Santiago del Cile, 21 mar. - (Adnkronos/Ign) - Questione di giorni e il comando della missione in Libia verrà trasferita alla Nato e agli alleati. Lo ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel corso della conferenza stampa congiunta con l'omologo cileno Sebastian Pinera, al palazzo de La Moneda a Santiago. "Anticipiamo che questa transizione avrà luogo in giorni e non in settimane -ha affermato Obama - Mi aspetto che nei prossimi giorni avremo più informazioni, e il Pentagono fornirà ogni dettaglio della questione agli americani e alla stampa". Inoltre, l'inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che "la Lega Araba farà assolutamente parte della no-fly zone" aggiungendo che "ci assicureremo di attenerci al mandato della risoluzione Onu". E dopo le critiche alla operazioni militari in Libia, il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, fa parziale retromarcia. A sottolineare che Egitto e La Lega Araba stanno con l'Onu e la comunità internazionale è prima il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, poi lo stesso Moussa nella conferenza stampa congiunta al Cairo. Ban ha chiesto alla Libia di rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza, compresa la richiesta di una cessazione immediata delle ostilità. La comunità internazionale, ha aggiunto, deve parlare con una sola voce per ''metter fine ai combattimenti in Libia''. Presa la parola, Moussa ha subito assicurato: "Noi rispettiamo la risoluzione dell'Onu, non siamo affatto contrari" sottolineando però che "in linea di principio noi siamo contrari ai bombardamenti aerei". "Noi sosteniamo la no fly zone per impedire al regime di Gheddafi di colpire civili", ha chiarito Moussa aggiungendo che la "protezione di civili è di importanza sostanziale per noi". Nel corso di una telefonata tra David Cameron e Moussa, il primo ministro britannico gli ha confermato che la coalizione sta "lavorando sulla scelta degli obiettivi" proprio per evitare vittime civili. Intervenendo alla Camera dei Comuni, il premier britannico ha ribadito che la coalizione intende "limitarsi al testo della risoluzione" anche per quanto riguarda l'ipotesi di un intervento di terra: "la risoluzione esclude forze di occupazione, non parliamo di occupazione ma di azione per proteggere i civili". Momenti di tensione questa mattina al Cairo per il Segretario generale delle Nazioni Unite accerchiato da una cinquantina di manifestanti fedeli al leader libico Muammar Gheddafi in piazza Tahrir. Gridando ''Abbasso gli Stati Uniti'', inneggiando ''Libia, Libia'' e sventolando bandiere libiche con l'effige del raìs, i manifestanti si sono diretti verso Ban e verso i 15 membri della sua delegazione, tra cui il vice segretario generale dell'Onu ed ex presidente cileno Michelle Bachelet. Grazie all'intervento della polizia e dei militari, i rappresentanti delle Nazioni Unite sono riusciti a mettersi in salvo. Intanto Germania e Russia ribadiscono il loro no all'operazione militare contro la Libia. "Credo ci siano buone ragioni" per non partecipare, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle sottolineando in particolare le critiche della Lega Araba alla missione 'Odissea all'alba', che sarebbe andata oltre il mandato della risoluzione dell'Onu. ''La facilità con cui gli Stati Uniti ricorrono all'uso della forza sulla scena internazionale sta diventando una costante'', ha affermato dal canto suo il premier russo, Vladimir Putin secondo cui ''il conflitto militare interno in corso in Libia non giustifica l'interferenza esterna in difesa di una delle parti in causa''. La risoluzione 1973 ''è incompleta, non corretta e ricorda una chiamata alle crociate''. Putin ha anche detto che la crisi in corso in Libia conferma la correttezza della politica di riarmo di Mosca.