Incriminata la donna che ha accusato le truppe di Gheddafi di stupro
Tripoli, 29 mar. (Adnkronos/Aki) - Da accusatrice ad accusata. Iman al-Obeidi, la donna libica che è stata arrestata dopo aver denunciato di aver subito violenza sessuale da parte delle truppe di Muammar Gheddafi ai giornalisti stranieri riuniti al Rixos Hotel di Tripoli, è stata ora incriminata dal governo di Tripoli. In una conferenza stampa, oggi un portavoce del governo libico ha detto che la Obeidi è stata interrogata dalla polizia nonostante la promessa che sarebbe stata riconsegnata alla famiglia.
''L'accusatrice è adesso diventata l'accusata'', ha aggiunto il funzionario di Tripoli. Al momento non sono chiari i capi di imputazione contro la donna. La Obeidi è stata presa in custodia dopo che sabato aveva fatto irruzione nel Rixos Hotel a Tripoli in uno stato confusionale e disperato. E' stata portata via da funzionari libici e da quel momento non è più apparsa in pubblico. Il governo di Tripoli ha promesso che oggi i giornalisti stranieri potranno parlare con lei. I suoi familiari ieri sera hanno denunciato che la donna è stata presa in ostaggio nel bunker di Muammar Gheddafi a Bab Al-Aziziya.
I genitori della Obeidi sono stati intervistati da al-Jazeera dopo che il governo libico aveva annunciato il suo rilascio. Alla tv qatariota, i due hanno svelato che funzionari di governo avevano chiesto loro di dire alla figlia di ritirare le accuse in cambio del ritorno in libertà e di una ricompensa in denaro per la famiglia. ''Ho detto a mia figlia di non dire niente'', ha detto la madre tra le lacrime. I genitori della Obeidi hanno poi negato che la figlia sia una prostituta, come dichiarato da funzionari di governo, sostenendo invece che è un avvocato.
''Non mi vergogno di lei, resto a testa alta'', ha aggiunto. Normalmente alle vittime di stupri viene garantito automaticamente l'anonimato, a meno che non siano loro a voler essere citate esplicitamente. La madre ha detto che sua figlia ''ha rotto la barriera che nessun altro uomo può rompere'', uscendo allo scoperto per parlare della violenza sessuale subita. Tenendo una bandiera del Consiglio transitorio dell'opposizione libica sulle spalle, la donna ha detto che sua figlia è ''un ostaggio, presa dai tiranni''.
