Riforma giustizia, Berlusconi: ''Evitare la dittatura dei giudici, indietro non si torna''
Roma, 12 mar. (Adnkronos/Ign) - ''La stella polare della nostra azione è fissata nei cinque punti programmatici. Fedeli al programma elettorale, stiamo tenendo fede a tutti gli impegni assunti. E finalmente abbiamo approvato anche la riforma della giustizia''. E' quanto sottolinea Silvio Berlusconi in un messaggio ai 'Promotori della libertà'.
Una riforma che, secondo il premier, ''restituirà ai cittadini la fiducia nella giustizia'', una fiducia che ''oggi è zero''. ''Una riforma che ho definito epocale - ricorda - perché è rivolta a creare le condizioni per restituire ai cittadini la fiducia in un servizio fondamentale dello Stato quale deve essere la giustizia giusta, che si ottiene attraverso un giusto processo, il processo dove l'accusa e la difesa sono poste sullo stesso piano di fronte a un giudice finalmente terzo, finalmente indipendente dal pm''. Una riforma, quella approvata due giorni fa dal governo, che ''non è una legge ad personam - puntualizza - non è una riforma per una persona o contro una persona, perché non si applica ai processi in corso e quindi l'opposizione non potrà dire che si applica ai miei processi''.
''Questa volta - avverte - indietro non si torna, anche se noi, con lo spirito liberale che ci muove, saremo sicuramente aperti a integrazioni e a miglioramenti che potranno anche esserci suggeriti dai nostri oppositori purché non si snaturi l'impianto complessivo della riforma''. ''Io sono convinto - afferma il Cavaliere - che il testo che presentiamo al Parlamento sia un testo molto equilibrato, che metterà alla prova l'effettiva credibilità della sinistra e la sua disponibilità al dialogo''.
''Questa riforma può rappresentare davvero un passo avanti fondamentale per il rafforzamento della nostra democrazia. Chi questa volta si tirerà indietro non avrà nessuna giustificazione'' ammonisce ancora il presidente del Consiglio che cita Alexis de Toqueville. ''Diceva: 'Tra tutte le dittature la peggiore è quella dei giudici'. Ecco con questa riforma noi cercheremo di evitare che questo ci accada e voi dovete darci una mano per spiegarlo a tutti gli italiani''.
Berlusconi ritiene che ''se nessuna impresa straniera viene più a investire in Italia, il primo motivo è proprio l'assenza di un processo affidabile e di durata ragionevole'' e torna anche a puntare il dito contro Fini e i suoi, ''giustizialisti e statalisti'', che ''si sono messi sempre di traverso, in accordo con le correnti di sinistra della magistratura''. ''Ora che Fini e i suoi non sono più con noi - torna a ribadire - la maggioranza - anche se più limitata nei numeri - è più coesa e determinata e questo ci consentirà di portare in Parlamento una riforma costituzionale della giustizia assolutamente equilibrata e moderna''. Anche se ''nei prossimi giorni e nelle prossime settimane dovremo rispondere ai numerosi attacchi che la sinistra e le toghe rosse hanno già iniziato a rovesciarci addosso nel tentativo di ostacolare ed evitare questa riforma''. ''Noi - attacca - siamo un grande partito riformatore che si deve confrontare con una opposizione conservatrice che non fa l'interesse del Paese per fare il male di Berlusconi''.
Il primo intervento, dice il Cavaliere, ''sarà la separazione delle carriere tra la magistratura giudicante e l'ordine degli avvocati dell'accusa, che sarà sancita con l'istituzione di due Csm, entrambi presieduti dal capo dello Stato, con un eguale numero di consiglieri togati cioè di magistrati e di consiglieri laici, cioè consiglieri nominati dal Parlamento''. In questo modo, sottolinea il presidente del Consiglio, ''si porrà fine allo strapotere delle correnti politicizzate della magistratura, che hanno trasformato il Consiglio Superiore della Magistratura in una specie di Terza Camera politica sempre pronta a criticare il governo e il Parlamento e ad intervenire addirittura con commenti sulle leggi in discussione alle Camere''.
Poi, ''il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale rimarrà ma dovrà essere applicato secondo i criteri che saranno previsti dal Parlamento ogni anno. L'obbligatorietà si è ormai trasformata in un'assoluta discrezionalità dei pm, che perseguono preferibilmente le ipotesi di reato con alta visibilità mediatica e contro i nemici politici''.
''Con la riforma - spiega ancora - sarà il Parlamento a indicare le priorità su cui intervenire con l'azione penale. Terza innovazione: in applicazione del principio che la legge è uguale per tutti, anche i magistrati dovranno rispondere sul piano civile del loro operato, e quindi degli eventuali gravi errori commessi".
Secondo Berlusconi, ''se questa riforma fosse stata fatta per tempo, la storia recente dell'Italia sarebbe stata diversa". Il Cavaliere non ha dubbi: "Non ci sarebbe stata quella esondazione della magistratura dagli argini costituzionali che ha portato ad annullare un'intera classe di governo nel 1992-93, che ha causato l'abbattimento del nostro primo governo nel 1994, che ha determinato anche la caduta di un governo di sinistra a causa della loro improvvida proposta di riformare la giustizia avanzata dal ministro Mastella, così come non si sarebbe potuto portare avanti il tentativo tuttora in corso di eliminare il governo in carica per via giudiziaria. Lo dico con il massimo della serenità e dell`oggettività, perché questi sono fatti ormai consegnati alla storia", conclude il premier.
