Libia, scontri a Misurata: 23 le vittime. Nave San Giorgio è arrivata a Catania
Tripoli, 27 feb. - (Adnkronos/Aki) - E' di 23 morti e 235 feriti il bilancio finale degli scontri avvenuti ieri a Misurata tra i ribelli e le milizie fedeli a Muammar Gheddafi per la presa dell'aeroporto cittadino. E' quanto rendono noto i rivoltosi che hanno assunto il controllo della citta' libica secondo quanto riferisce il sito 'Libiya al-Youm'. Si tratta di un bilancio ufficiale e per questo i ribelli hanno pubblicato la lista con i nomi delle 23 persone morte negli scontri a fuoco di ieri. Il bilancio dei morti potrebbe però salire nelle prossime ore perché tra i feriti ci sono molti che versano in gravi condizioni.
E violenti combattimenti si sono registrati la scorsa notte nella città occidentale libica di al-Zawiyah. Secondo quanto riferisce il quotidiano arabo 'al-Quds al-Arabi', che cita alcuni testimoni, "le forze fedeli a Gheddafi hanno sferrato un duro attacco provocando il ferimento di molte persone. A sparare erano soldati mercenari che hanno usato le armi pesanti per bombardare la città". Secondo questa fonte dall'inizio della rivolta sono una cinquantina le persone uccise in quella zona. Al-Zawiyah è ancora in mano ai ribelli ma nella periferia sono presenti le truppe fedeli a Gheddafi.
Un gruppo di giovani ha invece occupato ieri notte il valico di frontiera di Nalut, che divide la Libia dalla Tunisia. Secondo quanto riferisce un testimone presente nella zona, alla tv 'al-Arabiya', un gruppo di giovani ha preso d'assalto il valico di frontiera cacciando le guardie presenti. I manifestanti chiedono alle organizzazioni umanitarie di recarsi sul posto per entrare in Libia e portare aiuti alla popolazione. Sempre ieri notte le milizie fedeli a Gheddafi hanno occupato un altro valico di frontiera, quello di Ras Ajdir, posto lungo il confine tunisino nella parte che si affaccia sulla costa, considerato il principale valico che divide i due paesi.
Intanto in mattinata la nave San Giorgio, della Marina militare italiana, è arrivata nel porto di Catania. A bordo, 258 persone. Tra questi, 121 italiani, che hanno lasciato la Libia dopo le violenze degli ultimi giorni. Oltre ai 258 passeggeri, a bordo c'era anche un equipaggio di 250 unità. Tra i passeggeri anche sei inglesi, tre marocchini, tre algerini, tre austriaci, otto romeni, undici messicani, quattro francesi, trentanove turchi, sette tedeschi, tre egiziani, sette portoghesi, due slovacchi, quattro filippini, sei ucraini, sei olandesi, cinque indiani.
''Essere riusciti a tornare in Italia per noi è un miracolo, lì cominciava a essere triste'', afferma Francesco Baldassarre, 34 anni, sbarcato dalla nave San Giorgio insieme con il padre Gino, di 54. Entrambi di Brindisi, sono dipendenti della 'Tecnomontaggi' e sono rientrati in Italia su disposizione della loro azienda. "Entrare sulla nave è stato un po' problematico - aggiungono- Ci fermavano ai posti di blocco, erano armati, comunque ci hanno scortati e sentivamo dire che a 15 chilometri da noi stavano bombardando l'aeroporto di Misurata''. Hanno poi raccontato ai giornalisti presenti che la situazione nel campo dove erano ospitati ''era abbastanza tranquilla''. Padre e figlio hanno detto che non lavoravano più da martedì scorso. ''Ci hanno trattati bene - ha detto Guido Baldassarre - i libici ci hanno trattati bene''.
''Misurata è in mano agli insorti ma in città non si spara. Sono venute fuori notizie allarmanti, che eravano circondati, ma non è vero nulla. Un grazie agli amici libici che lavorano lì con noi e sono stati veramente bravi. Sono stati lì giorno e notte a difendere il loro lavoro. Noi li abbiamo aiutati dando loro una tenda e un container e loro ci hanno fatto la guardia giorno e notte. E' stato un bel rapporto e ci hanno consentito di arrivare al porto'', ha affermato dal canto suo Evaldo Botti, di Pinerolo. ''Il nostro lavoro - ha aggiunto - è stato interrotto e speriamo di riprenderlo. Domani sarò all'Impregilo a Milano e vedremo di riorganizzare tutto. Noi siamo pronti a tornare quanto prima. Ora vado a fare una doccia perché puzzo come un caprone...''.
