Immigrati, Maroni: ''L'Europa è già invasa''
Milano, 7 mar. (Adnkronos/Ign) - ''L'Europa è già invasa, in un mese sono arrivati 8 mila clandestini, più di tutto il 2010. Gli sbarchi di stanotte dimostrano che l'allarme lanciato era fondato, c'è il rischio di un'invasione di massa dovuta alla crisi perdurante del Maghreb''. A dirlo è il ministro dell'Interno Roberto Maroni che ha parlato con i giornalisti a margine della riunione del Consiglio federale della Lega Nord a Milano.
''La Libia è in fiamme, la Tunisia non riesce a controllare le coste, in Egitto si continua a sparare. Per questo - prosegue - dobbiamo sviluppare un'azione diplomatica forte a livello europeo. Il governo tunisino fa quello che può ma non riesce a bloccare quelli che partono dai porti del sud del Paese. Il pericolo viene dal fatto che le organizzazioni criminali che operavano in Libia si sono spostare in Tunisia. L'Onu ha stimato in 200 mila persone quelle che si stanno spostando dalla Libia verso la Tunisia e l'Egitto''.
Quanto al costo delle operazioni per gestire gli sbarchi, Maroni ha quantificato in 100 mln di euro il contributo chiesto all'Unione europea per affrontare la situazione straordinaria. ''E' evidente - osserva - che più aumentano gli sbarchi e le cose da fare più aumentano i costi''.
Maroni spera che venga decisa un'azione comune europea in occasione del Consiglio dei capi di Stato e di governo fissato per l'11 marzo. ''E' necessario un contingente di forze di sicurezza e un impegno della Ue - sottolinea -. Noi siamo pronti ad un impegno maggiore, come è accaduto per l'Albania all'inizio degli anni '90. Al Consiglio Ue dell'11 marzo ci deve essere un grande piano per affrontare questa situazione, da soli non possiamo farcela''.
Parlando della possibilità di un intervento militare, il ministro osserva: ''Prima di decidere di bombardare, prima che i guerrafondai abbiano il sopravvento bisogna sviluppare una politica di aiuti, un 'piano Marshall' per evitare che con i bombardamenti possa esserci un nuovo Afghanistan''. ''Proprio per questo ci vuole un piano della Ue che aiuti una transizione democratica. Un intervento militare sarebbe un errore molto grave'', ha concluso Maroni.
Da Bruxelles la portavoce della commissaria Ue alla gestione delle crisi e aiuti umanitari Kristalina Georgieva rende noto che circa 200mila persone, cittadini di paesi terzi in particolare immigrati che hanno perso il lavoro a causa degli scontri, hanno già lasciato la Libia. Di questi, 60mila sono già stati rimpatriati nelle rispettive terre d'origine grazie anche agli sforzi compiuti dagli stati membri dell'Ue coordinati attraverso il meccanismo di protezione civile europea.
Per la portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, l'Italia sta facendo bene, rispetto all'ondata di migranti effetto della crisi libica e sarebbe positivo se si impegnasse, insieme ad altre nazioni, anche a favore dei profughi di altri Paesi africani che si trovano attualmente in Libia. "In Libia vi sono migliaia di rifugiati e richiedenti asilo che provengono da Paesi africani e non possono certo rivolgersi alle loro ambasciate - spiega all'ADNKRONOS - rifugiati che sono ulteriormente a rischio perché vengono spesso scambiati dalla popolazione locale per mercenari; per farli uscire dalla Libia serve uno Stato terzo che consideri i loro bisogni e gli offra asilo".
