Sindaco Brembate: ''Aspettiamo di sapere chi è l'orco''. In 3mila a fiaccolata per Yara
Milano, 13 mar. (Adnkronos) - "Aspettiamo di sapere chi è l'orco". Parole, pronunciate dal sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli, che racchiudono il sentimento condiviso di questo Comune di 8mila anime in provincia di Bergamo. Una pioggia fissa cade su un paese che, dal 26 novembre scorso, attende di conoscere la verità sulla scomparsa e sull'omicidio della 13enne Yara Gambirasio.
Le ricostruzione del delitto, le indiscrezioni sull'autopsia, le ipotesi investigative o a volte solo giornalistiche si rincorrono ininterrottamente da giorni, ma qui ora c'è solo la voglia di sapere chi è stato. Don Corinno Scotti preferisce non parlare. Sarà lui, insieme al vescovo di Bergamo Francesco Beschi, a celebrare le esequie della piccola Yara, nella palestra in cui la promessa della ginnastica ritmica si allenava. Resta, però, ancora da definire la data, a causa dei tempi dell'autopsia.
In attesa, ieri sera, la comunità della zona si è nuovamente riunita in preghiera. Dalla parrocchia di San Pietro di Chignolo d'Isola fino a via Bedeschi, dove il corpo della piccola è stato trovato lo scorso 26 febbraio, sono almeno 3mila le persone che hanno sfilato per una fiaccolata. In tanti hanno lasciato un lumino acceso, oppure un piccolo peluche. "Aspettiamo i risultati e le comunicazioni da chi di dovere", si limita a dire il sindaco Locatelli, mentre gli inquirenti sono anche oggi a lavoro per dare un volto agli assassini.
Resta da stabilire la causa della morte: le coltellate sono troppo superficiali e l'autopsia ha escluso la morte per soffocamento o strangolamento. Non solo. L'ipotesi del dissanguamento non sembra credibile: sui vestiti della 13enne le macchie di sangue non sono così copiose. Anche la ferita alla testa, inferta con un corpo contundente, non trova riscontri univoci per spiegare la morte.
Manca il movente: la ragazza non è stata violentata, ma potrebbe essere proprio l'abuso la molla di chi ha agito. Gli strani segni trovati sulla schiena, una sorta di 'X' rendono la pista satanica suggestiva, ma improbabile per gli investigatori: "Non ci risultano sette nella zona". La vendetta nei confronti della famiglia è una pista che è stata subito abbandonata, mentre restano ancora troppe domande: Yara conosceva il suo aggressore? E' stata una vittima prescelta o casuale?
Interrogativi che si aggiungono a quelli a cui dovranno rispondere gli esperti della scientifica. Appare certo che il profilo biologico femminile e maschile sia stato trovato sui guanti neri con le pailettes ritrovati nel giubbotto della 13enne, ma questo Dna non appartiene né ai familiari, né agli amici della giovane ginnasta. Non è detto comunque che sia collegato a chi l'ha uccisa. Perché la ragazza, in una fredda sera di novembre, non indossa i guanti uscendo dalla palestra? Perché in tasca ha la sim e la batteria del suo cellulare? Perché sul suo corpo ci sono così poche ferite da difesa? In giro c'è più di un orco? Le indagini si muovono "in provincia di Bergamo" aveva detto pochi giorni fa il pm Letizia Ruggeri. Catturare chi ha ucciso Yara, però, anche se vicino non sembra così facile.
