Polemiche a New York per cartellone anti-abortista contro le afroamericane
New York, 24 feb. (Adnkronos Salute) - Polemiche a New York City, divampate nel centralissimo quartiere di Soho, tra i piu' trendy di Manhattan. A scatenarle un grande manifesto anti-aborto affisso a pochi passi da una delle sedi di 'Planned Parenthood', la maggiore rete di cliniche abortive Usa. Nel cartellone al centro delle polemiche, una bimba di colore guarda preoccupata l'obiettivo. In alto una scritta che recita: "Il posto piu' pericoloso per un afro-americano e' il grembo materno".
A finanziare il manifesto delle polemiche, subito tacciato di razzismo, l'organizzazione Life Always, associazione che si batte contro le interruzioni volontarie di gravidanza. La scelta di mettere nel mirino le afro-americane e' nata dalla constatazione che, tra i neri, i tassi di aborto sono di gran lunga piu' alti che nel resto della popolazione americana.
"Stanno attaccando le donne sulla loro scelta di abortire e contemporaneamente mirano a distruggere la pianificazione familiare - accusa Mary Alice Carr, portavoce della sede newyorkese dell'Istituto nazionale per la salute riproduttiva - La loro ipocrisia e' grande tanto quanto questo odioso cartellone". Che a quanto pare non e' destinato a restare solo troppo a lungo. Dara' infatti il la a una campagna nazionale che vedra' diversi manifesti apparire nei prossimi due mesi in tutto il Paese.
Secondo Rebecca Wind, portavoce del Guttmacher Institute, centro di ricerca newyorkese per la salute sessuale e riproduttiva, i tassi di aborto piu' alti tra le afro-americane sono in parte attribuibili alla "mancanza di servizi adeguati" in molte comunita' nere, che "hanno finito per provocare un numero maggiore di gravidanze indesiderate".
Ma secondo Life Always, la 'campagna provocazione' e' un tentativo "di sensibilizzazione" del pubblico "attraverso la pubblicita'", un mezzo che va usato anche "per educare e responsabilizzare gli individui". I critici, tuttavia, sottolineano il carattere fuorviante del manifesto. "Il problema - secondo Carr - e' che stanno facendo una campagna puntando il dito contro un gruppo di donne. L'obiettivo e' farle sentire colpevoli".
