Ruby, 'prostituzione minorile dal 2009'. Indagini chiuse per Minetti, Fede e Mora
Milano, 15 mar. (Adnkronos/Ign) - La Procura di Milano ha chiuso le indagini a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora indagati nell'ambito del caso Ruby. Un atto, notificato oggi, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I tre rispondono di induzione e favoreggiamento della prostituzione (dagli inizi del 2009 fino al gennaio 2011) e di prostituzione minorile della giovane Ruby Karima dal settembre 2009 al maggio 2010. Secondo la procura i tre indagati avrebbero commesso i reati contestati dall'inizio del 2009 fino al gennaio 2011.
Si 'dilatano' dunque i tempi dei reati contestati dai pm. Evidentemente gli inquirenti ritengono che ci sia stata una 'gestione' della giovane marocchina iniziata molto tempo prima della famosa cena ad Arcore del 14 febbraio 2010. E nel settembre 2009 la ragazza non aveva compiuto ancora 17 anni.
I magistrati milanesi hanno stralciato la posizione di altri tre indagati definiti 'minori'. Si tratta dell'autista e di un collaboratore di Lele Mora e dell'agente di una delle ragazze ospite delle serata a villa San Martino.
Sul fronte politico e parlamentare intanto, l'appuntamento e' per domani alle 9,15, quando in Giunta per le Autorizzazioni della Camera riprendera' la discussione sulla richiesta presentata dai capigruppo di Pdl, Lega ed Iniziativa responsabile di sollevare il conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura della Repubblica e del gip di Milano a proposito del caso Ruby, che vede il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi imputato per corruzione e prostituzione minorile. Secondo il centrodestra infatti la materia sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri, come stabilito dall'Aula di Montecitorio al momento di restituire gli atti ai magistrati che avevano chiesto l'autorizzazione a perquisire uffici di pertinenza del premier.
All'orizzonte si profila un nuovo duello tra maggioranza e opposizione, con la prima intenzionata a spingere sull'acceleratore perche' la procedura per il conflitto di attribuzioni vada avanti. Il centrosinistra, invece, in linea generale non condivide la richiesta del centrodestra, richiamando anche una recente sentenza della Cassazione per cui e' il magistrato a doversi pronunciare in materia di competenza. In ogni caso, sostengono esponenti dell'opposizione, la vicenda in discussione presenta aspetti nuovi e occorre quindi approfondire la materia. Di qui la proposta di procedere ad audizioni di di costituzionalisti. "Insistiamo nella richiesta senza alcun intento dilatorio -spiega Pierluigi Mantini dell'Udc- vogliamo solo esprimere un parere sereno su una richiesta che non ha precedenti".
E' probabile quindi che la seduta di domani sia dedicata soprattutto allo scioglimento di questo nodo di natura procedurale. Se poi si dovesse andare avanti nella discussione del merito della questione, e' difficile che si possa comunque arrivare ad una decisione finale.
I numeri sono dalla parte della maggioranza e se alla fine l'orientamento fosse quello andare avanti per sollevare il conflitto di attribuzioni, a quel punto la pratica passerebbe all'Ufficio di presidenza, dove i numeri sono invece a favore del centrosinistra. Anche in questo caso si trattera' di dover sciogliere nodi di natura procedurale, soprattuto occorrera' stabilire se dovra' essere in ogni caso l'Aula a decidere in via definitiva se sollevare o meno il conflitto, tesi sostenuta dalla maggioranza.
E proprio per rispondere a questo interrogativo il presidente Gianfranco Fini ha gia' stabilito che dovra' essere la Giunta del Regolamento a esprimere il proprio parere, prima che vengano scritte le pagine successive di una vicenda che appare complessa e non di soluzione immediata.
