Libia, un medico: "A Bengasi è una strage"
Tripoli, 19 feb. (Adnkronos/Ign) - Si fa sempre più grave il bilancio degli scontri che stanno infiammando la Libia, dove da tre giorni manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il quarantennale regime di Muammar Gheddafi.
Una raffica di colpi d'arma da fuoco ha colpito questo pomeriggio un gruppo di manifestanti nella citta' di Bengasi. Secondo quanto riferiscono testimoni oculari, citati dalla tv araba 'al-Jazeera', cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti provocando la morte e il ferimento di molte persone (VIDEO). Le fonti locali non sono ancora in grado pero' di fornire un bilancio esatto delle vittime. Sempre fonti della tv qatariota hanno rivelato che questa mattina alcuni aerei militari carichi di armi per la polizia sono atterrati in un aeroporto a sud di Bengasi.
"Quella che ho visto oggi a Bengasi e' una vera e propria strage" ha affermato un medico, Suheil Atrash, nel corso di un'intervista telefonica con 'al-Jazeera'. "Ci sono stati scontri tra i manifestanti e le forze della sicurezza libiche - ha affermato - i poliziotti hanno aperto il fuoco e si contano molti morti e feriti".
Il medico sostiene "di sentire colpi d'arma da fuoco anche in questo momento mentre sto parlando al telefono". In particolare gli scontri sarebbero avvenuti subito dopo i funerali delle vittime delle violenze di ieri a Bengasi.
Sarebbero almeno 84 i morti nelle proteste, secondo Human Rights Watch che dal suo sito internet spiega che si tratta di un bilancio derivante da interviste telefoniche con ospedali e testimoni. L'organizzazione ha chiesto al governo di Tripoli di interrompere subito gli attacchi contro chi manifesta pacificamente e di proteggere i partecipanti ai cortei di sostegno al colonnello. Secondo il vicedirettore di Hrw per Medioriente e Africa settentrionale, Joe Stork, "le forze della sicurezza di Gheddafi hanno aperto il fuoco contro i civili e ne hanno uccisi a decine sono perché chiedevano un cambiamento".
Un esponente dei gruppi di opposizione libico intervenuto in diretta via telefono sul canale satellitare 'al-Jazeera Mubashir' ha riferito che "il valico di frontiera di 'Musaid' che divide la Libia dall'Egitto e' sotto controllo dei manifestanti che lo hanno occupato". "A Bengasi sono in corso forti scontri e questo regime vuole attuare una strage puntando sul fatto che non ci sono giornalisti nel paese - ha spiegato - per questo abbiamo preso il valico di frontiera che va dalla zona egiziana di Salum fino al villaggio libico di Umm Saad. Invito tutti i giornalisti che vogliono entrare nel paese a recarsi presso quel valico in modo da poter vedere cosa accade a Bengasi".
Il governo di Tripoli ha bloccato il segnale di Al Jazeera nel Paese. Oscurato completamente anche internet. L'obiettivo del leader libico è infatti quello di limitare la diffusione di notizie sugli scontri in corso tra manifestanti e polizia e gli appelli ad aderire alla protesta diffusi tramite il web, mezzo usato anche per chiamare alla rivolta in Tunisia e in Egitto. Al Arabiya cita come fonte Arbor Networks, una compagnia di monitoraggio di Internet con sede negli Stati Uniti, secondo cui il collegamento a Internet in Libia è stato definitivamente interrotto dalle due di questa mattina. L'accesso al web era già stato interrotto ieri dopo le proteste di piazze scoppiate a Bengasi.
In queste ore è in corso una nuova manifestazione contro il regime nella città di al-Bayda, nella parte orientale della Libia. Secondo 'al-Jazeera', i manifestanti si sono riuniti dopo i funerali delle vittime, 24 stando a fonti locali, degli scontri avvenuti ieri in città. Una grande manifestazione anti-Gheddafi è stata registrata ieri sera anche nella città di al-Zawiya, poco lontano da Tripoli, dove i manifestanti hanno distrutto alcuni manifesti del colonnello libico.
I membri storici dei Comitati rivoluzionari, pilastro fondamentale del regime di Gheddafi salito al potere nel 1969, hanno rassegnato le dimissioni nelle mani del colonnello per protesta contro i metodi violenti utilizzati dalla polizia per reprimere le manifestazioni.
Intanto secondo quanto riferito da gruppi di opposizione libica in esilio, i figli e i familiari del rais sono fuggiti all'estero in seguito all'ondata di proteste. I figli di Gheddafi avrebbero dirottato i loro capitali all'estero poco prima dell'inizio della protesta. La notizia è stata però smentita da fonti governative di Tripoli secondo le quali i figli del colonnello sono ancora tutti in Libia.
Uno di loro, Saad Gheddafi, tra era tra i fedelissimi del regime che ieri sera sono stati assediati dai manifestanti nell'albergo 'Uzu' di Bengasi. Secondo quanto riporta il sito 'Libya al-Youm', ritenuto vicino alle opposizioni, Saad e altri uomini fedeli al colonnello sarebbero riusciti a fuggire dall'albergo, ma ancora bloccati in città. Per liberare Gheddafi junior il governo ha inviato un commando composto da 1500 uomini della sicurezza guidati del genero del leader libico, Abdullah Senoussi, il cui compito è quello di riportare Saad sano e salvo a Tripoli. Ieri sera alcuni abitanti del quartiere dove si trova l'albergo avevano circondato la struttura per cercare di catturare il figlio del leader libico.
Dagli Stati Uniti arriva intanto la condanna delle violenze da parte del presidente Barak Obama che si è detto ''preoccupato'' per gli scontri e ha ''condannano l'uso della violenza contro i manifestanti pacifici".
