Roma, 22 feb. (Adnkronos) - La Libia chiude i rubinetti del gas verso l'Italia. Ma l'escalation della crisi non dovrebbe avere ripercussioni sul sistema, che dipende da Tripoli solo per il 10% del totale degli approvvigionamenti. Ad assicurarlo, non appena è stata confermata dall'Eni la chiusura del gasdotto Greenstream, è stato il governo italiano attraverso il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. ''Il sistema non è a rischio'', ha puntualizzato, aggiungendo: ''non c'è alcun problema per noi''. Il Comitato di emergenza gas, che si riunirà domani mattina al ministero, comunque monitora con attenzione la situazione che si è venuta a creare dopo l'acuirsi della crisi in Gran Jamaharia. La sospensione delle forniture libiche mette a rischio oltre 9 miliardi di metri cubi di gas che, qualora la crisi dovesse perdurare, sarebbero compensati da maggiori iniezioni di gas da altri Paesi. Attualmente l'Italia riceve oltre 40 miliardi di metri cubi dall'Algeria (22,7 mld mc nel 2009) e dai paesi dell'ex Urss (20 mld mc nel 2009). Dall'Olanda e dalla Norvegia, arrivano in Italia oltre 8 miliardi di metri cubi che si aggiungono agli altri 8,7 mld di metri cubi (nel 2009) che provengono da altri paesi minori. Il sistema di stoccaggio di gas esistente in Italia, poi, può consentire, in caso di necessità, di avere un'ulteriore riserva per la sicurezza delle forniture, ha sottolineato il ministero dello Sviluppo Economico, precisando che in ogni caso sono ''assicurati i consumi per il medio-lungo periodo''. In Libia l'Eni ha ''in via precauzionale'' e ''temporaneamente sospeso'' alcune attività di produzione petrolifera e di gas naturale e sospeso la fornitura di gas attraverso il gasdotto Greenstream. I relativi impianti del gruppo petrolifero italiano ''sono stati messi in sicurezza'' e attualmente ''le installazioni di produzione e trattamento di idrocarburi nel Paese non hanno subito alcun danneggiamento''. Inoltre, ha spiegato il gruppo guidato da Paolo Scaroni, ''è in corso il completamento del rimpatrio dei dipendenti e dei familiari del gruppo avviato nella giornata di ieri''. In Libia rimangono ancora 34 dipendenti del gruppo presso i siti operativi e il presidio di Tripoli e l'Eni ha provveduto a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti, operando un costante monitoraggio della situazione in corso. Intanto l'Aie, l'Agenzia internazionale per l'Energia, ha fatto sapere di essere pronta a intervenire se necessario rendendo disponibile del petrolio ''sul mercato nel caso di significative interruzioni delle forniture, qualora gli approvvigionamenti alternativi non potessero essere disponibili in tempi rapidi''. L'Agenzia con sede a Parigi ha fatto sapere che comunque al momento non c'è questa necessità ma che ''monitorerà la situazione attentamente e costantemente''.