Libia, ribelli: nostri colpiti da 'fuoco amico'. Nato: raìs responsabile dell'attacco a Sarir
Tripoli, 7 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Riprendono i raid in Libia. Una serie di forti esplosioni sono state avvertite questa mattina a Tripoli e secondo quanto riferisce 'al-Jazeera' potrebbero essere conseguenza di un raid aereo della Nato perché in quel frangente i caccia stavano sorvolando i cieli della capitale libica.
Misurata - E' di 5 morti e 25 feriti il bilancio dei bombardamenti delle brigate fedeli al raìs avvenuti ieri nel centro della città. Secondo una fonte dei ribelli citata dalla tv satellitare 'al-Arabiya' l'assedio da parte dei lealisti dura da settimane. Tre giorni fa una nave allestita da 'Medici senza frontiere' (Msf) ha lasciato il porto cittadino diretta in Tunisia con 60 feriti a bordo. I ribelli hanno denunciato anche il fatto che ieri caccia della Nato avrebbero bombardato il porto di Misurata, in mano agli insorti.
Brega - 5 persone sono morte in un raid aereo della Nato compiuto ieri per errore contro una postazione degli insorti libici nella città della Cirenaica, rivelano i ribelli libici citati da 'al-Arabiya'. Fra Ajabiya e Brega un raid dell'Alleanza ha colpito e ucciso oggi alcuni ribelli anti Gheddafi. A denunciarlo fonti dell'opposizione a Bengasi precisando che numerosi altri combattenti sono rimasti feriti dal 'fuoco amico'.
Sarir - La Nato respinge al mittente l'accusa, lanciata dal Colonnello di essere responsabile degli attacchi ai campi petroliferi di Sarir. "L'accusa è falsa, l'incendio di Sarir è un diretto risultato degli attacchi dello stesso Gheddafi alla sua gente e alle infrastrutture", si legge in un comunicato della Nato. Il generale Charles Bouchard, comandante dell'operazione Nato 'Unified Protector', per l'attuazione della risoluzione Onu 1973, dichiara: "Sappiamo che le forze pro-Gheddafi hanno attaccato l'area in questi giorni, causando l'incendio della struttura petrolifera a nord di Sarir. Dare la colpa alla Nato è una chiara dimostrazione di quanto sia disperato questo regime".
Gli insorti, da parte loro, dicono che la Nato non fa abbastanza per sostenere i ribelli libici e, allo stato attuale, rischia di essere solo un ''peso''. A dirlo è Abdel-Hafidh Ghoga, vice presidente del Consiglio nazionale transitorio costituito dagli insorti a Bengasi parlando ai microfoni di al-Jazeera. I successi militari della resistenza sono strettamente collegati alle operazioni condotte dalla Nato. Un'opinione, spiega il corrispondente della tv satellitare, condivisa ormai da tutti gli insorti, i cui toni nei confronti dell'Alleanza si fanno sempre più duri.
Intanto, secondo quanto riferito dal quotidiano locale 'Times of Malta', l'ex ministro libico dell'Energia, Omar Fathi bin Shatwan, è fuggito a Malta. Partito dal porto di Misurata, è arrivato sulle coste maltesi, a bordo di un peschereccio, lo scorso venerdì. Nelle scorse settimane, l'ex ministro, uscito dal governo libico nel 2007, aveva preso le distanze dal regime, accusandolo di atrocità contro la popolazione.
Dopo l'incontro con il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato: ''Abbiamo discusso la possibilità dell'esilio per il rais e i suoi famigliari ed entrambi riteniamo che, se vogliamo avere successo, non sia ora il momento per diffondere dettagli su questo''. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, il titolare della Farnesina ha ribadito che si sta attualmente lavorando su questa ipotesi perché ''crediamo che il processo di pace non potrà includere anche Gheddafi''.
"Spero anche - ha aggiunto - che l'Unione africana invii una delegazione per mandare un chiaro messaggio e far capire a Gheddafi che deve andarsene, lui e la sua famiglia''. Rispondendo a una domanda sulla lettera inviata dal colonello libico a Obama, Clinton ha peraltro ribadito che ''Gheddafi sa quello che deve fare e non c'è alcun mistero su ciò che noi ci aspettiamo da lui: prima lo farà, meglio sarà per tutti''.
Il Gruppo di contatto sulla Libia si riunirà nuovamente a Doha il 13 di questo mese. In una audizione al Senato questa mattina, il ministro degli esteri francese, Alain Juppè ha precisato che la Francia sta cercando ''di convincere l'Unione africana'' a partecipare alla riunione di Doha. Il Gruppo di contatto ''è responsabile della governance politica dell'intervento militare e dell'attuazione delle risoluzioni dell'Onu''.
