Libia, combattimenti tra truppe e insorti a Brega. Leader dei ribelli: "Ci servono armi"
Tripoli, 1 apr. - (Adnkronos/Ign) - I combattimenti in Libia fra le truppe di Gheddafi e gli insorti si concentrano in queste ore a Brega, importante sito petrolifero. I ribelli si trovano a combattere con un esercito, quello di Tripoli, meglio organizzato e con una potenza di fuoco superiore. Impari il tentativo di disciplinare le forze inviate dal governo libico, mentre per cause meteorologiche negli ultimi giorni sono diminuiti i raid della Coalizione internazionale.
Fra le vittime si conta anche un cittadino olandese che sarebbe stato ucciso dalle forze fedeli al colonnello Gheddafi. L'uomo lavorava come sommozzatore per una compagnia petrolifera.
"Abbiamo bisogno di armi per poter affrontare le brigate di Muammar Gheddafi" ha detto il leader del Consiglio nazionale dell'opposizione, l'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil, nel corso della conferenza stampa congiunta con l'inviato dell'Onu per la Libia, Abdelilah al Khatib. Il leader dei ribelli libici ha accusato le brigate fedeli a Gheddafi "di continuare ad assediare la popolazione civile, come a Misurata, e di attaccare la popolazione libica". L'ex ministro della Giustizia ha spiegato che "noi vogliamo aderire al cessate il fuoco per aiutare le popolazioni assediate, ma nel caso in cui non fosse possibile arrivare a un accordo col regime su questo punto diciamo alla popolazione della Tripolitania che i ribelli stanno arrivando".
Ieri l'inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite ha incontrato a Tripoli il primo ministro libico, Al-Baghdadi Ali al-Mahmudi. "Ho chiesto al regime libico di rispettare le risoluzioni dell'Onu in particolare per quanto concerne il cessate il fuoco" ha riferito al-Khatib.
Sulla questione delle armi ai ribelli di Bengasi perĂ², dopo aver dovuto seguire i francesi nel precipitosi avvio dell'operazione in Libia, gli americani sono ora piu' cauti. E l'amministrazione Obama ha lasciato capire che e' molto improbabile che Washington consegni le armi, avanzando la possibilita' che solo i francesi potranno consegnare armi e garantire addestramento all'opposizione libica.
Se da una parte si continua a combattere, dall'altra continuano nell'ombra i contatti diplomatici con l'obiettivo di uscire dallo stallo. Gheddafi - secondo quanto rivela la stampa britannica - ha inviato a Londra uno dei suoi emissari piu' fidati per colloqui riservati con le autorita' britanniche. Si tratta di Mohammed Ismail, un importante collaboratore del figlio del colonnello Saif al Islam, che si sarebbe recato negli ultimi giorni nella capitale britannica, secondo quanto confermano fonti governative britanniche. I colloqui segreti con il governo britannico dell'emissario del regime di Tripoli sarebbero mirati a individuare una 'exit strategy' per Gheddafi. Diversa invece la versione fornita da Tripoli, secondo cui Ismail si sarebbe recato a Londra esclusivamente per incontrare i suoi figli, che stanno studiando nel Regno Unito. Ma secondo gli analisti il suo viaggio ha proprio l'obiettivo di trovare una via d'uscita per il Colonnello e i suoi uomini.
Nel frattempo la Germania ribadisce la propria posizione controcorrente fra i Paesi dell'Occidente. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, ha incontrato a Pechino il collega cinese Yang Liechi: al termine della riunione i due hanno detto che Cina e Germania si impegnano ad un nuovo sforzo per la ricerca di una soluzione politica e non violenta del conflitto in Libia. Entrambi i paesi si sono astenuti sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza per l'imposizione della no fly zone, e ora hanno ribadito che non vi puo' essere una soluzione militare della crisi. Yang si e' detto "molto preoccupato" dai recenti sviluppi del conflitto in Libia tra i ribelli e le truppe fedeli a Muammar Gheddafi che non sembra dare segni di cedimento. "Noi ascoltiamo ogni giorno notizie riguardo a nuovi civili uccisi e feriti e un'escalation dell'azione militare", ha detto il ministro cinese chiedendo a tutti i paesi di rispettare "lo spirito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza". "Dobbiamo trovare una soluzione attraverso la via diplomatica", ha aggiunto. Gli ha fatto eco Westerwelle che ha sottolineato come una "soluzione politica" debba necessariamente iniziare con un cessate il fuoco. E ha chiesto a Gheddafi di "mettere a tacere le armi e permettere l'avvio di un processo politico pacifico".
