Scaroni: ''Non ci sono problemi di fornitura di gas per l'Italia''
Roma, 24 feb. - (Adnkronos/Ign) - "Non ci sono problemi di fornitura di gas per l'Italia". Ad affermarlo è l'ad di Eni Paolo Scaroni al termine della sua audizione al Copasir. "Noi in Libia normalmente produciamo 200mila barili equivalenti. Molti sono di gas. Ora ne produciamo circa 120mila barili. Assicuriamo le forniture di gas per il mercato domestico libico" sottolinea Scaroni aggiungendo che "abbiamo i campi onshore e in particolare quello di Wafa nell'ovest della Libia che funzionano regolarmente. Abbiamo ancora 34 espatriati che sono li per loro scelta. La situazione -rileva Scaroni- è un po' di emergenza ma le cose vanno avanti".
"Una delle ragioni per cui abbiamo messo in sicurezza i campi -spiega Scaroni- è perché i nostri libici sono andati a casa e senza di loro è difficile rimettere in funzione i campi. E' difficile immaginare quando si tornera' alla normalita'". In ogni caso, sottolinea l'ad dell'Eni, "il problema della fornitura di gas per l'Italia non si pone: la Libia rappresenta relativamente poco, circa il 10% del fabbisogno italiano, e siamo verso la fine della stagione invernale e in tutta Europa c'è gas in abbondanza".
Quindi, osserva Scaroni, nessun problema di fornitura per l'Italia anche "grazie agli investimenti che ha fatto l'Eni in particolare con i gasdotti Tag e Ttpc". L'ad dell'Eni annuncia poi che il gruppo ha aumentato "i flussi provenienti dal nord e dall'Algeria", quindi, "non vedo problemi né a breve né a lungo termine". L'Eni intanto ha mantenuto i contatti anche con la compagnia petrolifera libica. "Non siamo in contatto con il governo libico ma con l'ambasciatore libico a Roma. I nostri tecnici hanno contatti con i tecnici della Noc. Per il momento i contatti continuano" sottolinea Scaroni.
Per quanto riguarda il rischio che la crisi nel Maghreb si estenda anche ad altri paesi come l'Algeria Scaroni sottolinea che si tratta di una "valutazione difficile da fare. In Egitto abbiamo vissuto un ricambio senza traumi e senza che perdessimo un barile di petrolio o di gas. Guardiamo al futuro con tranquillità".
La crisi libica ha invece ''giocato un ruolo sull'impennata del petrolio'', che veleggia verso i 120 dollari al barile, ma le ragioni sono da ricercare nella ''speculazione'' e non hanno ''niente a che vedere con la sicurezza degli approvvigionamenti. E' vero che importiamo molto petrolio dalla Libia ma è facile da rimpiazzare con altre produzioni". Per Scaroni "se la situazione politica internazionale si tranquillizzasse il prezzo del petrolio dovrebbe scendere sotto i 100 dollari".
