Libia, ad Ajdabiyah si combatte ancora.
Roma, 31 mar. (Adnkronos) - Il ministro degli Esteri Franco Frattini avrà un colloquio lunedì a Roma con il rappresentante della politica estera del Cnt, il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi. Lo ha annunciato lo stesso ministro intervistato durante 'La telefonata' di Maurizio Belpietro del programma Mattino Cinque. Ricordando di aver parlato "più volte con il capo di questo gruppo, anche l'altro ieri a Londra", Frattini ha proseguito spiegando che a Bengasi "abbiamo un contatto forte" e c'è "un consolato che è aperto sempre -ha aggiunto- con nostri funzionari che hanno dei contatti". Quanto alle preoccupazioni sulla presenza di uomini di al Qaeda nella rivolta libica, ha affermato: "Ci sono state molto all'inizio; poi ci siamo resi conto che è interesse di questo gruppo di Bengasi isolare fortemente i fondamentalisti".
Sul fronte della rivolta, nel giorno in cui la Nato ha assunto il comando di tutte le operazioni militari in Libia dando il via alla missione 'Unified Protector', gli insorti libici stanno facendo ritorno a Brega, importante terminal petrolifero della Cirenaica a 250 chilometri da Bengasi, dopo essere stati messi in fuga ieri dall'arrivo delle truppe fedeli al colonnello Muammar Gheddafi
. Lo riferisce l'emittente satellitare al-Arabiya. Nella serata di ieri, i media internazionali davano Brega per riconquistata dalle forze del raìs. Un fatto che riporterebbe la situazione al punto in cui era il 26 marzo, prima della grande rimonta degli insorti. Secondo al-Jazeera, questa mattina i ribelli sono riusciti a cacciare le brigate fedeli a Gheddafi fuori da Brega. I soldati del regime si trovano in questo momento all'entrata occidentale della città.
A Misurata, fanno sapere i ribelli, è di 20 morti il bilancio dei pesanti attacchi condotti dalle brigate del colonnello libico Muammar Gheddafi. Secondo diversi testimoni locali, da questa mattina le brigate del regime martellano a colpi di mortaio i palazzi del centro della città.
Le milizie del colonnello hanno sferrato un "feroce" attacco nella città orientale di Ajdabiya contro gli insorti, che "stanno perdendo terreno". Lo hanno affermato alcuni testimoni citati dalla Bbc. Anche l'inviato in Libia dell'emittente britannica parla di violenti attacchi con carri armati e colpi di artiglieria che costringono gli insorti a retrocedere e fanno pensare a una lenta ma inesorabile avanzata dei lealisti verso Bengasi.
Intorno alla città, intanto, le forze del leader libico hanno disseminato di mine, creando un nuovo fronte di pericolo. Lo riferiscono oggi attivisti per i diritti umani ed esperti di mine. Tra gli esplosivi disseminati vi sono mine prodotte in Brasile e specializzate per colpire le persone e mine egiziane in grado di esplodere al passaggio di un carro armato. Dopo la ritirata delle truppe di Gheddafi da Ajdabiyah sabato, due campi minati sono stati scoperti dai sistemi di monitoriaggio. I militari del raìs avrebbero collocate le mine nei 10 giorni di occupazione della città, che si trova a 150 chilometri a sud di Bengasi, roccaforte dei ribelli e sede del Consiglio nazionale transitorio.
Proseguono i raid della coalizione. "Da questa mattina la Nato ha condotto già più di 90 voli e sortite. Disponiamo inoltre di oltre 100 aerei caccia e 12 fregate messe a disposizione da 7 nazioni tutte sotto il mio comando, in grado di agire se necessario", ha detto il generale canadese Charles Bouchard, a capo delle operazioni militari Nato nell'ambito dell'operazione Unified Protector.
Dal canto suo Londra conferma l'arrivo del ministro degli Esteri libico Moussa Koussa il quale ha affermato di essere "arrivato per sua scelta", di essersi "dimesso" e di non voler più lavorare per il Colonnello. Lo ha spiegato nella notte un portavoce del Foreign Office britannico, citato dalla Bbc. ''Possiamo confermare che Koussa è arrivato all'aeroporto di Farnborough il 30 marzo dalla Tunisia - ha detto il portavoce - Stiamo discutendo con lui e forniremo maggiori dettagli al momento opportuno".
La defezione di Koussa è ''il segno che il regime libico di sta sgretolando'', ha affermato il ministro degli Esteri britannico, William Hague. In questo momento Gheddafi, ha aggiunto Hague, ''deve chiedersi chi sarà il prossimo del suo entourage ad abbandonarlo''. La defezione di Koussa è ''un incoraggiamento per tutte le persone vicine a Gheddafi a lasciarlo''. All'ex ministro degli Esteri libico, che viene considerato da alcuni il regista dell'attentato di Lockerbie, in quanto capo dei servizi di sicurezza di Gheddafi nel 1988, ''non è stata promessa alcuna immunità né in Gran Bretagna né presso le corti internazionali''.
