Milleproroghe, Camera approva il decreto Fini a Di Pietro: governo non è Gheddafi
Roma, 25 feb. - (Adnkronos) - La Camera ha approvato il Milleproroghe
con 300 voti a favore e 287 contrari. Il decreto ora torna al Senato.
Il via libera alla fiducia era arrivato in mattinata, con 309 voti favorevoli e 287 voti contrari. Subito dopo il governo era stato battuto su un ordine del giorno presentato dall'Udc sull'anatocismo. Il sottosgretario all'Economia, Alberto Giorgetti, aveva dato parere favorevole con riformulazione, che però non era stata accettata dal primo firmatario, Amedeo Ciccanti. Il parere a quel punto era diventato contrario, ma l'aula ha approvato comunque l'ordine del giorno.
A un certo punto il presidente Fini ha dovuto sospendere la seduta visto che, mentre per l'Idv prendeva la parola Antonio Di Pietro, i banchi dell'esecutivo in aula erano vuoti. I lavori sono ripresi subito dopo per l'arrivo del sottosegretario Laura Ravetto, che però si è attardato prima di sedersi al posto che compete al governo. ''Onorevole Ravetto - è intervenuto ancora Fini - se lei non si siede la seduta non può riprendere. E la prego di riferire al ministro dei Rapporti con il Parlamento che è senza precedenti quello che sta accadendo quest'oggi''.
Fini ha poi bacchettato Antonio Di Pietro, che nella sua dichiarazione di voto sul decreto legge 'milleproroghe' aveva sottolineato che "questo governo ormai ha tutte le sembianze del governo libico, né più né meno". "Seppure in modo irrituale, me ne rendo conto - ha affermato la terza carica dello Stato - mi permetta di farle osservare che non può essere consentito in quest'Aula paragonare un governo democraticamente eletto, per quanto possa essere avversato, ad una feroce e spietata dittatura quale quella del colonnello Gheddafi. E soprattutto in giornate come queste, credo che, comprendendo la passione politica, utilizzare termini corrispondenti alla realtà sia un dovere per tutti".
Non è mancato un botta e risposta in Aula tra il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e il presidente della Camera. "Sono costretto a rilevare", ha esordito il primo al termine della sua dichiarazione di voto sul decreto legge 'Milleproroghe'. "Sono costretto a rilevare - lo ha interrotto Fini - che ha già superato di cinque secondi, ma siccome immagino quel che lei intende dire le do trenta secondi per dirlo". "La ringrazio - ha ripreso Cicchitto - i trenta secondi li spendo in una parola sola: la situazione è istituzionalmente insostenibile e lei si trova in una situazione di contrasto e di contraddizione fra la sua figura di presidente della Camera e di leader di un partito politico". "Concordo con lei - è stata la replica di Fini - che la situazione è istituzionalmente insostenibile".
In occasione della fiducia, nelle file del centrodestra c'erano 11 assenti. Al completo la maggioranza avrebbe quindi raggiunto quota 320. Assenti 7 deputati del Pdl (in missione i ministri Mara Carfagna e Franco Frattini e il sottosegretario Stefano Saglia), 2 della Lega (in missione il ministro Roberto Maroni, non ha votato Giacomo Chiappori) e Maurizio Grassano dei Responsabili. Assente anche il repubblicano, Francesco Nucara (impegnato con il congresso).
Inoltre, non hanno partecipato anche il deputato di Mpa Ferdinando Latteri e Antonio Gaglione del gruppo Misto: i due vengono dati in arrivo dal centrodestra in 'quota' maggioranza. Per quanto riguarda l'opposizione (hanno votato in 287) non hanno partecipato al voto 5 deputati del Pd, 3 dell'Udc, 5 di Fli, tutti presenti i parlamentari di Api, mentre per i Liberaldemocratici era assente Daniela Melchiorre (in missione) e Italo Tanoni non ha partecipato al voto. Anche per questi ultimi due si rincorrono le voci su un loro riavvicinamento alla maggioranza. Nell'Idv non hanno votato Gabriele Cimadoro e il capogruppo, Massimo Donadi, in missione. E non ha votato anche il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: al momento del voto stava dichiarando alle televisioni in sala stampa.
Alla votazione era presente invece il premier Berlusconi. Dopo aver votato, èuscito dall'Aula per incontrare alcuni deputati nei corridoi adiacenti. In particolare si è soffermato per alcuni minuti in un fitto colloquio con l'ex Fli, ora tra i Responsabili Maria Grazia Siliquini. Qualche parola il Cavaliere l'ha quindi scambiata con altri parlamentari tra cui Aracu, Perino, Angelucci e Scelli.
