Città del Vaticano, 27 mar. (Adnkronos) - ''Ciò che qui è avvenuto il 24 marzo 1944 è offesa gravissima a Dio, perché è la violenza deliberata dell'uomo sull'uomo. E' l'effetto più esecrabile della guerra, di ogni guerra, mentre Dio è vita, pace, comunione''. E' quanto ha detto questa mattina il Papa al termine della sua visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine. ''Come i miei Predecessori - ha aggiunto Ratzinger - sono venuto qui a pregare e a rinnovare la memoria. Sono venuto ad invocare la divina Misericordia, che sola può colmare i vuoti, le voragini aperte dagli uomini quando, spinti dalla cieca violenza, rinnegano la propria dignità di figli di Dio e fratelli tra loro''. ''Anch'io, come Vescovo di Roma città consacrata dal sangue dei martiri del Vangelo dell'Amore - ha detto ancora il Pontefice - vengo a rendere omaggio a questi fratelli, uccisi a poca distanza dalle antiche catacombe''. Citando poi le parole di un prigioniero incise sulla parte di un muro della prigione di Via Tasso a Roma durante l'occupazione nazista, ha proseguito: '''Credo in Dio e nell'Italia'. In quel testamento inciso in un luogo di violenza e di morte, il legame tra la fede e l'amore della patria appare in tutta la sua purezza, senza alcuna retorica. Chi ha scritto quelle parole l'ha fatto solo per intima convinzione, come estrema testimonianza alla verità creduta, che rende regale l'animo umano anche nell'estremo abbassamento. Ogni uomo è chiamato a realizzare in questo modo la propria dignità: testimoniando quella verità che riconosce con la propria coscienza''. Benedetto XVI durante la visita di questa mattina ha poi ricordato che ogni uomo, di qualsiasi popolo, è figlio del Padre "fratello di tutti in umanità". Il Papa ha tenuto un breve discorso durante il quale ha ricordato alcune testimonianze dei caduti a causa dell'eccidio nazista. ''Un'altra testimonianza mi ha colpito - ha detto il Pontefice - e questa fu ritrovata proprio nelle Fosse Ardeatine. Un foglio di carta su cui un caduto aveva scritto: 'Dio mio grande Padre, noi ti preghiamo affinché tu possa proteggere gli ebrei dalle barbare persecuzioni. 1 Pater noster, 10 Ave Maria, 1 Gloria Patri'. In quel momento così tragico, così disumano, nel cuore di quella persona c'era l'invocazione più alta: 'Dio mio grande Padre'. Padre di tutti! Come sulle labbra di Gesù, morente sulla croce: 'Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito'''. ''In questo luogo, doloroso memoriale del male più orrendo - ha concluso il Pontefice - la risposta più vera è quella di prendersi per mano, come fratelli, e dire: Padre nostro, noi crediamo in Te, e con la forza del tuo amore vogliamo camminare insieme, in pace, a Roma, in Italia, in Europa, nel mondo intero. Amen''.