Libia, il 'tesoro' del clan Gheddafi: dal petrolio alle tlc
Tripoli, 24 feb. - (Adnkronos/Aki) - Il clan del leader libico Muammar Gheddafi avrebbe ammassato un ingente 'tesoro' finanziario, tra i proventi del petrolio e investimenti nell'edilizia e nelle tlc. E' quanto emerge dagli ultimi dispacci di WikiLeaks, riportati dal quotidiano Financial Times.
Secondo i cablotaggi dei diplomatici Usa i membri della famiglia Gheddafi sarebbero coinvolti in prima persona "in affarri lucrativi" con interessi nel "settore petrolifero e del gas, delle telecomunicazioni, infrastrutture, sviluppo, hotel, media, e distribuzione beni di consumo".
I figli godrebbero delle entrate della compagnia petrolifera nazionale e delle sussidiarie, un settore che genera decine di miliardi di dollari l'anno grazie all'export. I cable spiegano che Saif al-Islam, secondo figlio di Gheddafi e di fatto il suo delfino, ha accesso all'industria petrolifera attraverso la sussidiaria "One-Nine Group". La figlia Aisha Muammar avrebbe stretti legami nel settore energetico e dell'edilizia, mentre il figlio maggiore beneficerebbe degli introiti delle tlc e dei servizi internet.
Il terzo figlio Saadi e' impegnato con la squadra di calcio, il comitato olimpico e la carriera militare" ed e' stato coinvolto nella 'guerra' della Coca Cola, intrapresa dal leader libico contro la multinazionale americana. Secondo il colonnello e' stato verificato che le sostanze utilizzate per produrre la Coca-Cola provengono dal continente africano nero e quindi pretenderebbe un risarcimento.
Nel 2009 Moamer Kadhafi ha deciso di investire 16 milioni di euro in un hotel ed in uno stabiliimento di imbottigliamento dell'acqua nell'Aquila colpita dal terremoto. Gli attivisti sono sul piede di guerra e chiedono alle autorita' finanziarie straniere di rintracciare e quatificare gli asset dei Gheddafi.
"Bisogna immediatamente indagare e congelare ogni asset fino alla fine dell'inchiesta" attacca Huguette Labelle, capo del board esecutivo di Transparency International. A fare i conti in tasca al clan ci prova Alister Newton, analista della della banca giapponese Nomura. "Non mi sosprenderebbe se ammontasse a miliardi di dollari" dice al Guardian.
