Roma, 4 mar. (Adnkronos/Aki) - Se Gheddafi resta al potere, l'Italia sarà il Paese che pagherà il prezzo più alto. E' questa l'analisi dell'avvocato Mario Barone, ex amministratore delegato della Banca di Roma e tra i fondatori dell'Ubae Arab Italian Bank, la banca che dal 1972 tesse le trame finanziarie sull'asse Roma-Tripoli, di cui è stato vice presidente esecutivo. Decano dei banchieri vicino a Giulio Andreotti, con un'esperienza trentennale nell'istituto capitolino, Barone durante un'intervista con AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL afferma inoltre di credere che sia in corso "un negoziato segreto" tra la Libia e gli Usa per una "comoda" uscita di scena del clan del colonnello. "Se Gheddafi vincerà, Italia sarà il Paese che pagherà il conto più alto - sostiene il banchiere - lui ha sempre odiato l'Italia. Se il colonnello resta, il nostro Paese sarà malmenato per la linea che ha avuto in queste settimane di rivolta, prima di prudenza e poi di presa di distanza''. Di certo, incalza "non saremo più i favoriti''. ''L'autostrada non si farà, la faranno altri, cinesi, indiani: tutti interessati al petrolio libico'' osserva il banchiere riferendosi ai 1700 km di collegamento costiero che Roma si è impegna a finanziare per un valore di circa 3 miliardi di euro a patto che l'opera venga realizzata da imprese italiane. Attento conoscitore della Libia, Barone prova poi a immaginare il Paese africano senza il colonnello che governa con pugno di ferro dal 1969. ''Senza Gheddafi immagino grandi disordini in Libia, perché è un Paese disomogeneo. Oggi nessuno può dire chi arriverà al governo''. Quanto all'Italia, ''noi non perderemmo, abbiamo pacchetti azionari che si possono congelare e tenere a tempo indefinito''. Ma, prosegue, ''fare previsioni sulla Libia è sempre un po' azzardato perché nessuno conosce le vere idee di Gheddafi". In ogni caso ''credo che sia in corso un negoziato segreto con gli Usa e la Gran Bretagna per una comoda uscita di scena del colonnello e soprattutto per i figli" afferma, magari permettendo loro di preservare quanto possibile il patrimonio accumulato. "Washington e Londra non hanno alcun interesse a vedere il petrolio libico nelle mani della Cina'' osserva, in merito ai recenti ammiccamenti di Tripoli verso il colosso asiatico. Certo "la situazione si sta protraendo più di quanto si pensasse e il leader credo pensi ad mediazione che gli permetta di restare, cosa che però io ritengo impossibile" dice Barone indicando nell'indagine del Tribunale penale internazionale per crimini contro l'umanità il 'tallone d'Achille' del colonnello. ''E' difficile dire quanto resisterà Gheddafi. Il colonnello ha un'alta concentrazione di armi con cui ha armato esercito'' spiega, osservando che il limite principale dei rivoltosi è ''la mancanza di una guida unitaria, di un capo riconosciuto''. Di certo Gheddafi ''credo voglia immolarsi fino alla fine, non lo vedo in esilio in Nicaragua o Ciad''. Tenterà di resistere fino all'ultimo ed è per questo che ha aperto alla proposta di mediazione venezuelana, osserva infine Barone. ''Se venisse una missione internazionale nel Paese - conclude - sarebbe modo per prendere tempo e restare di più al potere''.