Tripoli, 22 mar. (Adnkronos/Ign) - Continuano i raid delle forze della coalizione sulla Libia nel giorno in cui le forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi sferrano nuovi attacchi contro i ribelli e la Germania si ritira dalle operazioni Nato nel Mediterraneo in seguito alla crisi libica. Il bilancio più pesante è stato quello di Misurata, con 40 morti e 100 feriti. Le brigate di Gheddafi, che hanno circondato la città, hanno sparato per tutto il giorno e utilizzato i civili come scudi umani. Allarmanti le notizie arrivate. Una fonte medica alla Bbc ha spiegato come “gli ospedali siano pieni di feriti, non ci sono più posti liberi, in città non c'è luce, non ci sono comunicazioni da dieci giorni, non c'è acqua da più di una settimana”. Per metà giornata ci sono stati combattimenti a Zintan, città nella Libia occidentale vicino al confine con la Tunisia. Nel primo pomeriggio il fuoco è cessato, anche se una cinquantina di carri armati sono rimasti all'ingresso della città, dove le forze lealiste hanno tagliato l'elettricità. Violenti combattimenti si sono svolti anche a sud di Tripoli tra le brigate del raìs e i ribelli libici. Alle porte della città, ha riportato la tv satellitare 'al Jazeera', è stato ucciso Hussein al-Warfalli, capo di una delle più grandi milizie che rispondono al colonnello. Si contano poi nove morti negli scontri a Yefren, 80 chilometri a sud della capitale. Le forze del leader libico resistono invece ad Ajdabiya, dove hanno attaccato i ribelli a colpi di mortaio. Nel mirino ci sono anche i giornalisti, C'è ansia per la sorte di tre cronisti occidentali finiti nelle mani delle forze armate libiche da sabato scorso. I tre sono stati arrestati nella zona di Tobruk. Si tratta di due reporter di France Press e di un fotografo di Getty Images. Non si hanno più notizie da domenica pomeriggio anche di un fotografo freelance francese dell'agenzia Polaris Images. Scomparsa da quattro giorni infine una giornalista tunisina, inviata in Libia del giornale 'Le Quotidien'. E mentre gli scontri non hanno dato tregua al Paese, non si sono fermati i raid aerei condotti dalle forze della coalizione internazionale in risposta alla mancata osservazione da parte di Gheddafi della risoluzione 1973 dell'Onu. I bombardamenti hanno colpito ieri notte diversi obiettivi, tra cui alcune installazioni radar e due basi di difesa a est di Bengasi. In risposta, la contraerea del regime è tornata ad aprire il fuoco in particolare a Tripoli, dove sono state udite anche alcune esplosioni. Si parla di guasto, però, e non di un possibile abbattimento per l'F15 Eagle statunitense precipitato nei pressi di un villaggio libico. I due piloti a bordo sono stati salvati, come ha riportato il comando Usa. Secondo una ricostruzione, durante l'operazione di recupero dei due piloti sarebbero stati uccisi cinque abitanti di un villaggio locale e feriti altri. L'ammiraglio Samuel Locklear, che guida l'U.S. Joint Force Command, ha precisato che ci sarà “un'inchiesta” sia sull'incidente dell'aereo sia sui morti tra i civili. Sempre Locklear ha reso noto che i caccia del Qatar parteciperanno alle missioni di imposizione di no fly zone in Libia a partire dal prossimo fine settimana. Sul 'fronte' italiano proseguono senza sosta le operazioni militari nella base dell'Aeronautica militare di Trapani Birgi, dove ha sede il 37° stormo. Top secret le destinazioni dei Tornado e degli F16 italiani che si sono levati in volo durante tutta la giornata. Al comando le bocche restano cucite. Una decisione arrivata da Roma dopo l'intervista rilasciata ieri dal maggiore Nicola Scolari che avrebbe rivelato nei particolari la missione compiuta la sera prima. Nelle ore in cui gli aerei della coalizione occidentale bombardavano alcuni obiettivi del regime, i leader degli insorti hanno incontrato alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite a Tobruk, per discutere della situazione umanitaria nella parte del paese sotto il loro controllo. L'Unione Africana ha intanto chiesto un immediato cessate il fuoco sulla Libia per voce del commissario Jean Ping, che a Cartagine ha incontrato il presidente ad Interim della Tunisia Foued Mebazaa. Ping ha quindi sottolineato l'importanza del dialogo e la necessità di mettere a punto riforme per condurre il Paese a una riconciliazione nazionale “in modo che la pace sia preservata e l'integrità territoriale della Libia sia assicurata”. Infine, scondo quanto scrive il sito dell'opposizione libica 'al-Manara', la famiglia di Gheddafi starebbe preparando la fuga del colonnello Muammar in Algeria, in vista della caduta del suo regime.