Tripoli, 19 mar. (Adnkronos/Aki/Ign) - Le brigate fedeli al Colonello hanno bombardato Bengasi, la roccaforte dei ribelli. Raid dell'aviazione di Tripoli si sono registrati sui quartieri sudoccidentali. In mattinata erano stati bombardati invece i quartieri della zona orientale e il campo della Croce Rossa situato nel centro della città. Le truppe del Colonnello sono entrate nei quartieri occidentali della città, nonostante l'impegno del governo al cessate il fuoco. I lealisti hanno attaccato con colpi di mortaio tutti i palazzi occupati dai rivoltosi e un caccia dei ribelli è stato abbattuto dalle forze di Gheddafi mentre sorvolava Bengasi. Il bilancio degli scontri al momento è di 26 morti e 40 feriti. Lo hanno riferito medici citati da 'al-Jazeera'. Secondo fonti dei rivoltosi interpellate dall'emittente araba, gli insorti libici avrebbero respinto l'attacco delle truppe di Gheddafi. Anche l'ex ministro dell'Interno libico, Abdul Fattah Younis, in un'intervista all'emittente 'al-Arabiya', ha confermato che gli insorti hanno respinto l'attacco. Younis, che si è unito agli insorti subito dopo l'inizio della rivolta e ricopre l'incarico di presidente del comitato militare all'interno del Consiglio nazionale transitorio, ha smentito di essere stato reintegrato nel governo come invece era stato annunciato dalla tv di stato di Tripoli. La radio dell'opposizione libica 'Voce libera della Libia', che trasmette dalla città di al-Baida, ha riportato un messaggio del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, secondo cui alcuni caccia in mano ai ribelli starebbero bombardando le truppe del colonnello. Lo ha riferito il sito web dell'emittente 'Bbc'. Questa mattina è stata bombardata dalle truppe del colonnello anche la città di Zintan, a sud di Tripoli. Lo ha riferito all'emittente 'al-Arabiya' un portavoce dei ribelli. Il leader del Consiglio nazionale dell'opposizione, Mustafa Abdel Jalil, tramite 'al-Jazeera, ha lanciato ''un appello alla comunità internazionale affinché intervenga in difesa dei civili". "Quella che stiamo vivendo a Bengasi è una tragedia - afferma - ci sono anziani e bambini che vengono usati come scudi umani dalle truppe di Gheddafi". "Il cessate il fuoco è una bugia di Muammar Gheddafi - aggiunge -, da ieri si combatte in tutto il Paese". Ma una fonte del governo libico, citata dalla tv satellitare 'al-Arabiya', giustifica così l'offensiva lanciata questa mattina dalle brigate fedeli a Gheddafi per la conquista di Bengasi: "I ribelli hanno attaccato per primi le nostre forze presenti in Cirenaica". "Al momento non è in corso alcun attacco da parte nostra contro la città", ha commentato la fonte. "Il cessate il fuoco è reale, credibile e solido", ha confermato da parte sua il ministro degli Esteri libico, Moussa Koussa, in un'intervista alla radio dell'emittente 'Bbc'. Il portavoce del governo di Tripoli, Ibrahim Moussa, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato che Gheddafi ha inviato delle lettere al presidente Usa, Barack Obama, al presidente francese, Nicolas Sarkozy, al primo ministro britannico, James Cameron, e al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Secondo Moussa, il leader libico rivolgendosi a Cameron e Sarkozy avrebbe scritto: "rimpiangerete ogni ingerenza in Libia", mentre, parlando al presidente degli Stati Uniti avrebbe dichiarato che il popolo libico "è disposto a morire" per il raìs. Il portavoce ha quindi precisato che la gente in Libia è pronta a combattere al fianco di Gheddafi "contro le bande armate". "Noi siamo in guerra contro al-Qaeda, non vogliamo combattere contro il nostro popolo", ha dichiarato il portavoce del governo libico. "E' il nostro Paese. Non potremmo mai sparare nemmeno un proiettile contro il nostro popolo", ha proseguito Moussa. "Venite e rendetevi conto da soli che questa è la realtà", ha aggiunto.