Nel 2010 oltre 72mila imprese in più
Roma, 17 feb. - (Adnkronos) - Il 2010 si e' chiuso con un buon risultato per il sistema delle imprese italiane. Alla fine dell'anno, il bilancio anagrafico tra le aziende nate e quelle che hanno cessato l'attivita' ha fatto registrare un aumento di 72.530 unita', in crescita dell'1,2% rispetto all'anno precedente. L'esito positivo rappresenta il saldo migliore dal 2006 ed e' dovuto alla ripresa delle nuove iscrizioni, risultate pari a 410.736 unita' (miglior risultato degli ultimi tre anni) e al contemporaneo rallentamento del flusso delle cessazioni, pari a 338.206 unita' (il valore piu' contenuto degli ultimi quattro anni). Questi i dati di sintesi piu' significativi diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalita' e mortalita' delle imprese condotta da InfoCamere.
Del ritorno alla 'normalita'' della dinamica imprenditoriale non ha beneficiato il comparto artigiano che, nei dodici mesi del 2010 (pur migliorando il bilancio rispetto al 2009) ha perduto circa 5mila aziende. Al 31 dicembre scorso, pertanto, le imprese che risultano iscritte ai Registri delle Camere di commercio sono 6.109.217, delle quali 1.470.942 (il 24,1%) artigiane. Due le tendenze di fondo che hanno determinato il risultato del 2010. Da un lato la forte crescita delle Societa' di capitali e delle ''Altre forme'' societarie (cooperative e consorzi) che insieme, con 55.400 unita', hanno inciso per piu' dei tre quarti (76,4%) sul saldo complessivo. Dall'altra, la tenuta delle Ditte individuali che, dopo un triennio di progressiva riduzione dello stock, lo scorso anno sono tornate a crescere realizzando un saldo positivo per oltre 13mila unita', pari al 18,4% dell'intero saldo annuale.
''Tra gli italiani -ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello- c'e' voglia di fare, c'e' voglia di scommettere su se' stessi per realizzare quel benessere che e' stato cosi' duramente minacciato dalla crisi. Un obiettivo che si persegue sempre piu' contando sulle proprie competenze e le proprie abilita'. Guardando al mercato e prendendo su di se', consapevolmente, il rischio di fare impresa''.
''Da questi dati - ha aggiunto Dardanello - vediamo un Paese che ha una grandissima riserva di capacita' di innovare e di affrontare il cambiamento degli scenari, per quanto difficile e rischioso. Sono queste le forze su cui il Paese puo' e deve contare per rilanciarsi e dunque e' fondamentale dare loro gli strumenti per crescere. L'agenda di questi neo-imprenditori e' l'agenda delle famiglie, del lavoro e non puo' essere rinviata perche' il mondo non si ferma per aspettarci. Le imprese chiedono alla politica risposte concrete per sostenere e facilitare le loro attivita': rimuovendo gli ostacoli burocratici che ancora le imbrigliano, riformando la giustizia civile, rilanciando l'ammodernamento delle infrastrutture e della pubblica amministrazione, investendo sulla formazione''.
Il saldo complessivo realizzato nel 2010, oltre a riportare la dinamica della vitalita' imprenditoriale italiana ai livelli del 2006, segna un marcato punto di svolta rispetto all'ultimo quinquennio, durante il quale i saldi si erano andati progressivamente riducendo di entita'. Dopo il picco del 2004, quando il sistema delle imprese crebbe di quasi 105mila unita', in tutti gli anni successivi i bilanci tra iscrizioni e cessazioni si erano, infatti, progressivamente ridotti fino al record di sole 17.385 imprese in piu' fatto registrare nel 2009.
Rispetto al quadro complessivo, la dinamica dell'artigianato ha seguito un profilo simile, con saldi in progressiva riduzione dal 2004 (con l'unica eccezione del 2007). Nel complesso, pero', il comparto segnala difficolta' piu' marcate della media delle imprese e cio' per il peso che la crisi ha avuto su settori-chiave dell'artigianato, quali le costruzioni e l'industria manifatturiera. Cio' ha portato il saldo degli ultimi due anni a scendere addirittura in campo negativo: nel 2009 per 15.914 unita' e nel 2010 per 5.064 unita', con un'attenuazione che fa sperare in un ulteriore recupero nei prossimi mesi.
