Scontri a Bengasi, è strage in Libia. Armi pesanti contro i manifestanti
Tripoli, 20 feb. (Adnkronos/Aki/Ign) - "Oggi ci sono stati nuovi scontri davanti al tribunale di Bengasi e si contano molti morti". E' quanto ha denunciato una manifestante libica in piazza contro il regime di Muammar Gheddafi, Intisar al-Aqili, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba 'al-Jazeera'. "I militari del battaglione al-Fadil Abu Omar, in buona parte mercenari provenienti da diversi paesi africani - ha spiegato - hanno aperto il fuoco sui manifestanti che celebravano i funerali delle vittime degli scontri di ieri. Ci hanno attaccato con armi pesanti e con l'ausilio degli elicotteri. Al momento non riusciamo a contare quanti morti ci sono in strada".
Anche il sito informativo libico 'Libya al-Youm' denuncia che "i militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino" come razzi Rpg e armi anti-carro.
Sarebbe di 250 morti e di 700 feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri pomeriggio a Bengasi tra manifestanti e forze della sicurezza libica fedeli a Muammar Gheddafi. Lo riferiscono fonti mediche dell'ospedale di al-Jala di Bengasi ad 'al-Jazeera'. In particolare a fornire queste cifre è il medico Nabil al-Saaiti il quale in un collegamento telefonico con l'emittente qatariota ha spiegato che "ieri agenti della sicurezza di origine africana reclutati dal regime hanno aperto il fuoco contro i manifestanti e il numero dei morti è tale che non riusciamo a metterli tutti nella camera mortuaria dell'ospedale per identificarli". Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello con cui chiedono medicine e donazioni di sangue, di qualsiasi gruppo sanguigno.
L'Independent parla di almeno 200 morti. Il quotidiano britannico cita un giovane libico residente in Gran Bretagna che ha parlato con i familiari ed ha ribadito la notizia, riportata da altri testimoni, sulla presenza di mercenari africani assoldati per reprimere la protesta. I militanti dell'opposizione libica con grosse difficoltà riescono di tanto in tanto a far trapelare notizie sulla loro città tramite i social network, come 'Facebook' e 'Twitter', spesso telefonando a loro parenti all'estero.
"Siamo riusciti a catturare un gruppo di 30 soldati inviati in città contro i manifestanti" ha affermato Miftah Saleh, uno dei manifestanti della città di Shahat, nei dintorni di al-Bayda, in un collegamento con la tv araba 'al-Jazeera'. "Abbiamo catturato un gruppo di soldati ed ora anche noi manifestanti siamo armati - ha detto - li hanno fatti giungere nella zona con un aereo atterrato nell'aeroporto locale. Sono in buona parte mercenari stranieri inviati per reprimerci e tra loro ci sono soldati del Ciad, della Nigeria, della Tunisia e dell'Algeria".
Un familiare del leader libico al giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat' ha rivelato che il Colonnello ''non fuggirà e non lascerà il paese anche se dovessero precipitare le cose perché intende morire qui".
Ieri intanto il Comitato popolare libico per la Giustizia, che corrisponde al ministero della Giustizia di Tripoli, ha emesso un decreto di amnistia per tutti i detenuti libici che hanno scontato più di metà della pena in carcere. Secondo quanto riporta il giornale libico 'Oea', considerato vicino a Siefulislam Gheddafi, l'amnistia riguarda le persone condannate per tutti i tipi di reati e sia per quelli che hanno subito pene detentive importanti che per quelli condannati con pene lievi.
