'Ndrangheta l'organizzazione più potente. In Lombardia la proiezione maggiore
Roma, 9 mar. - (Adnkronos) - La 'ndrangheta ''ha caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella societa' calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l'aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale''. Lo sottolinea la Direzione nazionale antimafia, nella 'Relazione annuale sulle attivita' svolte dal procuratore nazionale antimafia nonche' sulle dinamiche e strategie della criminalita' organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010'.
''Secondo il Fondo monetario internazionale -si legge nel rapporto- ammonterebbe a 118 miliardi di euro il riciclaggio complessivo riferibile alle ''mafie'', mentre il denaro ''pulito'', al netto del riciclaggio e' stimato attorno ai 90 miliardi l'anno di cui 44 sarebbero di spettanza della 'ndrangheta, la piu' potente e ricca delle organizzazioni criminali italiane
Inoltre, si legge nella relazione, l'ndrangheta puo' contare su ''molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese, di cui la piu' importante e' la Lombardia, secondo il modello della 'colonizzazione'''. ''Dal territorio calabrese, la 'ndrangheta si e' da tempo proiettata verso i mercati del Centro-Nord Italia, verso l'Europa, il Nord America, il Canada, l'Australia. L'infiltrazione e la penetrazione di questi mercati -si legge nel rapporto- ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture 'ndranghetiste in continuo contatto ed in rapporto di sostanziale dipendenza con la casa madre reggina. Le numerose indagini concluse e quelle in corso confermano, vieppiu',il ruolo della 'ndrangheta quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l'esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi. Le proiezioni all'estero della 'ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera Olanda,Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia''.
Nella relazione della Dna si pone l'accento anche sul rischio dell'infiltrazione della mafia nella pubblica amministrazione. Nel periodo luglio 2009-giugno 2010 "emerge in modo costante e preoccupante, soprattutto nel Centro-Nord del Paese, la presenza sempre piu' gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali, soprattutto di matrice 'ndranghetistica". Una situazione che viene definita "particolarmente temibile".
Infatti, spiega la Dna, "c'e' il rischio che si crei una schiera di 'invisibili' che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al Centro-Nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell'espansione mafiosa". E non si ritiene sia una caso se, come si ricorda, "l'Unione Europea e la comunita' internazionale convergono verso l'attribuzione di un medesimo coefficiente d'allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalita' organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative", come "le intercettazioni telefoniche e ambientali".
In Italia, al contrario, "lo scarno testo legislativo con cui si e' proceduto alla ratifica ed all'esecuzione della Convenzione di Merida nell'ordinamento giuridico italiano sottolinea come si sia mancata l'occasione per una complessiva riforma dei delitti contro la pubblica amministrazione, soprattutto attraverso una adeguata riscrittura delle disposizioni in materia di corruzione e concussione".
Mafia - ''Non vi e' dubbio che dalla cattura di Provenzano in poi permane nell'organizzazione mafiosa una situazione di forte fibrillazione, che riguarda sia la individuazione di una nuova leadership, sia la ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative. Le indagini svolte nel periodo passato ed in particolare fino al 2008, hanno consentito di comprendere come l'organizzazione abbia tentato di trovare nuovi equilibri interni, per fortuna spesso turbati dall'intervento tempestivo delle indagini'', sottolinea Lo sottolinea la Direzione nazionale antimafia nella relazione. Gli ''indiscutibili successi'' ottenuti sotto il profilo del contrasto alla mafia ''non devono indurre in errore facendo ritenere che la cattura di esponenti mafiosi di spicco e di numerosi altri associati possa da sola disarticolare in maniera definitiva l'organizzazione. La forza di Cosa nostra -viene rilevato- sta indubbiamente nei suoi capi, la cui cattura le causa un danno rilevantissimo, ma la mafia e' comunque in grado di sopravvivere proprio a causa della sua struttura''.
Dalle indagini svolte ''e' emerso in primo luogo il tentativo di ricomposizione del vertice provinciale di Cosa nostra attraverso la ricostituzione della Commissione provinciale di Palermo. Qui occorre sottolineare come, anche nei momenti di crisi, Cosa nostra non rinunci alla elaborazione di modelli organizzativi unitari ed a progetti volti ad assicurarne la sopravvivenza nelle condizioni di maggiore efficienza possibile''.
La relazione sottolinea ''la capacita' di Cosa nostra di ristrutturarsi e di riorganizzarsi, mantenendo intatte la sua vitalita' e la sua estrema pericolosita' ed in tal senso non ci si puo' illudere sul fatto che lo Stato, approfittando della sua momentanea debolezza, possa piu' agevolmente e definitivamente sconfiggerla. Deve invece continuare a giungere agli organi deputati al contrasto di Cosa nostra un flusso costante di nuovi, piu' affinati e sempre piu' efficaci, strumenti normativi e di risorse anche economiche per tenere testa all'organizzazione criminale; la quale, com'e' noto, ha una spiccata abilita' nel mettere in campo sofisticate tecniche di resistenza per fronteggiare l'azione repressiva dell'autorita' giudiziaria''.
Camorra - "La tradizionale solidita' delle organizzazioni camorristiche" subisce "un continuo fenomeno di scissione all'interno" che viene "alimentato dall'indebolimento delle tradizionali leadership, oggi forse meno in grado di svolgere una funzione aggregante in seno agli organismi criminali". E' questa invece la 'foto' sulla camorra scattata dalla Dna. Questo andamento frazionato dei clan camorristici, tradizionalmente tipico dell'organizzazione criminale napoletana e campana, comunque 'orizzontale' rispetto ad esempio al verticismo rappresentato dalla 'cupola' di Cosa nostra a Palermo e in altre province della Sicilia, "si ricava - spiega la Dna - non solo dal verificarsi di episodi cruenti, la cui interpretazione va evidentemente ricondotta al disgregarsi di gruppi un tempo coesi; ma viene riferito pure da numerosi collaboratori di giustizia".
La Direzione nazionale antimafia rileva anche "un accentuato pluralismo dei luoghi decisionali, ormai sempre piu' lontani da rigide strutture verticistiche; e una versatilita' nelle forme di accaparramento di risorse economiche e nelle modalita' di infiltrazione nei pubblici apparati". Elementi che, si sottolinea nella relazione annuale della Dna, "costituiscono connotati costanti di tutte le forme di aggregazione criminale di tipo camorristico".
I fenomeni criminali ''riconducibili all'azione di cittadini di Paesi dell'area balcanica, in forma individuale o associata, risultano oggettivamente aver assunto un peso rilevante nell'ambito della delittuosita' nazionale. Se in una fase iniziale, propria degli anni scorsi, i gruppi criminali balcanici concentravano i loro sforzi soprattutto nel tentativo di penetrazione nelle dinamiche delinquenziali nostrane, ricercando spazi e settori nei i quali specializzarsi, ora puo' dirsi compiuto un vero e proprio processo di insediamento, con molteplici gradi di invasivita', nell'ambito del mondo criminale del nostro Paese'', sottoliena poi la relazione. ''Anche il dato della localizzazione territoriale -viene rilevato- evidenzia che, a fronte della precedente situazione ''a macchia di leopardo'', in cui alcune aree del nostro Paese presentavano una piu' marcata presenza di infiltrazioni criminali di cittadini di origini balcaniche, oggi la criminalita' della menzionata matrice etnica risulta significativamente attiva su tutto il territorio nazionale''.