Moussa Koussa è stato sottoposto a un lungo confronto dagli esponenti del governo britannico per capire con quali intenzioni si sia recato nel paese e se la sua profonda conoscenza del regime libico possa essere utile per mettere fine in breve tempo alla crisi in corso.
Da Tripoli, però, fanno sapere che "il ministro degli Esteri, Moussa Koussa, ci ha chiesto di lasciare il Paese per motivi di salute". Il portavoce del governo libico, Ibrahim Moussa, nel corso di una conferenza stampa trasmessa dalla tv satellitare 'al-Arabiya' ha aggiunto: "La nostra è una battaglia di popolo e non di persone - ha aggiunto - la sua defezione è un fatto personale che non ci tocca. Noi speriamo che possa guarire e ritornare sui suoi passi. Crediamo che però sia stanco a causa della sua età. Ci aveva chiesto di andare a Tunisi per motivi di salute e per noi era normale, ma non so se era previsto il viaggio a Londra. Era in uno stato mentale confuso".
Il portavoce di Tripoli non ha confermato la notizia delle dimissioni di altri membri del governo o degli apparati istituzionali libici. "Non ho notizie di altre dimissioni a parte quelle di Koussa - ha affermato -. Hanno detto che in molti si erano dimessi, facendo anche il mio nome, ma sono voci non vere". L'esponente del regime non e' voluto entrare nei particolari dei singoli ufficiali libici di cui si e' parlato in questi giorni, ma ha ammesso che "in molti in questi giorni sono partiti verso diversi paesi africani per condurre trattative per nostro conto".
Da alcune ore sono sempre più le voci, non confermate, sulla possibilità che il capo dei servizi segreti esterni della Libia, Buzaid Dourda, sia scappato in Tunisia. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya'. La Tunisia è il paese dove anche l'ex ministro degli Esteri libico, Moussa Koussa, si era recato in 'visita privata' prima di fuggire a Londra. Notizia invece sicura la defezione di un diplomatico libico incaricato di rappresentare il regime di Gheddafi all'Onu, che è fuggito in Egitto. Lo riferisce un suo messaggio pubblicato da un sito dell'opposizione. "Non dobbiamo lasciare il nostro Paese di fronte ad un futuro incerto. Il nostro Paese ha il diritto a libertà, democrazia e prosperità", scrive Ali Abdussalem Treki.
Dal governo libico, intanto, fanno sapere che Gheddafi e i suoi figli sono determinati a rimanere in Libia "fino alla fine". E' quanto ha affermato il portavoce del governo di Tripoli, Mussa Ibrahim, citato dal sito web del quotidiano 'Daily Mail'. "E' assicurato, siamo tutti qui - ha aggiunto - e vi rimarremo fino alla fine. Questo è il nostro paese. Noi siamo forti su ogni fronte".
Nel Paese i diplomatici e il personale dell'ambasciata giordana a Tripoli sono stati nel frattempo evacuati in vista del peggioramento della situazione militare. Nell'annunciarlo, un portavoce del ministero degli Esteri giordano ha spiegato che "la decisione è stata presa a causa degli attuali sviluppi della stuazione in Libia, che potrebbero mettere a rischio la loro sicurezza". Il funzionario ha inoltre affermato che la decisione "non ha connotati politici".
E dal Qatar, l'emiro Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani ha ribadito come le operazioni militari in Libia abbiano "l'unico scopo di proteggere i civili. Sarà la popolazione libica poi a decidere il suo futuro". Al-Thani, intervistato ad al-Jazeera, ha quindi auspicato un maggiore ruolo della Lega Araba nella crisi libica.
"La comunità internazionale deve intervenire a causa della debolezza della Lega Araba", ha precisato l'emiro, aggiungendo: "La Lega Araba dovrebbe assumersi le sue responsabilità alla luce dei cambiamenti in corso, spero che la Lega Araba faccia la sua parte perché è in grado di svolgere il lavoro della Nato". L'emirato del Golfo è stato l'unico paese arabo a riconoscere il consiglio transitorio degli insorti a Bengasi e a partecipare, insieme agli Emirati, alle operazioni militari della coalizione internazionale in applicazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza.
Dall'Italia il Consiglio dei ministri, riunito questa mattina, ha deciso che dieci milioni di euro saranno destinati alla provincia di Trapani nell'ambito del finanziamento degli interventi per la gestione della crisi libica. "Dopo la parziale riapertura dell'aeroporto di Birgi al traffico civile - dice il senatore Antonio d'Alì - è l'ennesimo segnale di attenzione del governo per il territorio della provincia di Trapani e per i disagi subiti in questi giorni a causa della crisi libica".
