Tripoli, 14 mar. - (Adnkronos/Aki/ign) - Nuovi raid aerei dei caccia libici sono stati eseguiti questa mattina sulla città di Ajdabiya, nella Cirenaica. Lo riferiscono fonti giornalistiche alla tv araba 'al-Jazeera'. I raid hanno preso di mira in particolare l'ospedale e la caserma dell'esercito. Dopo aver preso il porto di Brega, dove secondo gli oppositori sarebbero ancora in corso i combattimenti, le brigate libiche hanno deciso di puntare su Ajdabiya. Intanto i ribelli sostengono di aver attivato sacche di resistenza all'interno di Brega e di aver catturato decine di militari fedeli a Muammar Gheddafi. Brega. Secondo quanto sostiene l'opposizione, le forze anti-Gheddafi continuerebbero a controllare la città portuale della Cirenaica. Un loro esponente, Hadi Shalluf, leader del Partito per la giustizia e la democrazia, interpellato da Voice of America, ha detto che ''i rivoltosi hanno ripreso Brega e hanno catturato una settantina di soldati delle truppe di Gheddafi''. Tuttavia, la tv si stato libica anche questa mattina ha mostrato le immagini di Brega riconquistata dalle truppe lealiste. In sovraimpressione è apparsa la scritta "immagini di Brega liberata dalle bande di terroristi di al-Qaeda". Shalluf ha ammesso la fuga degli insorti ieri, aggiungendo però che nelle scorse ore ''sono tornati a Brega e hanno vinto al battaglia, catturando 71 persone''. L'esponente dell'opposizione ha quindi escluso che le truppe fedeli a Gheddafi riconquistino a breve Bengasi, ma al tempo stesso ha chiesto che l'Onu si attivi per aiutare gli insorti. Mentre il Consiglio nazionale transitorio costituito a Bengasi chiede una no-fly zone ma esclude l'ingresso di truppe di terra, per Shalluf è necessario anche questo tipo di intervento e un rappresentante del Consiglio, Mahmoud Jibril, ne parlarà con il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, oggi a Parigi. Petrolio. Se le forze di opposizione dovessero avere la meglio sul regime libico, le risorse petrolifere del paese sarebbero gestite ''in base alle posizioni che i paesi stanno assumendo rispetto alla Libia in questi momenti difficili'', ha detto Mustafa Abdel Jalil, ex ministro della Giustizia e attuale leader del Consiglio nazionale transitorio costituito a Bengasi. ''Chiediamo alla comunità internazionale di prendersi le sue responsabilità e imporre una no-fly zone - ha detto Jalil in un'intervista al Finacial Times - oltre che adottare restrizioni al transito delle navi, in modo che non si possano più usare armi contro i civili''. Secondo il leader del Consiglio nazionale, sono anche necessari attacchi mirati contro obiettivi del regime, mentre è da escludere l'ingresso nel paese di truppe straniere.