Roma, 23 feb. (Adnkronos) - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha annunciato in aula alla Camera la disponibilità del Governo a modificare il testo del decreto milleproroghe "su alcuni punti, a seguito delle consultazioni di questi giorni". Dopo un incontro con i capigruppo della maggioranza e del Pd, cui si è aggiunto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, Tremonti, quindi, ha elencato le norme del decreto che saranno oggetto di modifica: la normativa sui precari della scuola, con le assunzioni per provincia; la normativa sul personale Consob; le norme sul salvamento acquatico; quelle sugli immobili acquisiti per esproprio a Roma; il ripristino del decreto luglio per quanto riguarda i dipendenti del comune di Roma; la norma sugli incroci azionari fra tv e giornali; la proroga che riguarda la presidenza dell'autorità sugli appalti; modifiche sulle norme che riguardano le demolizioni edilizie in Campania; la proroga dei contratti nella zona dell'Etna. Il milleproroghe, comunque, sarà modificato rispetto al testo uscito dal Senato. ''I cambiamenti non saranno sul testo base ma sul testo del Senato'', ha spiegato il ministro. Nel pomeriggio, poi, il Cdm ha autorizzato la fiducia alla Camera sul decreto. Il Pd, da parte sua, giudica "ampiamente insufficienti" le proposte di modifica. Dario Franceschini ha riunito l'ufficio di presidenza del gruppo Pd: "La valutazione sulle proposte di Tremonti è stata molto negativa", si riferisce. Il Partito democratico chiede che "si torni al testo originario del decreto". No anche dall'Idv. ''Le modifiche illustrate da Tremonti sono irrilevanti rispetto a quanto richiesto dal presidente della Repubblica. Se il testo rimane questo e non ci saranno le modifiche sostanziali necessarie, Italia dei valori continuerà a votare contro'', ha affermato il vicepresidente dei deputati Idv Antonio Borghesi. Sull'iter del decreto è intervenuto lo stesso premier Silvio Berlusconi spiegando, senza fare mai riferimento al provvedimento, che avrà bisogno di tornare al Senato: ''Molto probabilmente c'è da fare un altro voto al Senato''. ''Quando leggo articoli di ottimi editorialisti che rimproverano noi che siamo al governo di non aver fatto le riforme - ha affermato poi il premier intervenendo agli Stati generali di Roma Capitale - mi viene una gran voglia di raccontare perché non si riescono, nella situazione in cui siamo, a fare le riforme, perché il nostro governo, come tutti i governi precedenti è dentro un assetto istituzionale che è stato determinato dai padri costituenti che, giustamente, per non rendere possibile, dopo il ventennio, un regime dittatoriale, spartirono il potere tra il presidente della Repubblica, il Parlamento, e la Corte Costituzionale. Al governo rimane soltanto il nome e la pura immagine del potere. Vi assicuro che chi occupa la presidenza del Consiglio di potere non ne ha alcuno''. Il presidente del Consiglio a questo punto descrive l'iter dei vari provvedimenti del governo, da quando vengono approvati dal Consiglio dei ministri a quando diventano legge, partendo dalla firma del presidente della Repubblica e dal suo ''consenso totale'' che deve accompagnare i decreti legge, sicché ''non è nella disponibilità del governo di fare i decreti, ci deve essere l'accordo e la firma del capo dello Stato''. Il premier ricorda le varie letture delle Camere e le eventuali modifiche e così ''quello che il presidente del Consiglio e il suo governo avevano concepito come un focoso destriero purosangue quando esce dal Parlamento se va bene è un ippopotamo e ricorda il nome di ippocavallo. Io vorrei che tutti foste consapevoli che se noi non facciamo le riforme istituzionali non c'è nessuna speranza'', ha concluso Berlusconi, confessando il suo ''sogno'' di potersi confrontare con un'''opposizione socialdemocratica''.