Roma, 18 feb. - (Adnkronos) - L'economia sommersa si attesta tra il 16,1% e il 17,8%, con punte che toccano il 56,8% nel settore degli alberghi e della ristorazione. E' quanto emerge da una elaborazione dell'Istat sui dati relativi all'anno 2005, forniti dal gruppo di lavoro 'Economia non osservata e flussi finanziari' guidato dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, nell'ambito dei lavori della commissione per la riforma fiscale. Altro settore al top è quello dei 'servizi domestici' con un 52,9%. Nel complesso l'industria ha una quota di sommerso pari all'11,7%, l'agricoltura, silvicoltura e pesca pari al 31,1% e i servizi pari al 21,7%. Nel dettaglio per il comparto industria la quota maggiore di sommerso si trova nelle costruzioni con il 28,4%. Seguono 'tessile, abbigliamento, pelli e calzature' con il 13,7%, 'altri prodotti industriali' con l'11%, 'alimentari, bevande e tabacco' con il 10,7%. La quota di sommerso più bassa, invece, si trova nel settore 'elettricità, gas e acqua' (1,8%). Nel comparto servizi, il settore 'alberghi e pubblici esercizi' e quello dei 'servizi domestici', che si collocano al top troviamo 'istruzione, sanità e altri servizi sociali' con il 36,8%, seguita da 'trasporti e comunicazioni' con il 33,9%, 'commercio' con il 32,1% e 'servizi alle imprese' con il 21,5%. In coda troviamo credito e assicurazioni' con il 6,4% battuto dal settore 'pubblica amministrazione' dove il sommerso risulta pari a zero. Sconcerto e incredulità giunge dalla Fipe Confcommercio. "E' sconcertante leggere il dato emerso dalla commissione che sta lavorando sulla riforma fiscale" commenta del direttore generale Fipe, Edi Sommariva. "Se è vero che nel settore di pubblici esercizi e alberghi il lavoro nero tocca il 56,8% allora significa che sono sballati tutti i dati finora resi pubblici, a cominciare dal Pil per finire alla contabilità nazionale" afferma."La commissione deve spiegare agli italiani e alle imprese -prosegue Sommariva- il significato di questi numeri che non ci convincono per niente. Infatti, dai dati ufficiali Inps risulta che il nostro comparto dà lavoro a 700mila dipendenti e a 300mila indipendenti. Sono cifre che ci sembrano fotografare la situazione reale. Dai dati della commissione emerge, invece, una forza lavoro di circa un milione e seicentomila persone, cioè quanto la manodopera del canale horeca (hotel, ristoranti e caffè) di Francia e Spagna messe assieme. Davvero poco credibile".