Città del Vaticano, 16 mar. - (Adnkronos/Ign) - Il Risorgimento è passato alla storia come un movimento contrario alla Chiesa, eppure non si può dimenticare il forte apporto dei cattolici ''alla formazione dello Stato unitario''. E' quanto afferma il Papa nel messaggio indirizzato a Giorgio Napolitano in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'Unita' d'Italia. Il messaggio è stato consegnato questa mattina al Quirinale al Capo dello Stato dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. ''Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse - osserva Benedetto XVI - il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale''. Tuttavia ''senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l'apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario''. ''Dal punto di vista del pensiero politico - afferma Ratzinger - basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d'Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana''. E proprio riferendosi alla Costituzione, il Pontefice ricorda quanto sia "ben noto" il contributo dei cattolici alla sua elaborazione nel 1947: "Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c'è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano'' Dunque secondo il Papa ''il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell'identità italiana attraverso l'opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l'architettura, la musica''. E dopo aver ricordato il contributo del cristianesimo alla storia italiana nei secoli passati, Benedetto XVI afferma: ''L'apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell'identità nazionale continua nell'età moderna e contemporanea''. Tra i passaggi storici rievocati nel messaggio, Benedetto XVI fa osservare che il processo di unificazione del Paese provocò "effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani", divisi fra appartenenza ecclesiale e fedeltà alla nuova cittadinanza poiché "dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi". Ma ''passate le turbolenze causate dalla 'questione romana', giunti all'auspicata Conciliazione -aggiunge il Papa nel messaggio- anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata''. Il Pontefice ricorda poi il sacrificio di Aldo Moro e Vittorio Bachelet negli anni del terrorismo e l'accordo fra Stato e Chiesa scaturito dalla revisione del Concordato del 1984 che ''ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico".