Dall'India alla Gran Bretagna, gli ambasciatori libici si dimettono: ''Servitori del nostro popolo''
Teheran, 22 feb. (Adnkronos/Ign) - Un ''massacro'', una repressione violenta contro i manifestanti che ''non è accettabile'', insomma ''un genocidio''. Sono state queste le motivazioni che hanno portato diversi ambasciatori della Libia nel mondo a rassegnare le proprie dimissioni dopo che il regime del colonnello Muammar Gheddafi ha represso nel sangue la rivolta anti-governativa.
L’ultimo a lasciare l’incarico diplomatico è stato oggi l’ambasciatore libico negli Usa, Ali Aujali. ''Mi dimetto dal servire l'attuale regime dittatoriale, ma non mi dimetterò mai dal servire il nostro popolo finché la sua voce non raggiungerà il mondo intero, finché i suoi obiettivi non saranno raggiunti", ha affermato Aujali in un'intervista all'emittente 'Abc'. L'ambasciatore ha quindi lanciato un appello al colonnello Muammar Gheddafi affinché faccia un passo indietro. "Gli chiedo di andarsene e di lasciare solo il nostro popolo".
Ma il primo ambasciatore a dimettersi è stato il rappresentante permanente della Libia presso la Lega araba, Abdel Moneim al-Honi, che domenica ha annunciato la sua intenzione di unirsi alla “rivoluzione”. Il suo esempio è stato seguito dal rappresentante diplomatico di Tripoli a Pechino, Hussein Sadiq Al Mousrati, che citato da al-Jazeera ha invitato tutti gli altri ambasciatori nel mondo a fare altrettanto. A raccogliere il suo invito è stato l'ambasciatore a Nuova Delhi, Ali al-Essawi, che ha definito “inaccettabile” la repressione violenta di manifestanti pacifici.
Lunedì si sono dimessi anche gli ambasciatori libici in Indonesia e in Bangladesh, mentre in Europa si è dimesso l'ambasciatore in Gran Bretagna, insieme a tutto lo staff. Stessa decisione per il rappresentante diplomatico libico in Polonia.
Anche l'ambasciata libica in Malaysia ha deciso di prendere le distanze dai metodi usati dal Colonnello per reprimere i manifestanti, chiedendo che “il regime venga rimosso immediatamente”. L'ambasciatore ha però annunciato di non voler rinunciare al suo incarico per continuare ad aiutare i cinquemila libici che vivono in Malaysia. Ieri anche la rappresentanza diplomatica di Tripoli a Canberra ha annunciato di aver tagliato i rapporti con Gheddafi. Incontrando le autorità australiane, l'ambasciatore Musbah Allafi ha infatti detto di “rappresentare il popolo libico e non il regime”.
Lunedì i rappresentanti diplomatici della Libia presso le Nazioni Unite avevano giudicato come “inaccettabile” la linea di repressione adottata da Gheddafi.
