Palermo, morto marocchino che si diede fuoco. Schifani: chiedo indagine rigorosa
Palermo, 19 feb. - (Adnkronos) - E' morto nel reparto grandi ustionati dell'ospedale Civico di Palermo Noureddine Adnane, l'ambulante marocchino che una settimana fa si diede fuoco per protesta durante un controllo dei vigili urbani nella sua bancarella in via Ernesto Basile. L'uomo aveva riportato ustioni su gran parte del corpo e le condizioni respiratorie cardiache si erano ulteriormente aggravate nelle ultime ore.
Scene di disperazione sono seguite alla notizia. Il padre del giovane, a sua volta sposato e padre di famiglia, è uscito piangendo gridando tutta la sua disperazione per la morte del figlio. Numerosi amici e conoscenti, soprattutto marocchini, sono arrivati all'ospedale a omaggiare Noureddine. Proprio in questi giorni era attesa a Palermo la moglie del giovane.
Anche il presidente del Senato Schifani è arrivato all'ospedale civico di Palermo per rendergli omaggio. "Chiedo al sindaco di Palermo un'indagine amministrativa rigorosa, molto rigorosa, iper rigorosa e di non attenersi - ha sottolineato Schifani - agli schemi burocratici dei rapporti interni degli uffici perché è giusto e doveroso che vengono ascoltati anche i lavoratori marocchini e si accerti effettivamente come sono andate le cose nel rispetto delle istituzioni come quello del corpo della polizia municipale - ha aggiunto - ma ritengo che chi è deputato a imporre il rispetto della legalità deve dimostrare anche buon senso. Non sta a me dare giudizi su eventuali responsabilità di carattere morale, quelle giuridiche le accerterà la magistratura che con il suo riconosciuto rigore e la sua riconosciuta competenza farà le proprie indagini. Noi dobbiamo interrogarci fin da oggi affinché episodi come questi cioè assistere a un uomo che si da fuoco e che si uccide lasciando una moglie e una bambina piccola per il cui sostentamento ha lasciato la propria patria non succedano più. E' un dovere di tutte le istituzioni. Non voglio dare responsabilità a nessuno - ha chiarito il presidente del Senato - ma un po' di chiarezza sulle metodologie degli accertamenti che vengono fatti, attraverso un'indagine interna vada realizzata".
Schifani dopo aver espresso il suo cordoglio ai familiari del giovane ha poi incontrato i rappresentanti della comunità marocchina a Palermo.
"In questa settimana non mi sono mai allontanato dal reparto grandi ustionati e non abbiamo avuto l'aiuto di nessuno...", ha denunciato Rashid, cugino di Noureddine Adnane. "Mio cugino era un bravo ragazzo - dice tra le lacrime - aveva tutte le carte in regola e il permesso di soggiorno. Ma i vigili urbani vengono tutti i giorni dagli ambulanti per fare controlli. Venerdì, mio cugino è rimasto per 10 minuti con la bottiglia di benzina in mano minacciando di darsi fuoco per protestare contro l'ennesimo controllo, nonostante avesse tutte le carte in regola. Nessuno dei vigili urbani ha mosso un dito per impedirgli di darsi fuoco. E questa mattina sono venuti qua per dire che gli dispiaceva. Potevano anche evitare...".
Noi annuncia Zaher Darwist, responsabile immigrati per la Cgil Palermo "ci siamo rivolti a un pool di legali perché vogliamo che vengano accertate eventuali responsabilità per quanto accaduto a Noureddine Adnane, perché chiediamo giustizia".
