Libia, Ue: ''Stop a uso della forza''. Berlusconi allarmato: ''Inaccettabile violenza su civili''
Bruxelles, 21 feb. (Adnkronos/Ign) - I ministri degli Esteri dell'Unione Europea riuniti a Bruxelles "condannano la repressione in corso contro i manifestanti in Libia, deplorano la violenza e la morte di civili", esortando "la fine immediata dell'uso della forza". E, come si legge nelle conclusioni del Consiglio affari esteri, chiedono che "alle legittime aspirazioni ed alle richieste del popolo per le riforme si risponda attraverso un dialogo guidato dai libici aperto, inclusivo, significativo e nazionale, che porti ad un futuro costruttivo per il Paese e per il popolo".
"L'Unione europea è estremamente preoccupata dal livello delle violenze raggiunto in Libia" ha dichiarato l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton al termine del Consiglio Ue affari esteri.
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon ha telefonato al leader libico Muammar Gheddafi per dirgli che la violenza nel Paese "deve cessare immediatamente" e ha chiesto l'apertura di un ampio dialogo. Lo ha riferito il portavoce dell'Onu Martin Nesirki, spiegando che si è trattato di una conversazione "approfondita". Il segretario generale "ha espresso profonda preoccupazione per l'escalation della violenza e sottolineato che deve cessare immediatamente", ha riferito il portavoce. Ban ha anche ribadito la richiesta del rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani, fra cui quelli di pacifica assemblea e informazione. La Bbc dice di aver appreso che Gheddafi era in patria quando ha parlato con Ban Ki moon.
Il vice ambasciatore libico all'Onu ha chiesto che i suoi connazionali vengano protetti da quello che ha definito "un genocidio" compiuto dal governo. Di fonte alle notizie di aerei che sparano sui manifestanti a Tripoli, Ibrahim Dabbashi ha dichiarato che va proclamata una no fly zone sulla capitale libica.
"E' un vero genocidio sia nelle città orientali della Libia, sia quanto sta accadendo a Tripoli - ha detto alla Bbc - Le informazioni che stiamo ricevendo da Tripoli - ha aggiunto - sono che il regime uccide chiunque scenda in strada. Ci sono mercenari ovunque nelle strade e appena appare un manifestante lo uccidono. Per lo meno gli sparano contro".
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si legge in una nota, segue con estrema attenzione e preoccupazione l'evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Berlusconi è allarmato per l'aggravarsi degli scontri e per l'uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile.
L'Unione Europea e la Comunità internazionale, si legge nella nota, dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l'integrità e stabilità del Paese e dell'intera regione.
Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in una lettera inviata al suo omologo libico, Muhammad Abu-al-Kasim Zway, presidente del Congresso generale del popolo, ha chiesto di fermare le violenze e riconoscere ai cittadini il diritto a ''manifestare pacificamente'' e ad ''esprimere liberamente le proprie convinzioni''.
"L'Italia condanna la repressione in corso e deplora la violenza e la morte di civili" ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, leggendo le conclusioni della riunione dei capi delle diplomazie dei 27 a Bruxelles. La situazione in Libia "è molto grave, è sull'orlo della guerra civile" ha detto Frattini. "L'Italia - ha tenuto a precisare Frattini, replicando a chi gli chiedeva conto della nostra posizione, considerata più moderata rispetto a quella di altri - si riconosce nelle conclusioni. Ognuno, per le sue relazioni e per la sua storia, ha fatto la sua parte".
Frattini ha respinto l'ipotesi di sanzioni contro il regime libico, avanzata questa mattina dal collega finlandese Alexander Stubb. "C'è stata questa proposta - ha detto il titolare della Farnesina in una conferenza stampa - Molti altri colleghi hanno risposto che noi ora dobbiamo pensare a seguire il processo di transizione, non a creare le condizioni per un nuovo scontro per le decine di migliaia di cittadini europei che vivono in Libia".
E chi chiedeva chi dovrà guidare il processo di riconciliazione nazionale invocato dai capi delle diplomazie dei 27 riuniti a Bruxelles, il titolare della Farnesina ha risposto: "Sta al popolo libico decidere il suo futuro". Quanto al ruolo di Gheddafi, il ministro degli Esteri ha chiarito: "L'Unione Europea non ha mai detto chi deve restare e chi se ne deve andare. Non lo ha fatto in nessuno dei casi che si sono verificati finora e non lo farà adesso, non lo ha fatto per Mubarak (il presidente egiziano che si è dimesso lo scorso 11 febbraio, ndr) e non lo fa adesso".
L'Italia ha ribadito la richiesta di non essere lasciata sola nel caso di potenziali "enormi flussi migratori" che dovessero arrivare dalla Libia. Nella conferenza stampa a Bruxelles, Frattini ha avvertito: "L'Italia è il primo Paese destinatario di potenziali, enormi flussi migratori che, in caso di catastrofe e di caos, potrebbero riversarsi sulle coste italiane".
Al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri Frattini aveva auspicato che in Libia si avvii un processo di riconciliazione che porti ad una Costituzione e si era detto anche "molto preoccupato" perché ''si stanno affermando ipotesi di emirati islamici a est e questo, a poche decine di chilometri da noi, sarebbe un fattore di grande pericolosità".
Secondo Frattini, poi, l'Unione Europea "non deve interferire" nei processi in corso in Libia e più in generale in tutta la regione, deve limitarsi ad incoraggiarli. "L'Europa non deve esportare la democrazia - aveva sottolineato il titolare della Farnesina - Noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire, questo è il nostro modello europeo, prendetelo. Non sarebbe rispettoso dell'indipendenza del popolo, della sua ownership".
Su proposta di Roberto Maroni, Berlusconi ha deciso di convocare a palazzo Chigi per domani pomeriggio un vertice governativo per fare il punto della situazione e fronteggiare l'emergenza immigrati. L'opposizione punta il dito sull'immobilismo italiano e insorge, chiedendo che il capo della diplomazia italiana riferisca subito in Parlamento. Frattini lo farà mercoledì, anche se al momento non si sa se in Aula o in sede di Commissioni riunite.
