Tripoli, 4 mar. (Adnkronos/Aki/Ign) - La città di al-Zawiyah, in Tripolitania, sarebbe stata riconquistata dalle brigate fedeli a Muammar Gheddafi. Lo ha annunciato la tv di stato libica secondo la quale "la città è stata riportata in sicurezza. Molti giovani hanno riconsegnato le loro armi e si sono arresi". Ma una fonte dei ribelli libici della città invece spiega: "Al-Zawiyah è completamente circondata dalle brigate di Gheddafi, ma non è ancora caduta". Secondo la fonte "si contano molte vittime, ma stiamo ancora resistendo nel centro della città". Un testimone ha riferito alla tv araba 'al-Jazeera' che è di 50 morti e 200 feriti il bilancio degli scontri tra miliziani fedeli al raìs e ribelli. Secondo il testimone, "ad al-Zawiyah è in corso una strage''. Tra le vittime ci sarebbero anche il capo delle milizie dei rivoltosi di al-Zawiya, il colonnello Hussein Darbouk, e il suo numero due. Anche nella piazza Verde di Tripoli sono in corso violenti scontri. Nella capitale oggi si è svolta una manifestazione di protesta. E da ieri sera, secondo quanto denunciano alcuni siti dell'opposizione libica sul web, i telefoni e la rete internet sono fuori uso a Tripoli. Proseguono in queste ore anche i raid aerei libici su Brega, ai quali i rivoltosi rispondono con la loro contraerea. In mattinata l'aviazione di Tripoli ha bombardato di nuovo il terminal petrolifero della città della Libia orientale teatro di duri scontri. Secondo 'al-Arabiya', l'aviazione libica ha bombardato anche Misurata in Tripolitania e Ajdabiya in Cirenaica, mentre le truppe di terra hanno occupato alcuni terminal di petrolio ad Ajdabiya. Le brigate fedeli al Colonnello inoltre avrebbero ucciso 20 miliziani della tribù degli al-Najuf, originari di Ras Lanuf, dove sono in corso violenti combattimenti. Secondo 'al-Arabiya', i miliziani tribali sono stati uccisi perché si sono rifiutati di reprimere con la forza i rivoltosi presenti nella loro città. Nel frattempo i ribelli hanno conquistato questa mattina la città costiera libica di al-Uqaylah, un piccolo centro che si trova 20 chilometri a ovest di Brega. E' stato intanto riaperto l'aeroporto internazionale Benina di Bengasi e accoglierà i voli organizzati dai libici in esilio all'estero, in particolare in Europa. A darne notizie è il sito internet del movimento '17 febbraio' che sta guidando la rivolta delle città orientali. "Abbiamo riaperto l'aeroporto - si legge - affinché i giovani libici all'estero possano unirsi ai loro fratelli delle città libiche che combattono contro i miliziani mercenari di Gheddafi''. Intanto, l'Interpol ha spiccato un mandato di cattura internazionale per Gheddafi e per 15 dei suoi collaboratori più stretti. Lo ha annunciato la tv satellitare 'al-Arabiya'. L'organizzazione internazionale della polizia ha diffuso un allarme globale nei confronti del leader libico. L'allerta invita i 188 membri dell'Interpol a collaborare nella realizzazione delle sanzioni contro la Libia e ad offrire assistenza al Tribunale Penale Internazionale nell'inchiesta sui crimini contro l'umanità commessi dal regime di Gheddafi. Stamattina il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha affermato che la sua proposta di mediazione nella crisi libica è stata accettata da Muammar Gheddafi . Intervenendo a un incontro politico, Chavez ha detto di aver parlato al telefono con il Colonnello. Gheddafi si è detto disponibile alla mediazione di una commissione internazionale che comprenda le Nazioni Unite "in modo che l'Onu -ha aggiunto Chavez- si renda conto di cosa sta realmente succedendo prima di trarre conclusioni e attaccare il popolo libico". Per Fidel Castro la proposta del presidente venezuelano rappresenta "uno sforzo valoroso". "Chavez sta realizzando uno sforzo valoroso per trovare una soluzione senza l'intervento dell'Onu in Libia", ha scritto l'ex 'lider maximo cubano' in una delle sue nuove riflessioni. Secondo Castro, le possibilità "di raggiungere questo obiettivo aumenterebbero se si riuscisse a dar vita ad un grande movimento di opinione prima e non dopo l'intervento, in modo che la gente non debba vedere ripetersi in altri paesi l'atroce esperienza dell'Iraq".