Gheddafi parla al popolo e sfida l'Occidente: "Vinceremo noi".
Tripoli, 23 mar. (Adnkronos/Aki/Ign) - "Alla fine vinceremo noi. Queste bombe mi fanno ridere". Con queste parole il leader libico Muammar Gheddafi da Bab el Aziziya, la sua residenza-caserma di Tripoli, ha parlato al popolo ieri sera. Un discorso trasmesso dalla tv di Stato dopo l'ultimo del 15 marzo scorso. Nel breve intervento (è durata solo tre minuti), Gheddafi ha detto che la Libia è "pronta alla battaglia, breve o lunga che sia. Abbiamo una forte difesa antiaerea". Poi indicando la massa con bandiere verdi davanti al suo bunker, ha detto: "Il mio popolo è la mia difesa. Questa che stiamo subendo è un'aggressione ingiusta e loro (gli aggressori occidentali, ndr) finiranno nell'immondizia della storia". Niente ha dichiarato il Colonnello, acclamato dai suoi sostenitori, "mi fa paura". E riferendosi alla coalizione, ha aggiunto: "Noi non temiamo nulla, non temiamo i loro missili, i libici ci ridono sopra su questi missili, noi li sconfiggeremo in qualsiasi modo". E ha concluso: "Io resisterò, questa è la mia casa. Io resto qui, resto qui, resto qui".
All'alba di questa mattina a Tripoli si sono udite esplosioni. Lo riporta la Cnn, precisando che non è chiaro al momento in quale zona della capitale si siano verificate le esplosioni. Nelle ultime notti le forze della coalizione occidentale hanno bombardato Tripoli con missili cruise. Ieri il primo ministro libico al-Baghdadi Ali al-Mahmoudi aveva dichiarato il cessate il fuoco, il terzo dall'approvazione della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Sempre nella notte due F-18 canadesi sono decollati dalla base militari di Trapani-Birgi dove ha sede il trentasettesimo stormo dell'aeronautica militare.
Intanto, i tre giornalisti occidentali arrestati sabato dalle forze fedeli a Gheddafi mentre si trovavano vicino Ajdabiya sono stati rilasciati. Si tratta di due reporter dell'Afp, il britannico Dave Clark ed il tedesco-colombiano Roberto Schmidt, e del fotografo americano Joe Raedle, che lavora per Getty Images.
