Roma, 22 feb. (Adnkronos/Aki) - ''Già a suo tempo avevamo criticato il pacchetto sicurezza e l'introduzione del reato di clandestinità, ma al di là di questo dobbiamo dire che è fallita la politica degli accordi bilaterali con la Libia sui flussi per fermare l'immigrazione''. E' quanto spiega il responsabile nazionale immigrazione della Caritas Oliviero Forti all'ADNKRONOS. Il tentativo di gestire il fenomeno migratorio ''attraverso scorciatoie costruite con accordi con un governo come quello di Tripoli - aggiunge i rappresentante della Caritas - ha dimostrato la sua debolezza''. Quanto sta avvenendo spiega ancora Forti, dimostra che ''non si possono stabilire accordi di questo tipo con un governo antidemocratico''. ''Non bisogna essere allarmisti né riduzionisti, tuttavia quello che si teme ora è un grande afflusso di profughi che potrebbero arrivare nei prossimi giorni dalla Libia'', prosegue Forti. L'organizzazione caritativa della Chiesa cattolica, che in questi giorni sta collaborando con il governo per gestire l'afflusso di immigrati e profughi in Sicilia, rileva che il problema potrebbe sorgere qualora ''le migliaia di profughi detenuti in Libia - grazie agli accordi con il regime per fermare i flussi migratori verso l'Europa - possano uscire dai campi di detenzione e cercare di raggiungere le nostre coste''. Il fatto è, spiega Forti, che si potrebbe riaprire non solo una frontiera, quella libica, ''ma un canale migratorio che dall'africa sub-sahariana, dal Corno d'Africa, porta al Mediterraneo. Si tratta di persone in fuga da Paesi che sono in guerra da anni''. Per ora invece ''la situazione è sotto controllo o stazionaria, il trend continua, ma si tratta di arrivi intorno alle 100-150 unità al giorno, la settimana scorsa arrivavano 1000 persone al giorno. I flussi dalla Tunisia sembrano rallentare''. Nel frattempo, il portavoce della commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmstroem fa sapere che, qualora ve ne fosse bisogno, la missione Frontex dispiegata due giorni fa a Lampedusa "può essere ampliata in termini di risorse umane e tecniche". Per il momento, ha poi riferito Michele Cercone "non abbiamo informazioni su arrivi a Lampedusa dalla Libia". Il portavoce ha poi precisato che la missione Frontex, nome in codice Hermes, conta su 30 esperti (provenienti da Belgio, Austria, Francia, Germania, Malta, Olanda, Portogallo, Spagna, Romania, Svezia e Svizzera), su 4 aerei e 2 elicotteri (messi a disposizione da Italia, Francia, Germania, Malta, Spagna e Olanda) e su due navi per il pattugliamento delle coste messe a disposizione dall'Italia. Sulla situazione di instabilità che sta interessando i Paesi dell'area del Mediterraneo e i relativi riflessi sull'immigrazione verso l'Italia e l'Europa, mercoledì si svolgerà a Roma una riunione dei ministri dell'Interno di Italia, Cipro, Francia, Grecia, Malta e Spagna. La riunione, voluta dal ministro Maroni, è finalizzata a sostenere la posizione espressa dall'Italia in seno all'Unione Europea e affermare una linea comune in vista del Consiglio Giustizia Affari Interni in programma il giorno successivo a Bruxelles. Intanto continuano gli sbarchi sull'isola. Salgono a 46 gli immigrati tunisini arrivati all'alba di oggi a Lampedusa direttamente sulla terraferma dopo essere riusciti a sfuggire ai controlli. In un primo momento erano stati bloccati dai carabinieri in 43, ma successivamente ne sono stati notati altri 3 facenti parte dello stesso gruppo di immigrati arrivati a Cala Pisana a bordo di una barchetta in legno. Ieri sono stati quasi duecento gli immigrati arrivati a Lampedusa a bordo di quattro barconi.