Guardando ai flussi delle iscrizioni e delle cessazioni (le determinanti alla base del saldo), il 2010 si conferma come un anno davvero diverso da tutti i precedenti dal momento che, per la prima volta dal 2003, i due indicatori seguono direzioni opposte. In particolare, mentre le prime tornano ad aumentare dopo un biennio di ripetute contrazioni, le seconde accentuano la tendenza alla riduzione avviata dal 2007 (quando si tocco' un massimo di oltre 390mila chiusure).
In definitiva, lo slancio all'espansione della base imprenditoriale registrato nel 2010 appare frutto di una ritrovata volonta' degli italiani a ricercare nell'impresa e nel mercato la risposta ai propri progetti di vita, sia attraverso l'avvio di nuove attivita', sia impegnandosi a mantenere in vita quelle esistenti.
In termini assoluti, il contributo piu' rilevante al saldo annuale viene ancora una volta dalla crescita delle Societa' di capitali: 50.509 le aziende in piu', pari al 69,6% del saldo complessivo. Accanto a questo che e' un ormai fenomeno di lungo periodo - in virtu' del quale il tessuto imprenditoriale nazionale si va progressivamente rimodellando su forme d'impresa piu' articolate e adatte a competere sui nuovi mercati - e' da segnalare l'inversione di tendenza nel saldo delle Ditte individuali del 2010.
Dopo un quinquennio di continua e sostenuta riduzione di questa componente dell'imprenditorialita' - avvenuta a dispetto della contemporanea spinta positiva dell'imprenditoria immigrata - nei dodici mesi dello scorso anno i piccoli e piccolissimi alfieri del lavoro autonomo hanno ripreso a crescere, contribuendo all'espansione della base imprenditoriale per 13.291 unita'. Resta da notare che il ritorno alla crescita di questa forma giuridica e' interamente spiegato dalla componente delle imprese aperte da imprenditori immigrati, cresciuta nel 2010 di oltre 15mila unita'. In definitiva, considerando l'insieme delle forme giuridiche, il contributo delle imprese di immigrati rappresenta una quota pari al 21,3% del saldo annuale complessivo.
Mentre le imprese artigiane sono pienamente coinvolte nel processo di rafforzamento legato alla crescita delle Societa' di capitale (l'unico vero saldo positivo artigiano nel 2010 si realizza in questa forma giuridica, con 2.546 imprese di capitali artigiane in piu'), non altrettanto si puo' dire delle Ditte individuali. Lo scorso anno, infatti, queste ultime nell'artigianato si sono ridotte di ulteriori 4.475 unita'.
In termini strutturali, alla fine del 2010 piu' della meta' delle imprese italiane (il 55,3%) e' ancora costituito da Ditte individuali. In otto anni hanno conosciuto un decremento dello stock pari al 6,9%, mentre la loro incidenza sul totale delle imprese registrate e' diminuito di 3,3 punti percentuali, scendendo dal valore del 58,6% nel 2003, a quello del 55,3% del 2010.
All'interno delle imprese che adottano la forma societaria, le Societa' di persone sono da almeno due decenni in declino sia in termini assoluti che relativi. In 7 anni il loro decremento e' stato pari al 4,7%, mentre il loro peso percentuale sul totale delle imprese e' diminuito di 1,6 punti percentuali. Molto marcato risulta l'incremento delle Societa' di capitali e delle ''Altre forme'' societarie che, insieme, negli ultimi sette anni hanno conosciuto un incremento pari al 28,6%, mentre il loro peso percentuale e' cresciuto di cinque punti.
La crescita del 2010 si e' localizzata in modo piu' accentuato nel Centro e nel Sud. Le due circoscrizioni, a fronte di uno stock delle proprie imprese che a inizio 2010 era pari al 54% di tutte le imprese italiane, hanno infatti determinato il 62,8% della crescita totale dell'anno. In termini assoluti, la circoscrizione che ha dato il maggior contributo (24.848 unita' in piu') al saldo positivo delle imprese e' stata quella del Sud e Isole. Seguono il Centro (+ 20.702 imprese), il Nord-Ovest (+19.226) e il Nord-Est (+7.754).
