proprio mestiere. Il mestiere che voglio fare io si chiama centrosinistra ed è incompatibile con il mestiere che vuole fare Gianfranco Fini, che si chiama centrodestra. Con tutto il rispetto che ho per Gianfranco Fini - ha concluso il presidente di Sel - penso tuttavia che quanto prima mettiamo in competizione le nostre alternative e piattaforme programmatiche, tanto meglio sarà per il Paese". Immediata la reazione del Pdl. ''Veltroni e Vendola lo dicono chiaramente, per il Pd è la linea politica, per Fli è l'obiettivo vero anche se malamente nascosto, e Casini punta a essere incoronato. Ma ormai è chiara la preparazione di una 'armatina Brancaleone' con dentro tutto e il contrario di tutto'' afferma il portavoce Daniele Capezzone. Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, dà ''atto a Vendola di parlar chiaro, sconcerta invece il silenzio di Fli. E' sconcertante come coloro che provengono da An possano condividere un'alleanza da presentare agli elettori con la sinistra estrema, all'indomani di un congresso che ha riconfermato la collocazione di Fli nel centrodestra''.