Sharm el Sheikh, 27 feb. (Adnkronos) - A Sharm el Sheikh, la rivoluzione d'Egitto non c'è stata. Lungo le spiagge sul Mar Rosso o i ''ring'' che segnano il confine con il deserto, nei centri benessere degli alberghi o negli insediamenti dei beduini, nulla sembra cambiato dal 25 gennaio. L'unica differenza, la segna la quasi totale assenza di turisti rispetto alla norma in questa stagione, bassa, ma comunque con il 70% in media di stanze occupate: ed è una situazione al limite del paradosso perché qui, non è mai accaduto nulla, a parte si intende la comparsa degli squali a riva nei mesi scorsi, la turista tedesca uccisa da uno di questi esemplari. Non vi sono state manifestazioni di protesta, non vi sono stati sostenitori di Mubarak per contrastarle con violenza, anche se l'ex presidente egiziano in questa località ha numerosi interessi economici, diverse ville, in una delle quali avrebbe trovato il suo rifugio dopo le dimissioni. Contrariamente alle voci che circolavano altrove nei giorni dell'emergenza, qui non sono mai comparsi mezzi militari. A eccezione dei due blindati che da sempre fanno da check point sulle due strade che portano a Sharm, quella dal Cairo, e quella da Taba, Israele Il governatore della regione del Sud del Sinai, Mohammed Abdel Fadil Shosha, si spinge ben oltre le testimonianze raccolte fra diversi residenti, egiziani o italiani. E assicura che la situazione, qui sul Mar Rosso, ''non cambierà neanche in futuro'', e non solo la situazione della sicurezza, sottolinea, ma anche quella politica. Più pragmatica la previsione di Ernesto Preatoni, fra gli italiani con i maggiori investimenti a Sharm. Nella conferenza stampa che ha organizzato ieri insieme a Shosha per ''far ripartire la macchina'' che ogni anno porta qui cinque milioni di turisti dopo la crisi, spiega: ''qualunque sistema politico arriverà dopo questo non potrà non continuare a sfruttare questa miniera d'oro, che è il sole, il mare, la vicinanza all'Europa, che ha prodotto decine di migliaia di posti di lavoro, tanti soldi di imposte a favore dello stato egiziano''. Gli interessi in gioco quindi sono alti, per gli investitori stranieri come per le autorità egiziane. Che in questo periodo di assenza di turisti hanno contribuito, attraverso fondi del ministero del Lavoro, al pagamento dei salari degli egiziani che lavorano negli alberghi di proprietà locale e straniera. Per evitare altre interruzioni che avrebbero potuto danneggiare ancora di più il settore, e non da ultimo portare le proteste anche qui. Shosha descrive il contributo come significativo. In una intervista all'Adnkronos, Preatoni assicura invece che non ha superato il 15% del capitolo di spesa per la forza lavoro. ''Sul piano economico qualche cambiamento ci sarà sicuramente -ammette l'imprenditore- ci saranno molte più rivendicazioni, ci sarà anche qualche sciopero, un aumento dei salari notevole che porterà una elevata inflazione e quindi a una elevata svalutazione della lira egiziana. Ma per gli operatori del settore turistico, sul piano economico non cambierà nulla se ci sarà una inflazione per esempio del 15-20%, una svalutazione della lira egiziana del 15-20%, essendo noi pagati in euro o in dollari. Malgrado gli aiuti, nei giorni della rivolta, ''i lavoratori egiziani di qui qualche tensione l'avevano: se vanno via i turisti, va via anche il loro salario'', ci spiega Marco Nones, che a Sharm, dove è arrivato da Genova una decina di anni fa, ha un centro di apnea- ''ma il giorno delle dimissioni di Mubarak, si è sentito qualche strombazzamento per strada, niente di più''. A Sharm el Sheikh gli egiziani non sono studenti, non professionisti, e neanche disoccupati. Non fanno parte cioè delle componenti sociali che hanno alimentato le proteste al Cairo come a Suez, ad Alessandria e in molte altre località del paese. Chi lavora qui, da qualche anno, contrariamente a quanto accadeva prima, vi si è trasferito in modo stabile, ha portato la famiglia, ha iniziato a vivere nelle cosiddette ''case staff'', decine di condomini di tre piani a ridosso del deserto. Strade non asfaltate, ma condizionatori d'aria in ogni appartamento e intonaco immacolato. L'unico altro segno della rivolta quindi, oltre alle camere vuote, è la scomparsa di una gigantografia di Mubarak all'ingresso della Sharm el Sheikh vera e propria, il vecchio villaggio di pescatori trasformato in 'Old Market' di spezie, narghilé e statuine. Poco distante, è stata tolta anche la statua del deposto presidente rimasto al potere per oltre trent'anni e la voce che gira, priva di alcuna conferma, è che a farlo siano stati i militari tre giorni prima delle sue dimissioni.