Roma, 25 feb. (Adnkronos/Ign) - Le città di al-Zawiyah e di Misurata sono completamente in mano ai manifestanti e non si registra la presenza delle milizie fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya' che cita testimoni nelle due città libiche. Secondo i siti dell'opposizione, questa mattina le forze fedeli a Gheddafi hanno condotto un solo attacco contro al-Zawiyah e sono ancora fuori dalla città. I gruppi di opposizione libici hanno proclamato per oggi una serie di manifestazioni contro il regime di Muammar Gheddafi. Secondo quanto si legge sui siti dell'opposizione, nelle città in mano ai ribelli si prevedono ingenti manifestazioni contro il raìs. Gli oppositori hanno invitato anche i cittadini di Tripoli a scendere in strada dopo la preghiera del venerdì islamico, ma non è chiaro se l'appello verrà ascoltato o meno. Polizia e uomini della sicurezza fedeli a Gheddafi si stanno schierando nei dintorni delle principali moschee di Tripoli. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeera', secondo la quale la polizia si prepara a intervenire nel caso di manifestazioni. E' in festa Bengasi, la seconda città per grandezza della Libia, dove i manifestanti pro-democrazia stanno celebrando il controllo dell'amministrazione locale. Bengasi è attualmente governata da un comitato di giudici e di avvocati, che hanno rivolto un appello urgente agli abitanti affinché ritornino al lavoro. "Manterremo gli impegni presi dalla Libia con le compagnie petrolifere e per il funzionamento dei terminal petroliferi" ha reso noto la direzione temporanea dei rivoltosi libici che controllano Bengasi, secondo quanto riferisce 'al-Arabiya'. ''AUMENTIAMO GLI STIPENDI'' - La tv pubblica di Tripoli ha annunciato che le autorità libiche hanno aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici in Libia, come promesso nei giorni scorsi da Gheddafi, e "sono stati aumentati anche i sussidi alle famiglie numerose del paese". In particolare, il governo della Libia ha stanziato 550 dinari, pari a 400 dollari, per ogni famiglia. L'obiettivo, dichiarato da Tripoli, è quello di aiutare il popolo a far fronte all'aumento dei prezzi del cibo. Aumenteranno del 150 per cento, invece, gli stipendi di alcuni lavoratori del pubblico impiego, come ha precisato la tv di stato libica. Attualmente è in corso in Libia un tentativo di dare una nuova direzione politica al paese, che possa sostituire il regime. Secondo quanto riferisce 'al-Jazeera', personalità politiche della Cirenaica e della Tripolitania, tra cui anche i membri del governo libico passati con i manifestanti, stanno trattando in queste ore con i capi tribù e i leader della rivolta per formare una nuova direzione politica del paese. Per protesta contro il regime di Muammar Gheddafi il procuratore generale libico, Abdelrahman Al-Abbar, ha annunciato le sue dimissioni. In un videomessaggio diffuso da 'al-Jazeera', il procuratore ha affermato: "Mi dimetto perché non posso accettare che sia stato versato tutto questo sangue del mio popolo". LA FAMIGLIA GHEDDAFI - Saifulislam Gheddafi, il delfino del colonnello libico, avrebbe chiesto aiuto all'ex primo ministro britannico Tony Blair per mettere fine alla rivolta popolare in corso nel Paese nordafricano. Lo ritiene uno stretto alleato del secondogenito del colonnello libico che al 'Mail' definisce l'esponente britannico come un ''buon amico'' del regime libico e ricorda che ''fino allo scorso anno Tony Blair aveva incontri con il leader''. Secondo Orlando Fernandez Medina, ex governatore dello stato di Lara, nel nord-ovest del Venezuela, citato dal 'Telegraph', uno dei figli di Gheddafi sarebbe da due giorni sull'isola venezuelana di Margarita. La fonte, che non precisa quale figlio del Colonnello si troverebbe nel paese dell'America Latina, afferma che la circostanza spiegherebbe le recenti frasi del ministro degli Esteri britannico William Hague, che nei giorni scorsi ha dichiarato che lo stesso Gheddafi avrebbe cercato rifugio in Venezuela. Mentre il più giovane dei figli del raìs, Saif al-Arab, si sarebbe unito alla rivolta contro il regime guidato dal padre per 41 anni. E' quanto scrivono oggi i media iraniani. L'agenzia di stampa Irna precisa che Saif al-Arab era stato inviato dal padre per aiutare le forze di sicurezza a reprimere i manifestanti pro-democrazia nell'est della Libia, ma una volta giunto a Bengasi si sarebbe unito ai rivoltosi. Considerato quello con il profilo più basso tra i figli di Gheddafi, Saif al-Arab ha anche dichiarato che suo padre potrebbe suicidarsi o rifugiarsi in America Latina. Secondo quanto scrive 'Press Tv', Saif al-Arab avrebbe avuto l'appoggio di truppe da combattimento ed equipaggiamento militare per rafforzare la rivolta.