Libia, i reporter scoprono foto di torture. L'Algeria avverte: "al-Qaeda si rafforza"
Tripoli, 6 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Alcune foto che testimoniano le torture commesse dagli uomini del colonnello Muammar Gheddafi contro gli insorti sono state ritrovate da un gruppo di giornalisti al secondo piano di una stazione di polizia a Zawiyah, citta' della Libia nord-occidentale, in Tripolitania. Come scrive l'inviato del New York Times, nelle foto sono ritratti uomini seminudi che portano sul corpo segni di torture e cicatrici, altri con le mani legate dietro la schiena, altri ancora in una pozza di sangue. In altre foto si vedono le armi bianche usate dai torturatori, tra cui bottiglie rotte e polveri.
Le foto sono state scoperte per caso durante un tour per i giornalisti organizzato proprio dagli uomini del regime, per mostrare la devastazione di Zawiyah, citta' in cui si e' combattutto per una settimana circa e oggi tornata sotto il controllo dei lealisti. Le notizie di feroci torture contro i ribelli circolano da tempo. Le emittenti satellitari arabe hanno raccolto le testimonianze di diversi testimoni o di prigionieri sfuggiti ai lealisti. Ha fatto scalpore il caso di Eman al-Obeidi, donna arrestata il 26 marzo a Tripoli dopo aver accusato 15 uomini di Gheddafi di averla stuprata per due giorni a causa del suo impegno per i diritti umani. La donna e' stata liberata all'inizio della settimana, ma afferma di essere tuttora sotto minaccia.
Intanto continuano gli scontri nel Paese. Sarebbe di almeno due morti e 26 feriti il bilancio dei combattimenti di ieri a Misurata tra forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi e insorti. E' quanto riferisce l'emittente satellitare al-Jazeera, che cita fonti della resistenza nella citta' all'imbocco del Golfo di Sirte, 210 km circa a sud-est della capitale Tripoli.
I ribelli dal canto loro confermano di aver ricevuto armi da "paesi amici" senza specificare quali e chiedono "ulteriori aiuti". Il generale Abdel Fattah Yunes, ex ministro dell'Interno del regime libico e attuale capo delle forze armate dei ribelli di Bengasi, ha chiesto ai paesi della Nato di "escludere i ribelli dall'applicazione della 'no fly zone' imposta sulla Libia, in modo da consentire loro di effettuare raid aerei contro le brigate di Muammar Gheddafi". Il leader ribelle ha inoltre criticato la Nato "per il ritardo con il quale e' intervenuta in Libia".
E in questa situazione di grande incertezza, la vicina Algeria lancia l'allarme: "Siamo molto preoccupati per la presenza di al-Qaeda tra i ribelli libici e il suo rafforzamento nel paese" ha avvertito il ministro algerino per gli Affari africani, Abdel Qader Masahil. "I terroristi islamici sono riusciti a ottenere armi pesanti molto sofisticate approfittando della guerra in Libia - ha affermato - e questo fatto mette in pericolo tutta la regione". Nei giorni scorsi la stampa algerina aveva parlato di una segnalazione dei servizi segreti che parlava di una carovana di camion carichi di armi prese da al-Qaeda in Cirenaica e inviate nelle sue basi nel nord del Mali. Sempre nella giornata di ieri, il quotidiano locale 'el-Khabar' aveva denunciato la totale mancanza nel sud della Libia di agenti della sicurezza, impegnati a combattere contro i ribelli nel nord. Il sud sarebbe quindi una zona franca per terroristi e trafficanti di uomini e armi.
Una fonte della sicurezza algerina ha riferito inoltre che la cellula di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), attiva nelle regioni del Sahara africano, starebbe inviando suoi kamikaze in Libia per compiere attacchi suicidi contro le brigate di Muammar Gheddafi. Gli inquirenti seguono questa pista alla luce delle indagini che hanno portato all'identificazione di un terrorista algerino di al-Qaeda, Dhakar Abdel Qader, ucciso nei giorni scorsi nella provincia di Illizi, nel sud del paese vicino al confine con la Libia, durante uno scontro a fuoco con la polizia di frontiera algerina. Il terrorista era stato individuato ed inseguito poco prima dagli uomini della sicurezza del regime libico nei pressi della citta' di Ghadames. Secondo gli inquirenti algerini, il terrorista era stato inviato in Libia dal capo della cellula di Aqmi, Abu Zayd, per compiere un attentato kamikaze. Aveva infatti con sé una cintura esplosiva ed un kalashnikov. Qader era riuscito ad attraversare via terra il confine tra Algeria e Libia, ma una volta arrivato a Ghadames e' stato individuato dagli uomini di Gheddafi che lo hanno costretto a rientrare in Algeria e ad affrontare le guardie frontaliere algerine. Il terrorista si e' rifiutato di arrendersi ed ha combattuto fino a quando non e' stato ucciso. Gli inquirenti libici sono convinti che al-Qaeda si sia infiltrata tra le fila dei ribelli di Bengasi e che partecipi alla guerra contro le brigate di Gheddafi.
Intanto a Roma sulla crisi in Libia e sull'emergenza immigrati dal Nord Africa si è tenuto un vertice interministeriale presieduto dal capo del Governo Silvio Berlusconi a cui hanno partecipato i ministri degli Esteri Franco Frattini, della Difesa Ignazio La Russa, dell'Interno Roberto Maroni, della Giustizia Angelino Alfano, dello Sviluppo economico Romani, del Lavoro Maurizio Sacconi, delle Infrastrutture Altero Matteoli e della Salute Ferruccio Fazio. Al termine della riunione, durata circa un'ora, nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata.
